<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853</id><updated>2012-01-03T09:25:40.910-08:00</updated><category term='lavoro'/><category term='Rumors/finanziari'/><category term='media/conflitti'/><category term='economia/fame nel mondo'/><category term='Economia e Politica'/><category term='economia/armata'/><category term='economia/vaticana'/><category term='cristianità/negata'/><category term='economia/reale'/><category term='Fatti Estranei/Trasmissione/Radio.Città.Aperta'/><category term='risorse/comuni'/><category term='politica'/><category term='conflitti'/><category term='stati uniti'/><category term='ambiente/lavoro'/><category term='economia/giustizia'/><category term='economia/alternativa'/><category term='giustizia/negata'/><category term='economia'/><category term='conflitti/economia'/><category term='tribunale permanente dei popoli'/><category term='vaticano'/><category term='Fatti Estranei'/><category term='informazione'/><category term='politica internazionale'/><category term='storia /politica'/><category term='politica/vaticano'/><category term='economia/conflitti'/><category term='economia/ambiente'/><category term='economia/internazionale'/><category term='diritti umani'/><category term='guerra'/><category term='ambiente'/><category term='società'/><category term='lavoro/Internazionale'/><category term='inchiesta'/><category term='economia/nascosta'/><category term='stato città del vaticano'/><title type='text'>Informazione. No Embedded</title><subtitle type='html'>Embedded: In inglese, participio passato del verbo transitivo, generalmente riflessivo, to embed; incassare, incastrare, conficcare. Termine gergale per definire l'inserimento forzoso degli operatori dell'informazione nelle truppe americane deciso dal Pentagono nella II seconda guerra mondiale, Vietnam, Iraq e Afghanistan.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>291</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8726553304890566963</id><published>2010-04-27T11:25:00.000-07:00</published><updated>2010-04-27T11:26:23.683-07:00</updated><title type='text'>'L'unico inviato di guerra possibile è quello embedded' -La teoria del generale Massimo Fogari, capo Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggior</title><content type='html'>Alla domanda "sarebbe possibile raccontare oggi un'ipotetica presa di Kabul da parte degli insorti come fu raccontata la caduta di Saigon?", i tre rispondono all'unisono: no, troppo pericoloso.&lt;br /&gt;Sono Gianluca Ales, di Sky Tg24, Oliviero Bergamini, Tg3, e il generale Massimo Fogari, capo Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa. Hanno partecipato e partecipano agli ultimi conflitti asimmetrici e non, i primi due come inviati, il terzo come militare, responsabile della comunicazione dell'esercito e dei rapporti con la stampa.Il dibattito, sul giornalismo di guerra, spiega trucchi e retroscena di una professione che risale a inizio Ottocento.&lt;br /&gt;Paradossalmente - spiega il generale - solo se quegli insorti fossero tutti talebani, motivati e disciplinati religiosamente, si potrebbe raccontare l'eventuale caduta di Kabul "dalla loro parte". "Hanno sempre dimostrato di avere un grande istintoper la comunicazione e potrebbero accettare un giornalista tra di loro". Gli altri no: per capi tribù, qaedisti, narcotrafficanti, semplici insorti, il giornalista è al massimo una gallina dalle uova d'oro. Qualcuno da rapire per avere un riscatto.Altrimenti è un bersaglio. E il talebani strettamente intesi, secondo le ultime informazioni, sarebbero solo il 10 per cento circa della costellazione degli "insurgents".&lt;br /&gt;La conseguenza di questa riflessione è inevitabile: l'unico inviato di guerra possibile è quello embedded. Ma questo comporta inevitabilmente altri problemi: "Io racconto la guerra dal punto di vista di soldati, di questo devo essere consapevole", spiega Ales. Non racconto l'altra parte.Tutto si gioca in una triangolazione tra giornalista, militari e potere politico - spiega Bergamini - e gli interessi tra questi tre soggetti molto spesso non coincidono: "In Iraq abbiamo assistito a un progressivo inasprimento del controllo sui giornalisti su indicazione di governi che non volevano far apparire la guerra per come è".Si parla di governi italiani. In effetti - concordano i due giornalisi - da noi non c'è la stessa dimestichezza con la guerra che c'è nei Paesi anglosassoni. Un morto "dei nostri" è un dramma molto maggiore che da loro.Per cui bisogna nascondere.&lt;br /&gt;Il generale Fogari rivela che una nuova direttiva del luglio 2009 ha codificato il rapporto tra esercito e giornalisti embedded. Ora l'inviato viene ospitato dai militari e aggregato a un'unità operativa dopo avere firmato una liberatoria sulla propria incolumità e un impegno a non mettere a repentaglio la vita dei soldati.Prima - aggiunge Bergamini - era tutto indeterminato e quindi, per evitare guai, eravamo più controllati. Giravamo costantemente con ufficiali addetti che ci facevano un programma. Ora condividiamo in tutto e per tutto la vita delle unità operative assumendocene la responsabilità.&lt;br /&gt;Secondo l'Inviato del Tg3 l'embedding è una contromossa made in Usa dopo il Vietnam. Dopo un inizio edulcorato, di quella guerra i giornalisti raccontarono il lato oscuro. Le immagini di morti americani.&lt;br /&gt;Ma quali sono i segreti della professione? Secondo Ales è necessario soprattutto avere un buon traduttore e un ottimo stringer [anche "fixer", ndr], il factotum che crea contatti e organizza gli spostamenti del giornalista sul teatro di guerra.&lt;br /&gt;"E quindi - aggiunge - ci vogliono soprattutto istinto ed esperienza per sceglierli bene". Il problema della mediazione linguistica e culturale è fondamentale: "Tendiamo sempre a occidentalizzare e quello che a noi appare folle, spesso per ‘loro' è la normalità. E poi ci sono traduttori che spesso traducono quello che vogliono loro."&lt;br /&gt;Esiste anche un problema di sicurezza: "Leggendo il racconto di Mastrogiacomo - il giornalista di Repubblica rapito e poi rilasciato in Afghanistan - fa impressione vedere come tutto fosse predisposto al meglio, con contatti fidati fino a un giorno prima. E poi si è visto come è andata a finire."&lt;br /&gt;L'embedding ha dei limiti - conclude Bergamini - ma non bisogna neanche pensare che raccontare "l'altro" sia la verità. In guerra è difficile trovarla, la verità.&lt;br /&gt;Un aneddoto.&lt;br /&gt;"Un giornalista francese va un giorno nell'ospedale di Umberto Cairo, l'ortopedico italiano che opera a Kabul. Trova un afghano con la gamba amputata, gli chiede come è successo e quello comincia a raccontargli una storia drammatica: la guerra, la casa distrutta, è stato picchiato dai talebani, è saltato su una bomba, eccetera. Il giornalista va via con il suo pezzo e arriva Cairo: ‘Cosa gli hai raccontato? Hai perso la gamba in un incidente in campagna‘. ‘Sì è vero - risponde quello - ma hai visto come è andato via contento?' fonte Peacerporter&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8726553304890566963?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8726553304890566963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8726553304890566963' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8726553304890566963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8726553304890566963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2010/04/lunico-inviato-di-guerra-possibile-e.html' title='&apos;L&apos;unico inviato di guerra possibile è quello embedded&apos; -La teoria del generale Massimo Fogari, capo Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggior'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4796989396550828999</id><published>2010-04-11T08:43:00.000-07:00</published><updated>2010-04-11T08:44:10.339-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>Il Commercio delle Armi e la quotidiana censura dei mezzi di informazione</title><content type='html'>Di Giampaolo Poniciappi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le notizie che riguardano la vendita e la costruzione di nuovi armamenti, difficilmente trovano spazio in telegiornali e carta stampata, soprattutto nel nostro Paese. Tra le tante notizie celate, c è ne una che riguarda la società MBDA. Azienda costruttrice di armi creata nel 2001 a seguito dell’unione delle attività delle più importanti società europee nel settore: Matra BAe Dynamics in Francia e UK, Aerospatiale Missiles in Francia, le attività missilistiche dell’allora Alenia Marconi Systems in UK e Italia ed EADS/LFK in Germania. MBDA è controllata con stessi diritti societari da BAE SYSTEMS (37,5% ), EADS (37,5 %) e FINMECCANICA (25 %). Una struttura societaria che dispone al momento di 45 sistemi missilistici e programmi di contromisura in servizio in tutto il mondo. Non solo. Nel tempo  ha dimostrato le sue grandi potenzialità, soprattutto  in qualità di prime contractor nell’ambito di importanti progetti multinazionali, tutti indirizzati al perfezionamento di strumenti di morte come i micidiali missili balistici. Dal 2001 MBDA ha raddoppiato il suo giro d’affari e consolidato il proprio portafoglio ordini. Altro aspetto da non sottovalutare, è il posto che MBDA oggi occupa nel “terrificante” mondo di costruttori di armi: terzo protagonista mondiale. L’obbiettivo dell’azienda è trasformare gli ordini in fatturato export, così da bilanciare un portafoglio che nel 2009 ha visto i mercati domestici pesare ancora per il 70% del fatturato. In termini di volumi, MBDA mira a raggiungere i tre miliardi di euro nel medio termine ed i quattro per il 2020. Una bella cifra,  anche in considerazione delle  ultime analisi  fatte dal Dipartimento di Stato Statunitense che parla  di un allargamento dei conflitti nei prossimi anni.  I “freddi” dati economici del gruppo MBDA, parlano un fatturato di 2,6 miliardi di euro, con una crescita negli ordini di 300 mln (+13%), fino a toccare i 2,6 mld, dei quali ben 1,33 mld per l’export e con margini che hanno toccato il 10%. A tutt’oggi, il portafoglio ordini (Paesi che hanno deciso di dotarsi di missili ) è attestato a 12 mld, pari a circa quattro anni di produzione, ma c è chi parla anche di cinque anni.  Ma le “buone” notizie per la componente europea, che costruisce i nefasti missili balistici, riguardano soprattutto i dati di crescita, che si attesterebbero intorno al 20% nella sola Europa. Si tratta di nazioni, che in barba all’ attuale crisi economica, hanno deciso di acquistare dall’azienda, un numero molto elevato di missili. Da notare che mentre alcuni esecutivi europei discutono di come riuscire a far quadrare i conti pubblici, alcuni a rischio débâcle, dati ufficiosi ,in mano ad Associazioni Contro le Armi e la Guerra, evidenziano che proprio l’acquisto di armi,cresciuto negli ultimi anni,  è in parte responsabile  dell’innalzamento  del deficit pubblico di molti Paesi europei . L’Italia è tra questi. E la vendita dei missili, grazie agli ultimi accordi integrati come quello da quattro miliardi di sterline in dieci anni raggiunto a fine marzo con il Regno Unito, più un aumento delle attività di supporto, per la MBDA, va a gonfie vele, il settore, fanno sapere i vertici aziendali non risente di alcuna crisi.  La “strategia” della società riguarda soprattutto l’ampliamento del mercato armiero. Si è deciso infatti,  l’ingresso dell’azienda  in nuovi mercati, soprattutto con la formula delle joint venture con l’industria locale,  questo sta già avvenendo con quei Paesi che intendono dotarsi di missili a lunga gittata come Israele, e lo sbarco negli Stati Uniti. MBDA opera attualmente in California attraverso una piccola società di circa cento persone, ma mira ad arrivare a 300 mln annui entro il 2015 anche attraverso acquisizioni, sempre nel settore delle armi. Per quanto riguarda il Belpaese va detto che, attraverso Finmeccanica, società che detiene una quota in MBDA del 25% con pari diritti di governance rispetto a Bae Systems e EADS (37,5% ciascuna), la prospettiva nazionale è quella di un aumento del 60% negli investimenti, veicolati soprattutto nella costruzione di nuovi e più efficaci missili balistici.  Ovviamente,  fanno notare gli economisti, si tratta di costi che in un modo o nell’altro dovranno essere sostenuti dai cittadini. Con l’attuale Esecutivo infatti,  l’aumento delle spese per la costruzione e la commercializzazione di sistemi d’arma, è copiosamente aumentato, come dimostrano i dati delle  ultime relazioni nazionali ed internazionali sulla vendita delle armi.  Una nota la merita, l’affermazione fatta da una  Ong internazionale presente nell’Irak occupato dagli Usa. “La Corte di Giustizia Internazionale dovrebbe intentare un processo per genocidio, non solo contro i militari e i governi, responsabili di migliaia e migliaia di morti,  ma anche contro , è questa la novità, i costruttori e commercianti di armi”. Purtroppo  su tutto il pianeta, vige una legge che è uguale per tutti: “ i costruttori di armi non sono, ne penalmente , ne moralmente, colpevoli di ciò che si fa con i loro costosi “Giocattoli di morte”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4796989396550828999?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4796989396550828999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4796989396550828999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4796989396550828999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4796989396550828999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2010/04/il-commercio-delle-armi-e-la-quotidiana.html' title='Il Commercio delle Armi e la quotidiana censura dei mezzi di informazione'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-936883516644281429</id><published>2009-12-02T04:19:00.001-08:00</published><updated>2009-12-02T04:19:43.305-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Banche: gli intrighi per eludere il fisco</title><content type='html'>In un articolo de L’Espresso del 24 ottobre 2008, Francesco Bonazzi ricostruisce la modalità attraverso la quale diverse banche italiane hanno eluso il fisco attraverso prodotti “pronti contro termine” acquistati presso banche estere con sede a Londra. La ricostruzione è frutto di documenti riservati di tali istituti di credito, di cui il giornalista è riuscito a entrare in possesso. In pratica tali prodotti generavano utili (cedole e plusvalenze) in paesi che vietano la doppia imposizione, come il Regno Unito o il Lussemburgo, consentendo alla banca italiana di pagare solo l’imposta estera, molto più bassa di quella italiana (il 10% a Londra). Il guadagno fiscale veniva assegnato per un terzo all’istituto estero e per due terzi a quello italiano. Tali contratti -  che nel complesso hanno consentito risparmi fiscali di almeno 3 miliardi di euro negli ultimi cinque anni – sono stati sottoscritti da Abax-Credem, Antonveneta, Carige, Interbanca, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Popolare di Milano, Popolare di Verona e Popolare di Vicenza. A.F.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-936883516644281429?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/936883516644281429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=936883516644281429' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/936883516644281429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/936883516644281429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/12/banche-gli-intrighi-per-eludere-il.html' title='Banche: gli intrighi per eludere il fisco'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3860084454424498612</id><published>2009-12-02T04:18:00.001-08:00</published><updated>2009-12-02T04:18:53.773-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><title type='text'>Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"</title><content type='html'>Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"&lt;br /&gt;Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati". La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi...". L’articolo su Repubblica.it: http://www.repubblica.it/ambiente/index.html?ref=hphead.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3860084454424498612?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3860084454424498612/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3860084454424498612' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3860084454424498612'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3860084454424498612'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/12/rubbia-lerrore-nucleare-il-futuro-e-nel.html' title='Rubbia: &quot;L&apos;errore nucleare. Il futuro è nel sole&quot;'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4161317621743388942</id><published>2009-11-03T01:48:00.000-08:00</published><updated>2009-11-03T01:49:51.015-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>I Meeting di Comunione e Liberazione,finanziati dalle “armi”</title><content type='html'>Di Giampaolo Poniciappi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche anno e senza che nessuno si sia mai preso la briga di farlo notare, i cosiddetti “Meeting per l’amicizia fra i popoli”,organizzati da Comunione e Liberazione  hanno avuto e hanno, come sostenitori economici, le industrie belliche e le “banche armate”.Una scelta, che cozza e non poco, con le politiche di “pace e amore” (almeno in apparenza) propugnate dal movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani. E cosi, mentre nei Meeting si fa sfoggio e passerella di politici , cardinali e buonisti dell’ultima ora, società come Bombardier, Finmeccanica o istituti di credito come Intesa San Paolo e molte altre, elargiscono somme in denaro ai ciellini sotto forma di sponsor. Tutto questo, mentre è in corso da anni nel nostro paese una campagna di pressione sulle banche armate. A sottoscrivere la campagna tra l’altro, anche  alcuni giornali missionari: comboniani, saveriani e Nigrizia. Senza dimenticare per altro, i tanti movimenti contro la guerra attivi nel Belpaese che, con dossier e segnalazioni denunciano da tempo l’attività di banche e società italiane legate al mondo delle armi. Un dato su tutti. Intesa-San Paolo di Corrado Passera, ex amministratore delegato di Poste Italiane, con 851 milioni (a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia , parte del gruppo), per lo più relativi a «programmi intergovernativi» come il cacciabombardiere Eurofighter, le navi da guerra Fremm e Orizzonte, gli elicotteri da combattimento Nh90 e diversi sistemi missilistici, risulta essere uno  dei maggiori sponsor di Comunione e Liberazione. Anche se va detto che, solo due anni fa,  il gruppo aveva dichiarato che  proprio per “dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche”, cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso “la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardavano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma pur consentite dalla legge”. Forse, dicono i bene informati, è bastata questa dichiarazione a far passare ogni dubbio ai ciellini e a volere come sponsor proprio banca Intesa. Ma c è di più.  Per giustificare il dato, che nel solo 2008  ha visto  Intesa come  la terza "banca armata" italiana, con 606 milioni di euro, Valter Serrentino, responsabile dell'Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo, ha fornito una eloquente quanto mai inverosimile spiegazione: “Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell'entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo” Quindi, caso chiuso per Comunione e Liberazione. Non proprio. Perché ogni  sponsorizzazione ha comunque un suo tornaconto, come denunciato dal mensile promosso da Pax Christi Mosaico di pace. Infatti, il gruppo guidato da Corrado Passera è anche uno dei principali partner del “Prestito della speranza”, il microcredito sociale per le famiglie in difficoltà promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dall’Associazione bancaria italiana. Si tratta di un deposito già effettuato di oltre 30 milioni di euro raccolti con le offerte dei fedeli e che costituiranno il fondo di garanzia per gli altri istituti aderenti all’iniziativa. Un guadagno ulteriore  per la banca. Ma tra i finanziatori di Cl non ci sono solo gli istituti di credito. Ci sono società come  Bombardier, multinazionale canadese dei trasporti, impegnata nel settore civile (quarto produttore mondiale di aerei) ma anche militare. Come dimostra il Military Aviation Training (Mat) inquietante e importante supporto aziendale di cooperazione militare e di intelligence. Si tratta di uno dei maggiori centri di addestramento piloti da combattimento presso la Nato Flying Training in Canada, più volte denunciato dai movimenti pacifisti internazionali, per l’uso improprio di tecniche di bombardamento da impiegare anche su zone civili. Questa informazione è da sempre ben nota ai vertici di Comunione e Liberazione, che posti di fronte alla domanda: “Come si può parlare di “amicizia fra i popoli” se poi si sceglie un finanziatore che addestra i piloti a bombardare ,” hanno preferito non rispondere. Ma il fiore all’occhiello  tra gli sponsor dei Meeting di Cl è la società a partecipazione pubblica, Finmenccanica. I rapporti tra Cl e la società guidata da Pierfrancesco Guarguaglini, sono molto più solidi di quanto si possa immaginare. Finmeccanica risulta essere regolare inserzionista pubblicitaria di San Francesco patrono d’Italia, il mensile dei francescani del Sacro Convento di Assisi nonché sponsor di progetti di cooperazione e sviluppo portati avanti in Africa dalla Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi e dal Volontariato internazionale per lo sviluppo, una ong legata ai salesiani. Un intreccio di affari e politica, che di fatto, fanno dimenticare ai dirigenti, militanti e simpatizzanti di Comunione e Liberazione, che la società in questione è la principale azienda armiera italiana e tra le prime cinque nel mondo. Fonti ufficiose, hanno fatto sapere che forse ospite d’onore nel prossimo meeting per l’amicizia fra i popoli,  sarà l’ex presidente degli Stati Uniti, G.Bush. Colui , è bene ricordare , che ha deciso  senza alcun motivo, se non di carattere politico-economico, di scatenare due guerre, con conseguenze visibili ancora oggi. Ma in fondo si sa,l’amicizia tra i popoli, passa anche e  soprattutto attraverso le armi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4161317621743388942?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4161317621743388942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4161317621743388942' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4161317621743388942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4161317621743388942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/11/i-meeting-di-comunione-e.html' title='I Meeting di Comunione e Liberazione,finanziati dalle “armi”'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-190531335245898579</id><published>2009-10-25T01:05:00.001-07:00</published><updated>2009-10-25T01:06:42.821-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>Migranti, firmato accordo “militare” tra la Libia e la Selex sistemi integrati ( Finmeccanica)</title><content type='html'>Qualche giorno fa, una delle società controllate da Finmeccanica, la Selex sistemi integrati, ha concluso un accordo politico-commerciale con la Libia. Un accordo, che come al solito è passato in sordina nella variegata e controllata informazione italiana. Il contratto prevede una protezione con sensori elettronici, dei confini sahariani del paese nordafricano. Si tratta di un “appalto” che riduce e non di poco, le responsabilità del Belpaese, in materia di immigrazione e non solo. Infatti, grazie a questo vantaggioso contratto, il ruolo di Finmeccanica, società che ha come azionista di riferimento il ministero dell'economia, si rafforzerà in un settore emergente, come quello della homeland security, la sicurezza interna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un mercato in forte crescita ed espansione: 45 miliardi di dollari nel 2006, che secondo gli analisti del settore, aumenterà superando i 100 miliardi nel 2016. Una scelta quella di Finmeccanica, favorita anche dalle politiche di riarmo e securitiy, volute dall’attuale esecutivo. Mentre per quanto riguarda la specificità dell’appalto, va detto: l'Italia da incarico alla Libia, di effettuare “il lavoro sporco” evitando cosi in prima persona di esporsi alle decine di accuse che gli sono piovute addosso negli ultimi tempi, riguardanti i respingimenti in mare di cittadini provenienti da terre lontane. Accuse è bene sottolineare, rivolte al governo italiano, per mancato rispetto del diritto internazionale. E per tornare al contratto firmato dalla Finmeccanica, tramite Selex Sistemi Integrati, con la Libia, è bene sottolineare che questo, ha un valore di 300 milioni di euro. Si tratta di realizzare un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini libici, in particolare quelli che guardano verso Niger, Ciad e Sudan, zona quest’ultima, da dove partirebbe il maggior numero di migranti diretti in Europa, secondo l’ Intelligence&lt;br /&gt;italiana. Parte essenziale del contratto, riguarda l’addestramento da parte di Selex, degli operatori e dei tecnici, che assicureranno anche le opere civili, indispensabili alla costruzione dell’impianto sensoriale. Una collaborazione, quella con la Libia, che darà modo a Finmeccanica di primeggiare nel settore delle armi e della homeland security, in un area di forte interesse strategico. Non è un caso , quindi che l’intervento nella trattativa tra le parti,dell’Intelligence italiana, sia stato risolutivo, come raccontano fonti ufficiose vicine all’esecutivo libico. Anche le dichiarazioni del presidente della società, Per Francesco Guarguaglini, fanno capire bene l’importanza di questo accordo: “In Libia ci sono varie prospettive e questa commessa costituisce un'importante referenza anche per altri paesi” Si parte quindi, con la decisa repressione dei migranti diretti in Europa, e si finisce per ottenere appalti nel ambito del settore militare. Pietra miliare è stato, va la pena ricordarlo, l’ormai “famoso” Trattato di amicizia italo-libico, firmato non molto tempo fa, dal colonnello Gheddafi e dal Premier Silvio Berlusconi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giampaolo Poniciappi (Giornalista Radio Città Aperta)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-190531335245898579?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/190531335245898579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=190531335245898579' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/190531335245898579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/190531335245898579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/10/migranti-firmato-accordo-militare-tra_25.html' title='Migranti, firmato accordo “militare” tra la Libia e la Selex sistemi integrati ( Finmeccanica)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5652011218899489158</id><published>2009-10-25T01:02:00.001-07:00</published><updated>2009-10-25T01:03:17.967-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Land Grab: il nuovo colonialismo finanziario internazionale</title><content type='html'>Nelle lontane terre d’Africa o per esser più esaustivi, in quella parte del pianeta dove di casa sono, fame e malattie, è sorto da qualche tempo il nuovo business: Land Grab”. Si tratta di una appropriazione, in molti casi indebita, di terre coltivabili. Una vera e propria “rapina” delle risorse naturali di un paese,che avviene è questo è il dramma, da tempo e sotto gli occhi di tutti. Un esempio: i governi africani stanno svendendo loro la terra migliore, quella coltivabile, a investitori stranieri soprattutto indiani, cinesi, arabi, sudcoreani e non solo. Queste operazioni finanziarie vengono fatte, attraverso fondi come gli Hedge Found (Fondi speculativi) e i Private Equity (la maggior parte aziende statunitensi ed europee). Tali fondi infatti, promettono ritorni di investimento dell’ordine del 20-30%. Si tratta in realtà, di speculazioni finanziarie mirate soprattutto all’accaparramento di cibo, con ricadute drammatiche sulla popolazione di quei Paesi e da tempo denunciato da Ong internazionali e dalla Campagna per la Riforma della Banche Mondiale. E c è da dire, che tutto a questo avviene, proprio nel momento in cui, organizzazioni come la Fao , dichiarano senza mezzi termini, il numero in crescita, di affamati sul nostro pianeta: oltre un miliardo. Uno studio voluto dall’Onu, ha messo nero su bianco la situazione economico-alimentare di alcuni paesi africani: Madagascar, Ghana, Mali, Sudan, Etiopia. Nella relazione si legge che, oltre 4 milioni di ettari di terreno sono stati “venduti” nei soli paesi testè citati a speculatori occidentali, che grazie al gioco delle scatole cinesi, ovvero passaggi tra una società e l’altra,hanno potuto acquistare terreni, senza apparentemente risultarne proprietari, mettendosi cosi al riparo da critiche e proteste. Non è sbagliato parlare di nuovo “colonialismo”,visto che tutti i contratti stipulati, hanno portato svantaggio solo ai cittadini africani. In Etiopia l’ettaro è stato valutato dai tre ai dieci dollari: un prezzo che ha permesso alla Corea di acquistare 2,3 milioni di ettari di terreno, mentre per quanto riguarda Pechino, parliamo di 2,1 milioni di ettari, l’Arabia Saudita 1,6 e gli Emirati 1,3 milioni di ettari. Ma non è tutto. C è anche il caso del Sudan ,che ha ceduto per 99 anni 1,5 milioni di ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. È bene ricordare che in Sudan ci sono oltre 5 milioni di affamati, che dipendono esclusivamente dagli aiuti alimentari internazionali. Inoltre, secondo le analisi dell’Onu, la speculazione finanziaria, e non è un caso, si concentra proprio in Paesi molto poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati, costituita prevalentemente da contadini senza terra e pastori. Il motivo è semplice: il ricatto alimentare. Ci si accorda con le autorità politiche locali e si dice loro che parte dei proventi ,saranno destinati ai cittadini, oppure che gran parte della popolazione locale , lavorerà nei campi. Niente di tutto questo risulta essere vero. Altro punto è rappresentato dalle cosiddette “concessioni”. Si tratta di accordi ridicoli: dai 2 ai 9 dollari per ettaro, con durata che parte dai 30 anni per arrivare ai 99 anni. Tutto questo avviene, senza alcuna considerazione delle società finanziarie, della complessità economica e sociale dei Paesi “colonizzati”. Un fatto questo, che dimostra qual’ora c è ne fosse stato bisogno, la pericolosità di queste attività speculative. Ma come si è diffuso il ” Land Grab”? Ebbene questo nuovo modello di colonialismo, si è sviluppato insieme alla crisi alimentare e ambientale degli ultimi anni, due eventi drammatici, ma che garantiscono alti tassi di guadagno per gli speculatori, provenienti guarda caso, solitamente dai paesi occidentali. È grazie quindi alla crisi alimentare e ambientale che ha messo in ginocchio milioni di persone, che la Banca Mondiale, molte principali istituzioni internazionali, fondi privati, hanno promosso negli ultimi anni gli investimenti, in verità vere e proprie speculazioni e rapine, nel settore dell’agricoltura, causando, val la pena ricordare, danni irreparabili alle popolazioni dei paesi interessati. Speculazioni, è bene sottolineare, fuori da ogni controllo giuridico e politico. Non è un caso quindi, che la crescita della fame coincida proprio con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo. Una “crescita” che esclude di fatto, le popolazioni locali dalle decisioni che riguardano la distribuzione delle terre. Non solo, è stato tolto loro ogni diritto, presente e futuro, di qualsivoglia piccolo guadagno, su terre che un tempo gli appartenevano. È un fenomeno quello dell’Land Grab”,che comunque non riguarda solo l’Africa e che grazie alla giustificata logica globale di “prevenzione”, dalle crisi alimentari, è destinato ad aumentare, coinvolgendo sempre più Paesi, molti dei quali ben al di sotto della soglia di povertà. Appare quindi inutile, l’ultimo rapporto Onu sulla fame nel mondo. (oltre un miliardo di esseri umani) Anche in considerazione del fatto, che a creare questa ulteriore crescita di affamati , sono proprio quei Paesi, grazie alle loro speculazioni finanziarie, che nelle varie vetrine politiche e soprattutto mediatiche ( G20, G8,ecc) si contendono la Palma della Nazione più disponibile ad aiuti al “Quarto Mondo”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giampaolo Poniciappi&lt;br /&gt;(Emmegipress -Redazione Roma)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5652011218899489158?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5652011218899489158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5652011218899489158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5652011218899489158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5652011218899489158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/10/land-grab-il-nuovo-colonialismo.html' title='Land Grab: il nuovo colonialismo finanziario internazionale'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7984722667587872055</id><published>2009-07-27T09:39:00.001-07:00</published><updated>2009-07-27T09:40:03.217-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/nascosta'/><title type='text'>La Bce finanzia la speculazione</title><content type='html'>La Bce, la Banca centrale europea, finanzia la speculazione. Questa l’accusa delle Confederazione europea dei sindacati, che ha così commentato l’iniezione di liquidità per 442 miliardi di euro concessa alle banche dalla Bce, con scadenza a un anno e un tasso di interesse incredibilmente basso all’1%, varata il 24 giugno scorso. Finanziamenti senza alcun vincolo, che potrebbero essere benissimo utilizzati dal istituti di credito per operazioni speculative su materie prime, alimentandone i ricari, o negli hedge funds (fondi di investimento altamente speculativi). (Fonte: Ivo Caizzi, Corriere Economia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7984722667587872055?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7984722667587872055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7984722667587872055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7984722667587872055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7984722667587872055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/07/la-bce-finanzia-la-speculazione.html' title='La Bce finanzia la speculazione'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4575496687530100715</id><published>2009-07-27T09:38:00.001-07:00</published><updated>2009-07-27T09:39:03.026-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/nascosta'/><title type='text'>Unicredit tra le 12 banche di San Marino</title><content type='html'>San Marino è uno dei più noti paradisi fiscali, al centro di diverse indagini della Guardia di Finanza e della magistratura italiana. In esso risiedono 12 banche, di cui Corriere Economia dell’8 giugno ha cercato di ricostruire l’assetto proprietario. Di alcuni istituti resta tuttora oscura la proprietà, di altri sono stati individuati legami con la finanza nostrana. E’ il caso di Banca Agricola Commerciale, del Gruppo Unicredit. Di asset Banca invece, al centro dell’inchiesta di riciclaggio denominata Re Nero, si sa molto meno. Sui nomi dei soci circola solo qialche ipotesi tra gli imprenditori locali, mentre si sa che la banca controlla la San Marino Asset Management, uno dei soci della Invag, finanziaria di nomi noti (Gavio, Arvedi, Ligresti, Mediobanca, Ferrero, Lavazza) che ha in portafoglio l’1,4% di Generali. (Fonte: Mario Grevoni, Ecco la mappa del tesoto di San Marino, Corriere Economia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4575496687530100715?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4575496687530100715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4575496687530100715' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4575496687530100715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4575496687530100715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/07/unicredit-tra-le-12-banche-di-san.html' title='Unicredit tra le 12 banche di San Marino'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8623944284466112278</id><published>2009-07-27T09:37:00.001-07:00</published><updated>2009-07-27T09:38:06.753-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia e Politica'/><title type='text'>Unicredit esce dal progetto della diga di Ilisu in Turchia</title><content type='html'>Svizzera, Austria e la Bank of Austria (Unicredit) hanno deciso ufficialmente di ritirarsi dal progetto di costruzione della mega diga di Ilisu nella Turchia sud-orientale, imitando quanto fatto nelle settimane scorse dalla Germania e dalla banca d’affari Societé Generale. Le rispettive agenzie responsabili per la concessione delle garanzie contro i rischi delle esportazioni (GRE) ritengono che gli obblighi contrattuali in fatto di protezione dell'ambiente, dei beni culturali e dei diritti fondamentali della popolazione locale non siano stati rispettati. A fine dicembre i tre Paesi avevano dato alla Turchia sei mesi di tempo - fino al 6 luglio 2009 - per apportare tutte le modifiche necessarie al progetto, una megacentrale idroelettrica che dovrebbe produrre 1200 megawatt per un costo preventivato di 1,5 miliardi di franchi. Alto 135 metri e lungo 1820 m, lo sbarramento idrico da realizzare sul fiume Tigri dovrebbe disporre di una capacità di 400 miliardi di metri cubi d'acqua.&lt;br /&gt;Sin dall'inizio, le agenzie di credito all’esportazione avevano sottoposto la concessione della GRE a severe condizioni e il principale obiettivo consisteva nel limitare l'impatto del progetto di centrale elettrica sugli abitanti della regione, l'ambiente e i beni culturali in base alle norme fissate dalla Banca mondiale. Nonostante la propaganda di buone intenzioni delle autorità turche secondo cui la diga avrebbe dovuto portare acqua , posti di lavoro e sviluppo in una zona depressa del Paese, il vero volto dell’opera avrebbe intenzionalmente portato all’evacuazione di circa 78.000 persone da 4.000 villaggi allagando una superficie di 300 km quadrati a causa della costruzione di un lago artificiale che avrebbe sommerso anche la cittadina di Hasankeyf, che ha 12.000 anni di storia e circa 200 siti archeologici.&lt;br /&gt;Il governo di Ankara ha già annunciato che non rinuncerà a costruire la diga. La stampa turca ha riferito di recente che i responsabili del progetto intendono posare la prima pietra il 30 luglio prossimo, giudicando che le condizioni imposte dai paesi europei siano state in gran parte soddisfatte. La decisione di procedere anche in assenza di finanziamenti dall'estero sarebbe stata presa il 10 giugno scorso in una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan. (Crbm)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8623944284466112278?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8623944284466112278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8623944284466112278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8623944284466112278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8623944284466112278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/07/unicredit-esce-dal-progetto-della-diga.html' title='Unicredit esce dal progetto della diga di Ilisu in Turchia'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-657886572940299506</id><published>2009-07-27T09:36:00.001-07:00</published><updated>2009-07-27T09:37:05.131-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'></title><content type='html'>I bot battono i fondi comuni, Tfr meglio dei fondi pensione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il risparmio gestito italiano non fosse in buona salute lo si sapeva da tempo. Un’ulteriore pesante conferma viene dall’Ufficio Studi di Mediobanca, che tratteggia un quadro impietoso su fondi comuni e sicav. Restando al 2008, i fondi italiani mostrano un rendimento del 10,7% inferiore a quello dei Bot a 12 mesi, ma anche negli ultimi dieci anni la differenza si attesta al 2,5%. I riscatti netti hanno raggiunto i 65 miliardi che, sommate alle perdite, hanno ridotto il patrimonio complessivo di 90 miliardi. Dal 1999 il patrimonio è passato da 444 miliardi a 225 miliardi. Le perdite riguardano praticamente tutti i comparti e le tipologie di fondi, eccezion fatta per i fondi pensione, che hanno invece aumentato del 18% le masse gestite. Ma se guardiamo alle performance c’è poco da rallegrarsi: 100 euro investiti nel 2000 sarebbero diventati 88,3 in un fondo pensione aperto e 113,7 in un fondo negoziale, mentre nel Tfr sarebbero aumentati a 124,4 euro, al netto delle imposte. Unica consolazione viene dalla comparazione con gli altri mercati. Lo scorso anno infatti, fondi e sicav hanno ridotto il patrimonio “solo” del 7,6%, contro il 20% dei fondi europei e il 25% di quelli americani, grazie ad una minore propensione all’investimento azionario dei gestori italiani.A.F.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-657886572940299506?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/657886572940299506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=657886572940299506' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/657886572940299506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/657886572940299506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/07/i-bot-battono-i-fondi-comuni-tfr-meglio.html' title=''/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6193520326870412696</id><published>2009-06-19T04:49:00.000-07:00</published><updated>2009-06-19T04:50:18.084-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Che cos'è una rivoluzione iraniana?</title><content type='html'>Un reportage dall'Iran racconta un Paese diviso di fronte a un movimento che potrebbe essere epocale, ma solo a Teheran&lt;br /&gt;scritto  da&lt;br /&gt;Sara Hejazi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo le elezioni iraniane del 12 giugno sembra di vivere due Iran distinti. Il primo è quello di tutti i giorni, dove di rivoluzioni se ne vedono poche. La vita continua come sempre per i bazarì, i commercianti, per chi lavora, per le famiglie, per chi va a fare il pellegrinaggio, per chi prega, per i milioni di iraniani che abitano le periferie delle città e quindi del mondo, gli artigiani, i pastori, le tessitrici di tappeti, quelli che sembrano rimasti fermi nel tempo e nello spazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro è un Iran delle università, raccontato da diverse voci: prima tra tutte Voice of America, il canale satellitare che trasmette in lingua farsi da Londra e Washington. E' la televisione degli emigrati iraniani di successo, quelli appartenenti alle classi medio alte all'epoca dello shah e che hanno lasciato il Paese dopo la rivoluzione del 1979.&lt;br /&gt;Tutte le sere dopo cena ci sediamo a guardare e commentare le notizie e le immagini del giorno: sono immagini incredibili di una folla in rivolta, di violenza, di guerra, di rivoluzione. L'altra voce che parla dell'università è il passaparola: qualsiasi conoscente si incontri per la strada fornisce notizie sui fatti: quasi sempre un cugino, un amico, un vicino universitario si trovava per caso nella mischia ed è stato preso, picchiato e minacciato. L'ultimo aggiornamento è che sono morte otto persone e ottanta sono state imprigionate.&lt;br /&gt;Questa scissione tra un Paese raccontato e rappresentato come in rivolta e un Paese vissuto, reale, tangibile nella vita di tutti i giorni crea grande confusione. La sorprendente mobilitazione sociale di cui si parla è quasi invisibile, per lo meno dove mi trovo ora, nella città di Mashad, anche se la presenza della polizia per le strade è raddoppiata rispetto a qualche settimana fa. Ma la cosa che più crea confusione tra la gente comune fuori dalla capitale è per quale motivo si sia giunti a questo, e se Mir Hussein Mousavi un uomo di governo, possa da solo bastare a mobilitare un numero così grande di persone, possa insomma assurgere da semplice candidato alle presidenziali quali è stato a ideale politico, a simbolo del cambiamento, a causa per la quale essere disposti a sacrificare anche la vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse per chiarire questa situazione nebulosa, che tormenta un po' tutti gli iraniani in questi giorni, bisogna considerare come l'Iran è stato rappresentato e costruito sia all'estero che al suo interno: una nazione in costruzione soprattutto a partire dagli anni Trenta del Novecento con un'opera di modernizzazione forzata dall'alto per mano di un Re- dittatore. Per creare la nazione-Iran si è dovuto sopprimere e perseguitare le minoranze religiose ed etniche, si è cercato di cancellare alcuni tratti culturali considerati segno di arretratezza, si è fatta una rivoluzione islamica per definire meglio e omologare l'identità nazionale in senso religioso e poi si è fatta una guerra con l'Iraq, un ulteriore contributo alla causa nazionale.&lt;br /&gt;Ma ora tra i giovani universitari iraniani che hanno culturalmente accesso al resto del mondo (e la cui vita non differisce gran che da quella dei coetanei europei o americani) e il resto dell'Iran, quella delle periferie, ci sono profondi abissi culturali ed economici, nonostante sulla carta la nazionalità sia la stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può darsi dunque che le elezioni siano state pilotate e truccate, ma la popolarità di Mahmud Ahmadinejad nel paese è reale, è tangibile e si è manifestata durante la campagna elettorale di queste settimane.&lt;br /&gt;Così come è tangibile la voglia di cambiamento e la frustrazione dei giovani iraniani delle università rispetto al proprio governo. Non è Mussavi il motore di questa mobilitazione, ma la voglia di libertà di questa generazione cresciuta sotto la repubblica islamica, di essere, come dicono qui, azadeh, liberi di esprimersi e di vivere non dovendo per forza aggirare il controllo del governo sulla loro quotidianità, ma alla luce del sole, nello spazio pubblico. Perché se è vero che in Iran i giovani universitari conducono vite simili ai coetanei occidentali, è anche vero che lo fanno sempre inventando escamotage per riuscirvi, dovendo ogni volta spostare i confini dell'islamicamente lecito e illecito.&lt;br /&gt;Ora stanno rischiando anche la vita per questi confini immaginati, ed è strano come in una sorta di rivoluzione giovanile del 2009 sia propria l'ideologia politica la grande assente, il grande vuoto della mobilitazione, perché l'energia e la rabbia dei ragazzi di Teheran, covata probabilmente da sempre, sembra bastare a se stessa e non ha bisogno di filosofie e ideali. Peacereporter&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6193520326870412696?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6193520326870412696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6193520326870412696' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6193520326870412696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6193520326870412696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/06/che-cose-una-rivoluzione-iraniana.html' title='Che cos&apos;è una rivoluzione iraniana?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1157731579262272063</id><published>2009-06-12T04:08:00.000-07:00</published><updated>2009-06-12T04:09:36.313-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Scuola, 120mila stranieri frequentano le superiori</title><content type='html'>Per notarlo basta guardare le foto di classe. Solo nove anni fa, l'unico straniero (quando c'era) saltava agli occhi. Oggi, invece, nel gruppo, sorridenti e integrati, compaiono cinesi, africani, sudamericani e macedoni. Un perfetto mix di culture, tradizioni e lingue che convivono gomito a gomito sui banchi di scuola. Gli ultimi dati messi a disposizione dal ministero dell'Istruzione lo confermano: la scuola è il motore dell'integrazione. Nell'anno scolastico 2007-2008 gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati in totale 574.133, quasi sette volte di più rispetto al 1998-99. La maggioranza degli stranieri in età scolare frequenta la scuola primaria (217.716) e la scuola media (126.396). Gli altri si dividono quasi equamente tra asili (111.044) e istituti superiori (118.977). Nelle scuole di II grado, nel 1998/99 gli stranieri erano solo 8.910 (esclusi gli iscritti alle scuole non statali), mentre nel 2007/08 se ne contava uno ogni 23 alunni. Nell'89,7% dei casi gli stranieri sono iscritti a una scuola statale. Tre su dieci sono nati in Italia, gli altri ci sono arrivati insieme ai genitori.&lt;br /&gt;In totale, gli immigrati rappresentano il 6,4% degli alunni iscritti alle scuole italiane. Le previsioni demografiche stimano che nel 2050 si raggiungerà il pareggio e un banco su due sarà occupato da uno straniero. Eppure in cinque scuole superiori il futuro è arrivato con 40 anni di anticipo. È accaduto a Piacenza all'istituto professionale per l'industria e l'artigianato "Leonardo Da Vinci"; a Cremona, all'Ipia "A. Stradivari"; all'istituto professionale per i servizi sociali "Don Zefirino Jodi" di Novellara, in provincia di Reggio Emilia; in due istituti professionali di Milano, il "Bertarelli" e il "Marignoni".&lt;br /&gt;Cinque scuole che hanno in comune l'area geografica (il Nord), l'indirizzo professionale (il preferito dagli stranieri) e la presenza di moltissimi studenti di origine extracomunitaria: più di un banco su due è occupato da un alunno proveniente da un altro paese. Qui, infatti, gli immigrati sono il 50-60% del totale iscritti. Un dato rilevante, soprattutto se si considera che non tutti gli immigrati completano gli studi.&lt;br /&gt;«Stranieri? Noi neanche ce ne accorgiamo, gli studenti sono tutti uguali». Rachele Capristo, vicepreside dell'istituto per i servizi commerciali e turistici "Bertarelli" di Milano, ci tiene a dire le cose come stanno: «Qui i ragazzi vengono volentieri, sia gli italiani che gli extracomunitari. La scuola è un'oasi di integrazione, qui si sentono protetti». Lo confermano le attività extrascolastiche che si svolgono il sabato e che sono sempre affollatissime.&lt;br /&gt;A Piacenza l'Ipsia "Leonardo Da Vinci" conta 310 iscritti, di cui il 60% straniero. «Per il prossimo anno – spiega il vicepreside Stefano Angelillo – prevediamo che la percentuale di immigrati salga al 75%». La maggior parte viene dall'Ecuador e dalla Macedonia, ma in totale le nazionalità presenti sono 23.&lt;br /&gt;Diversa è, invece, l'immigrazione all'istituto "Stradivari" di Cremona, unico in Italia per il suo indirizzo di liuteria. «Vengono da tutto il mondo per apprendere questa tecnica», afferma la dirigente scolastica Mirelva Mondini. L'istituto è davvero multietnico: ci sono coreani, australiani, giapponesi, francesi, finlandesi, americani.&lt;br /&gt;Se nelle superiori fa notizia, nelle scuole dell'infanzia la multiculturalità è una realtà quotidiana già consolidata: il numero di scuole in cui la percentuale di bambini stranieri oscilla tra il 50 e il 60% è salito a 46. Ma ci sono addirittura 22 scuole dove gli stranieri sono il 60-70% degli iscritti, nove in cui si raggiunge una percentuale dell'80% e una che supera questa soglia. Nelle primarie e nelle medie l'incidenza degli stranieri cala progressivamente, fino a raggiungere la media nazionale del 6,4 per cento.&lt;br /&gt;I dati relativi al 2007-2008 forniscono altre due sorprese. La prima riguarda il comune capoluogo con l'incidenza più elevata di studenti stranieri: Milano viene scalzata da Prato, con il 15,2% di alunni immigrati. La seconda, invece, riguarda la nazionalità che detiene il primato nelle scuole: gli albanesi lasciano il posto ai rumeni, che sono il 16,2% degli iscritti totali.&lt;br /&gt;Negli altri paesi europei presi in esame dal dossier del ministero la percentuale di alunni immigrati è quasi sempre più alta rispetto all'Italia. Fanno eccezione il Portogallo, dove rappresentano il 5% della popolazione scolastica, e la Francia, dove il basso tasso (3,9%) è dovuto alle regole differenti: è "francese di nascita" ogni bambino nato nel paese da almeno un genitore nato in Francia, mentre è "francese per filiazione" qualsiasi bambino nato da almeno un genitore francese.&lt;br /&gt;In Inghilterra (dove il tasso è pari al 22,6%), invece, il censimento non è legato alla nazionalità, ma al grado di appartenenza a un gruppo che si riconosce come la "propria" comunità. di francesca milano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1157731579262272063?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1157731579262272063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1157731579262272063' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1157731579262272063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1157731579262272063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/06/scuola-120mila-stranieri-frequentano-le.html' title='Scuola, 120mila stranieri frequentano le superiori'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8070351322580438907</id><published>2009-06-09T09:02:00.001-07:00</published><updated>2009-06-09T09:04:27.912-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/nascosta'/><title type='text'>Sipri: nel 2008 l'Italia ottava per spese militari e nell'export di armi</title><content type='html'>Con 40,6 miliardi di dollari in valori correnti l'Italia mantiene anche nel 2008 l'ottavo posto nel mondo per spese militari: lo si apprende dal Sipri Yearbook 2009 (sommario in .pdf), l'annuale rapporto reso noto ieri dall'autorevole Istituto di ricerche di Stoccolma. L'incremento del budget militare nazionale è dell'1,8%, ma il costo sociale per ogni italiano è molto più alto perchè la spesa pro-capite del nostro paese è di 689 dollari, una delle maggiori al mondo, e per il quinto anno consecutivo supera di gran lunga quella Germania (568 dollari) e da vari anni anche quella di altri paesi del G8 come Russia (413 dollari) e Giappone (361 dollari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia ricopre il 2,8% della spesa militare mondiale che vede gli Stati Uniti stabilmente al primo posto con una spesa di 607 miliardi di dollari (il 41,5% del totale mondiale), seguita per la prima volta dal dopoguerra dalla Cina - i cui dati "stimati" riportano un incremento del 10% e si aggirano sugli 84,9 miliardi di dollari (il 5,8% del totale) e quindi dalla Francia che con 65,7 miliardi di dollari (il 4,5% del totale) nel 2008 supera per spese militari la Gran Bretagna (65,3 miliardi pari al 4,5%) seguita dalla Russia che riporta valori "stimati" di 58,6 miliardi di dollari pari al 4% del budget militare mondiale. Seguono quindi la Germania (46,8 miliardi di dollari che ricoprono il 3,2% del totale), il Giappone (46,3 miliardi pari al 3,2%), l'Italia (40,6 miliardi pari al 2,8% mondiale), l'Arabia Saudita (38,2 miliardi pari al 2,6%) e completa la top ten l'India con 30 miliardi di dollari (il 2,1%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel complesso - riporta il Sipri - nonostante la crisi finanziaria internazionale la spesa militare nel mondo è cresciuta in un anno del 4%, raggiungendo nel 2008 i 1.464 miliardi di dollari in valori correnti (oltre 1000 miliardi di euro), ovvero i 1.226 miliardi in valori costanti (era di 1.214 miliardi in valori costanti nel 2007) raggiungendo così la nuova cifra record dagli fine degli anni della Guerra Fredda. Solo nell'ultimo decennio l'incremento è stato del 45% e la spesa militare corrisponde oggi al 2,4% del Prodotto interno lordo mondiale e costa in un anno 217 dollari per ogni abitante del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza tra le diverse regioni geopolitiche del mondo è ovviamente ampia: a fronte di una spesa militare complessiva dei paesi del Nord America di oltre 564 miliardi di dollari quella dell'America Centrale e del Sud non raggiunge i 39 miliardi; una cifra che è comunque superiore rispetto a quella di tutta l'Africa - che nell'ultimo decennio riporta un incremento del 40% - dove nell'insieme è di circa 20,4 miliardi di dollari. L'Oceania è il continente con minor spesa militare (16,6 miliardi), mentre l'Asia sfiora i 190 miliardi di dollari di cui 157 miliardi sono spesi dai Paesi dell'Asia Orientale. Le spese del continente europeo (320 miliardi di dollari) sono suddivise in oltre 277 miliardi per il paesi dell'Europa occidentale e centrale e 43,6 miliardi di dollari per l'Europa Orientale che -secondo il Sipri - è nell'ultimo decennio la zona con maggior incremento del budget militare (più 174%) seguita dai paesi del Nord Africa (più 94%) e del Nord America (più 66%), mentre il Medio Oriente presenta un aumento del 56%. Per quanto riguarda i singoli paesi va segnalato che tra il 2007 e il 2008 il budget militare dell'Iraq è cresciuto del 133%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte l'Europa occidentale e centrale, dal 1999 tutte le regioni del mondo hanno visto "significativi incrementi" della spesa militare - riporta il Sipri. "Durante gli otto anni della presidenza di George W. Bush, la spesa militare è aumentata a livelli che non si registravano dalla Seconda Guerra Mondiale soprattutto per i costi dei conflitti in Afghanistan e Iraq: un incremento che ha contribuito all'impennata del deficit del bilancio Usa. I due conflitti sono stati sovvenzionati con provvedimenti supplementari d'emergenza fuori dal regolare budget e sono stati finanziati attraverso prestiti" - segnala il Sipri. "L'impiego di fondi supplementari ha sollevato preoccupazioni circa la trasparenza e i controlli del Congresso. I due conflitti - conclude il Sipri - continueranno, nel prossimo futuro, a richiedere ingenti risorse anche a fronte di un possibile ritiro delle truppe Usa dall'Iraq". Nel complesso le guerre in Afghanistan e in Iraq sono costate agli Stati Uniti circa 903 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il commercio internazionale di armamenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il commercio internazionale di armamenti, nonostante una flessione nell'ultimo anno che - secondo il Sipri "Trend-indicator value" ha visto i trasferimenti internazionali passare dai quasi 25,4 miliardi di dollari (in valori costanti) del 2007 a meno di 22,7 miliardi del 2008 - "dal 2005 si registra un trend di incremento nelle consegne dei maggiori sistemi di armamento convenzionale". Va però notato che il "valore finanziario" è molto superiore: si tratta nel 2007 di oltre 51,1 miliardi di dollari e le cifre - avverte il Sipri - sono al ribasso in quanto non comprendono le esportazioni della Cina e di altri importanti paesi esportatori che non rendono noti i loro dati. La media del quinquennio 2004-8 è comunque superiore del 21% rispetto al quinquennio 2000-4 e Stati Uniti (31% del totale) e Russia (25%) rimangono i principali esportatori di armamenti seguiti da Germania (10%), Francia (8%) e Gran Bretagna (4%). Questi cinque paesi ricoprono quasi l'80% del volume di trasferimenti di armi, sono stati i primi cinque esportatori mondiali di armi sin dalla fine della Guerra Fredda e nell'insieme hanno mantenuto i 3/4 dell'export annuale di armamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i maggiori importatori di armamenti convenzionali, la Cina con l'11% del totale è il principale acquirente mondiale del quinquennio 2004-8, seguita dall'India (7% del totale), Emirati Arabi Uniti (6%), Corea del Sud (6%) e Grecia (4%). Il principale fornitore della Cina rimane la Russia ma - nota il Sipri - le consegne russe si sono "ridotte fortemente" nel 2007 e 2008 in quanto "la Cina ha impiegato il proprio accesso alle tecnologie russe per sviluppare armamenti in proprio, in taluni casi copiandoli illegalmente da componenti di fabbricazione russa: i due paesi hanno sottoscritto nel 2008 un accordo di proprietà intellettuale specifico per sistemi militari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sipri Arms Transfers Database segnala nel quinquennio 2004-8 esportazioni di sistemi militari convenzionali dagli Stati Uniti per un valore di oltre 34,9 miliardi di dollari (in valori costanti), seguiti dalla Russia (28,5 miliardi), Germania (11,5 miliardi), Francia (9,6 miliardi), Gran Bretagna (5,1 miliardi), Olanda (3,8 miliardi) e Italia (2,8 miliardi). Nel 2008 l'Italia sarebbe superata dalla Spagna ma va ricordato che il database del Sipri è in costante aggiornamento e - come riporta il Rapporto della Presidenza del Consiglio - nel 2008 l'Italia ha effettuato consegne di armamenti ad uso militare per un valore complessivo di quasi 1,8 miliardi di euro (vedi tabella in .pdf), un record dall'entrata in vigore della legge 185 che dal 1990 regolamenta la materia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I principali produttori di armamenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In generale la produzione globale di armamenti ha continuato ad aumentare nel 2007 quando le vendite delle cento principali aziende del settore hanno raggiunto i 347 miliardi di dollari registrando un incremento del 11% in valori nominali: dal 2002 queste aziende hanno incrementato le proprie vendite del 37%. Tra queste cento, 44 sono aziende negli Stati Uniti e nel 2007 hanno assunto il 61% delle vendite (nazionali e internazionali) di armamenti mentre le 32 maggiori industrie dell'Europa occidentale hanno rilevato il 31% della produzione e le industrie di Russia, Giappone, Israele e India hanno assunto il rimanente 8%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2007 le dieci principali aziende produttrici di armamenti - escludendo quelle cinesi - risultano la Boeing con vendite di armamenti per quasi 30,5 miliardi di dollari, seguita dalla britannica BAE Systems (29,9 miliardi), e quindi dalle statunitensi Lockheed Martin (29,4 miliardi), Northrop Grumman (24,6 miliardi), General Dynamics (21,5 miliardi) e Raytheon (19,5 miliardi). Al settimo posto è segnalata l'europea EADS (13,1 miliardi) seguita dall'americana L-3 Communications, dall'italiana Finmeccanica e dalla francese Thales (9,3 miliardi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'azienda italiana Finmeccanica, grazie al sostegno del Ministerio dell'Economia che ne è il principale azionista, da diversi anni occupa un posto nella "top ten" delle aziende produttrici di armi e anche nel 2007, con oltre 9,8 miliardi di vendite, mantiene il nono posto nel mondo. Ma soprattutto è segnalata dal Sipri per l'acquisizione nel 2008 dell'azienda americana di elettronica militare DRS Technologies: un'operazione del valore di 5,2 miliardi di dollari che rappresenta la prima e principale acquisizione di una compagnia militare americana da parte di una ditta dell'Europa continentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri importanti capitoli del Sipri Yearbook sono dedicati alla sicurezza internazionale - al cui riguardo l'Istituto di Stoccolma nota che "il 2008 ha visto un incremento delle minaccia alla sicurezza, alla stabilità e alla pace in quasi ogni parte del globo", al problema delle vittime dei conflitti e in particolare agli sfollati e rifugiati, del controllo del commercio di armamenti - in cui una parte è dedicata al recente 'Trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo' ("cluster bomb"), alla proliferazione di armamenti nucleari e agli embargo internazionali di armamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Beretta da Unimondo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8070351322580438907?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8070351322580438907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8070351322580438907' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8070351322580438907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8070351322580438907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/06/sipri-nel-2008-litalia-ottava-per-spese.html' title='Sipri: nel 2008 l&apos;Italia ottava per spese militari e nell&apos;export di armi'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-825255354171144965</id><published>2009-05-15T01:11:00.000-07:00</published><updated>2009-05-15T01:12:24.241-07:00</updated><title type='text'>NOTIZIE ECONOMICHE</title><content type='html'>Norme antiscalata: Antitrust contro Consob&lt;br /&gt;L’innalzamento dal 10 al 20% delle azioni proprie detenibili dalle aziende e altre misure antiscalata varate dal Parlamento “innalzano sensibilmente il rischio di un congelamento degli assetti di controllo con possibili impatti negativi sugli incentivi all’investimento e sul corretto funzionamento del mercato”. Lo ha detto l’Antitrust, prendendo così le distanze dalla recenti affermazioni della Consob a favore del provvedimento. Secondo l’Authority sarebbe meglio dare a tali disposizioni un carattere di provvisorietà, in relazione alla crisi finanziaria in atto, per non ostacolare lo “sviluppo efficiente dei mercati finanziari”. A.F&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Previdenza: i risparmiatori scelgono i prodotti peggiori&lt;br /&gt;Nel primo trimestre 2009 quasi la metà dei 46mila nuovi iscritti alla previdenza complementare ha scelto un piano individuale pensionistico. Per la precisione si tratta di 20mila persone, secondo i dati Covip, del resto in linea con i dati già disponibili sul 2008. Un fenomeno apparentemente inspiegabile, visto che tali prodotti sono di gran lunga i più costosi e i più esposti all’altalena dei mercati. La spiegazione più probabile è riconducibile alla pressione esercitata dagli intermediari bancari e assicurativi sui poveri (un po’ troppo fiduciosi) clienti. A.F&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I costi del cambiamento climatico&lt;br /&gt;I costi di tempeste e inondazioni aumenteranno sensibilmente nei prossimi anni e questo potrebbe portare al raddoppio delle coperture nei prossimi dieci anni. Lo rivela uno studio dell’associazione degli assicuratori britannici, che riporta l’analisi delle compagnie operanti nelle aree più esposte del pianeta. Nel corso del 2008 i danni catastrofali hanno generato costi complessivi pari a circa 270 miliardi di dollari, contro i 70 miliardi registrati nel 2007. Secondo lo studio inoltre dei 52 miliardi di dollari sborsati dalle compagnie nel 2008 a copertura di danni catastrofali, circa 44 miliardi provengono da eventi naturali, in particolare tempeste. A.F&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diminuiscono i ricchi nel nostro paese? &lt;br /&gt;La ricchezza delle famiglie con risorse finanziarie superiori ai 500.000 euro (la cosiddetta clientela Private) è diminuita dagli 829 miliardi di euro del 2007 ai 779 miliardi del 2008, con un processo di polarizzazione che ha colpito soprattutto le fasce alte. Ciò che dovrebbe fare lo stato dunque lo ha fatto la crisi, dopo tanta ricchezza finanziaria accumulata negli anni scorsi. Infatti i clienti con risorse finanziarie disponibili superiori ai 10 milioni di euro sono calati del 23%, seguiti da un meno 15% della fascia “affluent” (tra i 500.000 e 1 milione di euro). Lo rivelano i dati raccolti in una ricerca condotta da Aipb, l’Associazione Italiana Private Banking. Niente di grave s’intende, non tale da pregiudicare il tenore di vita di questi fortunati. Anche perché ciò riguarda i dati ufficiali, che non includono il patrimonio distribuito tra i vari paradisi fiscali (che le banche ben conoscono,  soprattutto le divisioni di Private banking). A.F&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-825255354171144965?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/825255354171144965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=825255354171144965' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/825255354171144965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/825255354171144965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/05/notizie-economiche.html' title='NOTIZIE ECONOMICHE'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8191282153620469075</id><published>2009-04-28T10:05:00.000-07:00</published><updated>2009-04-28T10:06:20.207-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>Nuove armi italiane alla Turchia.</title><content type='html'>Di Giampaolo Poniciappi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società AgustaWestland ( gruppo Finmeccanica) ha finalmente  reso noto  l'AW149 destinato alla Turchia.  Si tratta di  un elicottero biturbina, multiruolo da circa otto tonnellate, in grado di trasportare fino a 18 militari equipaggiati. Non solo. l'AW149 può essere equipaggiato con una vasta gamma di armi, compresi razzi, missili aria-terra e mitragliatrici, nonché serbatoi ausiliari esterni. Altre armi possono essere montate nei vani delle porte o ai telai dei finestrini. Una vera macchina da guerra. Da sottolineare   che fra i due paesi è  ormai in atto un rapporto di proficua  collaborazione militare, come ha fatto sapere  da  Istambul il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto in occasione dell’inaugurazione del salone IDEF 2009. AgustaWestland, rimane comunque il  partner strategico dell’industria locale attraverso il programma T-129, al quale si punta ad aggiungere il TUHP 149. Inoltre la società  tele spazio (società controllata per il 67% da Finmeccanica e per il 33% da Thales) realizzerà un sistema satellitare per il programma GOKTURK: il cui valore complessivo è di oltre 250 milioni di euro. È prevista  anche la costruzione di un centro di controllo satellitare che sarà sviluppato presso la sede dell'Industria Aerea Turca (Tai).  Val la pena ricordare che Finmeccanica è presente in Turchia con gli uffici operativi e di rappresentanza di AgustaWestland e di Alenia Aeronautica e con SELEX Komunikasyon AS, aziende che operano  principalmente nel settore  militare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8191282153620469075?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8191282153620469075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8191282153620469075' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8191282153620469075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8191282153620469075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/nuove-armi-italiane-alla-turchia.html' title='Nuove armi italiane alla Turchia.'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6474061392286056995</id><published>2009-04-28T10:04:00.000-07:00</published><updated>2009-04-28T10:05:27.677-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>In Italia le banche sono sempre più armate-</title><content type='html'>Unimondo.org &lt;br /&gt;Nel mondo le banche si armano sempre di più, soprattutto quelle italiane. La «regina» è la Banca Nazionale del Lavoro [BNL] seguono San Paolo, Unicredit, Antonveneta e Banco di Brescia. Finiti nel nulla i proclami di rinuncia ad appoggiare le industrie armiere dopo le campagne di pressione perché, secondo le regole della Ubi [Unione Banche Italiane], si può commerciare in armi fuori dalla Ue o dalla Nato. &lt;br /&gt;Sono finalmente accessibili, grazie al settimanale Adista e alla Campagna di pressione alle «banche armate» i dati essenziali delle operazioni bancarie sull’esportazione, l’importazione e il transito dei materiali di armamento autorizzate dal Ministero dell’economia e delle Finanze nel 2008. Dopo che Unimondo ha presentato in anteprima nazionale il «Rapporto del Presidente del Consiglio sull’esportazione d’armamento» e i primi commenti della Campagna di pressione alle “banche armate e della Rete Italiana Disarmo, ieri il settimanale Adista ha reso noto e analizzato i dati della Relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze [Mef] sulle operazioni bancarie e la Campagna di pressione alle «banche armate» ha messo online sul suo sito la nuova tabella delle operazioni bancarie relative all’esportazione di armi del 2008 contenuta nella Relazione del Mef del 2009.&lt;br /&gt;Ne emerge uno scenario di «grandi affari» per le «banche armate», soprattutto quelle italiane – scrive Luca Kocci di Adista. «Raddoppia il numero di operazioni finanziarie autorizzate dal Ministero dell’Economia, aumenta di due volte e mezzo la quantità di denaro ‘movimentata’, triplicano i ‘compensi di intermediazione’ che gli istituti di credito hanno incassato dalle aziende armiere e tornano saldamente in vetta alla le banche di ‘casa nostra’, comprese quelle – come Intesa – San Paolo e Unicredit –, che in passato, sulla spinta della campagna di pressione promossa dalle riviste Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace, avevano annunciato di voler rinunciare ad attività legate al commercio delle armi. Informazioni riservate, quelle bancarie, perché il Governo, nonostante le richieste delle associazioni e delle riviste pacifiste, non ha inserito le tabelle sulle attività degli istituti di credito nel più sintetico Rapporto sull’export/import di armi presentato alla fine di marzo.&lt;br /&gt;Nel corso del 2008 sono state autorizzate nell’insieme [export/import] ‘transazioni bancarie’ per conto delle industrie armiere per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro [nel 2007 erano meno di in terzo pari a 1.329 milioni]. A questa cifra vanno poi aggiunti 1.266 milioni per ‘programmi intergovernativi’ di riarmo – come ad esempio il cacciabombardiere Eurofighter, a cui cooperano Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna -, quasi il doppio del 2007 quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di ‘movimenti’ di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5 per cento, in base al valore e al tipo di commessa, anche se il governo comunica esclusivamente i compensi relativi alle ‘esportazioni definitive’: 66 milioni di euro [nel 2007 erano 21 milioni]» – segnala Adista.&lt;br /&gt;Il dettagliato articolo di Adista continua analizzando l’insieme di tutte le operazioni [import/export/transito] di appoggio fornito dagli Istituti di credito all’industria militare italiana. In questo contesto la «regina» delle «banche armate» è la Banca Nazionale del Lavoro [BNL] che, insieme a Bnp Paribas [di cui fa parte], ha incassato per conto delle industrie armiere 1.461 milioni di euro, soprattutto per operazioni relative ad esportazioni di armi italiane all’estero, sebbene in passato si sia impegnata a limitare le proprie attività relative al commercio di armi «unicamente a quelle verso Paesi Ue e Nato». Considerato che l’ultimo Bilancio sociale della BNL [anno 2007] riconferma la policy della banca di circoscrivere «la propria attività alle sole operazioni scambiate con Paesi Ue e Nato, debitamente autorizzate dai ministeri a ciò preposti» vien da chiedersi se davvero gli oltre 1,34 miliardi di euro relativi a sole operazioni per l’export assunte dal gruppo BNL-BNP Paripas rispecchino fedelmente quella direttiva e quali riscontro pubblico fornisca la BNL al riguardo. &lt;br /&gt;Al secondo posto c’è Intesa-SanPaolo, con 851 milioni – a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia, ormai parte del gruppo –, per lo più relativi a «programmi intergovernativi». Dati in apparente contraddizione con le dichiarazioni di due anni fa, in cui il gruppo, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell’opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche» – cioè la campagna di pressione alle banche armate – annunciò di sospendere «la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d’arma pur consentite dalla legge 185/90».&lt;br /&gt;«Si tratta di transazioni relative a operazioni avviate prima dell’entrata in vigore del nostro codice di comportamento, esteso progressivamente alle banche entrate negli anni nel Gruppo Intesa Sanpaolo» – spiega ad Adista Valter Serrentino, responsabile dell’Unità Corporate Social Responsibility – CSR di Intesa-SanPaolo. «Operazioni che dureranno ancora a lungo, soprattutto quelle relative ai programmi intergovernativi, e che compariranno nei nostri bilanci anche in futuro. Con le aziende produttrici di armi finora abbiamo mantenuto solo gli impegni che avevamo precedentemente sottoscritto».&lt;br /&gt;E passo indietro è anche quello di Unicredit che, dopo aver più volte comunicato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere ed aver in parte ridotto negli anni il suo coinvolgimento nel settore della finanza «armata», si piazza al terzo posto con 607 milioni di euro. Dopo una serie di istituti esteri [Deutsche Bank con 776 milioni, Societé Generale con 431, Natixis con 242], al settimo e ottavo posto si trovano due banche italiane che stanno scalando la Antonveneta, con 217 milioni, e Banco di Brescia, con 208 milioni, nonostante il gruppo Ubi [Unione Banche Italiane], di cui fa parte, a fine 2007 stabilì fra l’altro che «ogni banca del gruppo dovrà astenersi dall’intrattenere rapporti relativi all’export di armi con soggetti che siano residenti in Paesi non appartenenti all’Unione Europea o alla Nato» e che «siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri sistemi d’armamento quali bombe, torpedini, mine, razzi, missili e siluri».&lt;br /&gt;«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale – spiega ad Adista Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility – CSR di Ubi Banca – ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca, ovvero l’impresa che chiede alla banca di assistere la sua operazione di commercio internazionale», non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato». «La policy di Ubi – prosegue Carrara –, tenendo conto delle indicazioni fornite dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali in merito ai Paesi in conflitto e al tasso di sviluppo umano, proibisce di effettuare operazioni in 95 Stati: nel 2008 "sono state effettuate alcune transazioni anche su Paesi vietati», ma «in esecuzione di autorizzazioni assunte negli anni precedenti, antecedentemente all’entrata in vigore della policy, e in corso di esaurimento».&lt;br /&gt;A seguire le altre banche italiane: Banco di Sardegna [63 milioni], Banco di san Giorgio [30 milioni], Banca popolare commercio industria [22 milioni], Banca Valsabbina [17 milioni], Carige-Cassa Risparmio Genova e Imperia [11 milioni], Banca popolare Emilia Romagna [9 milioni], Banca popolare di Spoleto e Banca Popolare Etruria e Lazio [7 milioni], Bipop Carire [3 milioni], Bcc di Bientina e Banca popolare del Piemonte [1 milione] e una serie di banche con importi inferiori ai 500mila euro [Friulcassa, Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano e le Casse di Risparmio di Bologna e di Teramo].&lt;br /&gt;«Da quando lo scorso anno, in fase di cambiamento di governo, è sparito, senza alcuna spiegazione, dalla Relazione della Presidenza del Consiglio il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito è praticamente impossibile giudicare l’operato delle singole banche e valutare la rispondenza delle operazioni da loro effettuate alle diverse direttive che hanno emanato negli ultimi anni» – spiega ad Adista Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana Disarmo e già coordinatore della Campagna di pressione alle ‘banche armate’ – La non pubblicazione di quell’elenco è una grave mancanza non solo per la nostra campagna e i suoi aderenti, ma anche per quegli istituti di credito che, in risposta alle pressioni della campagna, delle associazioni e dei loro stessi correntisti, hanno assunto direttive più restrittive – quando non totalmente escludenti – sulla fornitura di servizi all’esportazione italiana di armi. Senza quell’elenco, infatti, le loro direttive non sono comprovate dal riscontro ufficiale che solo la Relazione della Presidenza del Consiglio può fornire»&lt;br /&gt;Per questo la Campagna di pressione alle «banche armate» rinnova con forza l’appello a tutte le associazioni e Ong, ma anche agli istituti missionari e religiosi, alle Caritas, alle diocesi e alle parrocchie e a tutti i correntisti di scrivere alla propria banca per chiedere una precisa e accessibile informazione in merito alle operazioni che le diverse banche stanno ancora svolgendo nonostante le direttive che da anni si sono date. &lt;br /&gt;Allo stesso tempo la Campagna insieme con le associazioni della Rete Italiana Disarmo continuerà la pressione sul Governo perché venga ripristinata al più presto tutta l’informazione necessaria per garantire al Parlamento e alla società civile di valutare con attenzione e rigore le operazioni effettuate dagli istituti di credito in una materia cosi delicata come l’esportazione di armamenti. FINE-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6474061392286056995?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6474061392286056995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6474061392286056995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6474061392286056995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6474061392286056995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/in-italia-le-banche-sono-sempre-piu.html' title='In Italia le banche sono sempre più armate-'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2933319284255013827</id><published>2009-04-22T09:05:00.001-07:00</published><updated>2009-04-22T09:05:51.985-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/fame nel mondo'/><title type='text'>la razzia di terre nel continente africano</title><content type='html'>Di Giampaolo Ponciappi&lt;br /&gt;La denuncia arriva dalla Coldiretti presente al vertice delle organizzazioni contadine delle cinque regioni africane (Propac, Roppa, Eaff, Umagri, Sacau). Un’ allarme, che si concretizza sulla base delle ultime ricerche che evidenziano un’accelerazione del fenomeno dell’accaparramento di terre anche nel continente africano. Le nazioni in questione sono: Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Cina che per garantirsi l’approvvigionamento alimentare di fronte alla crisi mondiale hanno acquistato nel 2008 terreni all’estero per una estensione pari a 7,6 milioni di ettari, più della metà della superficie agricola coltivata in Italia . Secondo la Coldiretti, Il boom di acquisti di terreni agricoli nei Paesi poveri da parte di investitori esteri interessati alla produzione di alimenti da destinare alle proprie necessità è una nuova pericolosa forma di colonizzazione. La Cina per esempio: ha firmato accordi in materia di&lt;br /&gt;cooperazione agricola con diversi paesi africani che hanno portato all'insediamento di 14 aziende di Stato in Zambia, Zimbabwe, Uganda e Tanzania. Non solo. Perché entro il 2010, secondo stime di diverse Ong, un milione di agricoltori cinesi potrebbero essere presente in Africa. Nella denuncia della Coldiretti si legge inoltre: che la sottrazione delle terre alle popolazioni locali avrà preoccupanti conseguenze sulle popolazioni locali se si considera che i tre quarti delle persone che nel mondo soffrono la fame vivono nelle campagne. E che si tratti di una nuova forma di colonialismo, lo si evidenzia anche ( non da poco)  dal documento approvato dal G8 che sottolinea che 'bisogna prestare attenzione alle operazioni di leasing e vendita di terreni agricoli per assicurare che siano rispettate le condizioni locali e tradizionali di uso della terra'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2933319284255013827?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2933319284255013827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2933319284255013827' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2933319284255013827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2933319284255013827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/la-razzia-di-terre-nel-continente.html' title='la razzia di terre nel continente africano'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5767886350823584892</id><published>2009-04-22T09:04:00.000-07:00</published><updated>2009-04-22T09:05:15.968-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>Approvate dalle commissione Difesa i programmi SF, JAMMS e Forza NEC (progetti di riarmo nazionale ed internazionale)</title><content type='html'>Di Giampaolo Poniciappi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l’Italia potrà avere una forza di superficie caratterizzata da Network Enabled Capability (capacità di operare in rete, NEC; programma SMD 01/2009). Forza che  potrà partire  quest’anno con una prima fase di quattro anni del costo di 650 milioni di euro. Il finanziamento della cosiddetta “forza di superficie”, sarà  in parte finanziato dal ministero dello Sviluppo Economico attraverso la legge 421/1996, per le attività sperimentali. Anche se per avere la  digitalizzazione vera e propria di unità operative pari ad una brigata dell’Esercito ed ad una forza da sbarco, bisognerà aspettare un altro programma, già in cantiere. Il progetto  dell’  Enabled Capability, si è potuto concretizzare grazie al  favorevole il parere delle commissioni difesa di Camera e Senato sulla "Forza NEC", per i due aerei multi-sensore/multi-missione JAMMS e per il programma JSF, compresa la linea di assemblaggio finale di Cameri (NO). L’iter&lt;br /&gt;parlamentare si è concluso nei giorni prima di Pasqua con poche raccomandazioni che non mutano la sostanza dei tre importanti programmi indicati. Infatti si tratta anche di dare il via alla proposta del  SMD 03/2009 per i due aerei Joint Airborne Multisensor Multimission System destinati a sostituire l’attuale G.222VS anche nelle missioni internazionali. Non solo. Le commissioni parlamentari  hanno approvato la scelta del Gulfstream G55:  denominato il nuovo aeromobile del momento, veloce; risparmio di carburante e conforts,  quale piattaforma per il sistema, che avrà un costo stimato di 280 mln in sette anni, da finanziare con il bilancio ordinario della Difesa. Mentre non si ha nessun  dettaglio sulla dotazione elettronica, vero cuore del sistema. Va detto che  la commissione Difesa della Camera, ha ingiunto all’attuale esecutivo,  di mettere  nero su bianco le proprie scelte,  fornendo cosi  ulteriori informazioni sugli aspetti tecnologici,come&lt;br /&gt;  per esempio:  la   raccolta  e la  gestione diretta dei dati sensibili raccolti. La commissione ha anche chiesto al governo, di esprimersi su un eventuale standard  di partecipazione dell’industria italiana, soprattutto  al fine di tutelare i livelli occupazionali. Inoltre, grazie al rendiconto  della Camera si viene a sapere il costo della FACO (Final assembly and check out/Maintenance, repair, overhaul&amp;upgrade)è  pari: a 775 mln di dollari. Si tratta di un  caccia: Il Joint Strike Fighter,  che costituirà l’intera linea tattica di Aeronautica e Marina nella prima metà di questo secolo.  Mentre il valore dei contratti già firmati con industrie italiane, si aggira sui : 188 mln di dollari. Aziende quali : Finmeccanica, Alenia Aeronautica e  Avio. Val la pena sottolineare che si tratta di progetti che si inseriscono nel quadro mondiale di riarmo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5767886350823584892?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5767886350823584892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5767886350823584892' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5767886350823584892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5767886350823584892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/approvate-dalle-commissione-difesa-i.html' title='Approvate dalle commissione Difesa i programmi SF, JAMMS e Forza NEC (progetti di riarmo nazionale ed internazionale)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6982232066897503462</id><published>2009-04-22T09:03:00.001-07:00</published><updated>2009-04-22T09:03:58.793-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Istat: 2,4 milioni di italiani vivono in povertà assoluta</title><content type='html'>Il 4,1% di italiani vive in povertàSono 975 mila le famiglie italiane in condizioni di povertà assoluta nel 2007, pari a 2 milioni e 427mila individui, vale a dire il 4,1% della popolazione italiana. &lt;br /&gt;Il fenomeno è più diffuso nel sud e nelle isole, dove l'incidenza di povertà assoluta (5,8%) è circa due volte superiore a quella rilevata nel resto del Paese: nel 2007, tra le famiglie residenti al nord la percentuale delle famiglie povere si attesta infatti al 3,5%, mentre al centro si ferma al 2,9%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poveri come tre anni fa. Ma prima della crisi  &lt;br /&gt;Tra il 2005, primo anno di rilevazione, e il 2007, l'incidenza di povertà assoluta in Italia è rimasta stabile, anche se ci sono stati dei miglioramenti e dei peggioramenti&lt;br /&gt;nelle condizioni di alcune tipologie di famiglie. "Peggiorano - spiegano i ricercatori dell'Istat - le situazioni delle famiglie con a capo un adulto di età compresa tra i 45 e 54 anni o un lavoratore con basso profilo professionale, mentre si rileva un miglioramento nelle famiglie giovani". L'Istat ha sottolineato che la fotografia sulla poverta' assoluta in Italia si riferisce a un periodo precedente all'insorgere della crisi economica esplosa nel 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è povero&lt;br /&gt;Le incidenze più elevate si osservano comunque tra le famiglie di maggiori dimensioni, in particolare con tre o più figli soprattutto se minorenni. Anche tra le famiglie con componenti anziani i valori di incidenza sono superiori alla media, soprattutto se si tratta di anziani soli. La povertà è fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e all'esclusione dal mercato del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa si intende per povertà assoluta&lt;br /&gt;Le stime dell'Istat sono state definite in base a una nuova metodologia messa a punto da una commissione di studio ad hoc, che ha avuto il compito di valutare insieme con l'Istituto di statistica i requisiti di minimalità di un paniere di povertà assoluta, rivedendo e modificando il precedente approccio anche attraverso l'aggiornamento della sua composizione con l'inclusione o esclusione di beni e servizi che avevano acquistato o perso carattere di essenzialità. In sostanza, il dato non definisce una soglia di sopravvivenza, cioè la mancanza di risorse tali da mettere in pericolo le persone, ma delinea il minimo accettabile. Nel paniere individuato ci sono diverse componenti: alimentare, abitazione e una componente residuale che comprende voci come trasporti, scuola e sanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo per una famiglia formata da una sola persona, fra i 18 e 59 anni, in un'area metropolitana del nord, significa vivere con meno di 724.29 euro al mese. Se invece la stessa famiglia vive in un piccolo comune la soglia è di 650.04 euro. Se la stessa persona vive in un grande comune del mezzogiorno la soglia scende a 520.18 euro. La soglia varia anche con il numero dei componenti della famiglia. Per una famiglia di tre componenti con età sotto i 59 anni, la soglia di povertà assoluta è stabilita in 1.158,71 euro se vive in un'area metropolitana nelle regioni centrali, mentre è a 966,20 euro se risiede nelle regioni settentrionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6982232066897503462?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6982232066897503462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6982232066897503462' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6982232066897503462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6982232066897503462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/istat-24-milioni-di-italiani-vivono-in.html' title='Istat: 2,4 milioni di italiani vivono in povertà assoluta'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8716936708858062987</id><published>2009-04-22T09:02:00.000-07:00</published><updated>2009-04-22T09:03:08.197-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Bankitalia: il ceto medio c'è ancora, ma dipendenti e giovani stanno sempre peggio</title><content type='html'>Negli ultimi 15 anni in Italia "non vi è evidenza di un aumento della disuguaglianza, di un assottigliamento dei ceti medi o di un impoverimento delle famiglie". Il direttore del servizio studi di struttura economica e finanziaria della Banca d'Italia, Andrea Brandolini, snocciola numeri e date, nell'audizione alla Commissione Lavoro del Senato. Per spiegare che nel periodo 1993-2008 "la distribuzione del reddito presa nel suo complesso appare piuttosto stabile" e semmai si sono verificati "importanti cambiamenti nell'allocazione delle risorse".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove va la ricchezza&lt;br /&gt;"Dalla metà degli anni Novanta - ha sottolineato Brandolini - la distribuzione delle risorse è mutata a vantaggio delle famiglie dei lavoratori autonomi e in parte dei dirigenti e dei pensionati, a scapito di quelle degli operai e degli impiegati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italiani più poveri&lt;br /&gt;Secondo il dossier presentato in Commissione dalla Banca d'Italia, "il livello della povertà e della disuguaglianza dei redditi familiari è 'elevato' nel confronto internazionale, ben superiore di quello degli altri paesi mediterranei e dei paesi di lingua inglese".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Addio crescita dello stipendio&lt;br /&gt;Dal 1993 al 2008, ha spiegato Brandolini, "le retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente deflazionate con l'indice del costo della vita, che costituiva il riferimento per la contrattazione, sono cresciute a un tasso moderato, pari su base annua allo 0,6%". Usando invece il deflatore dei consumi nazionali delle famiglie, "che a differenza dell'indice dei prezzi al consumo include i fitti imputati per le abitazioni di proprietà, l'incremento appare ancor più contenuto, appena lo 0,2% all'anno".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Questo andamento - ha sottolineato il direttore del Servizio studi di struttura economica e finanziaria della Banca d'Italia - si contrappone alla crescita molto più sostenuta degli anni precedenti: dal 1970 al 1993, per esempio, le retribuzioni pro capite erano aumentate in media del 2,5% all'anno utilizzando l'indice dei prezzi al consumo e del 2,1% utilizzando il deflatore dei consumi di contabilità nazionale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il periodo 1993-2008 "per un lavoratore dipendente con salario pari a quello medio la retribuzione lorda reale sarebbe aumentata complessivamente del 3,3%, utilizzando il deflatore dei consumi: laretribuzione netta sarebbe rimasta sostanzialmente invariata in assenza di carichi familiari e sarebbe cresciuta del 3,2% in presenza di coniuge e di due figli a carico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi entra nel mondo del lavoro&lt;br /&gt;La Banca d'Italia sottolinea anche come l'utilizzo del lavoro atipico tra gli anni 1986 e 2004 "si riflette in una diminuzione del reddito reale medio da lavoro percepito nell'intero anno. Nello stesso periodo si sono ridotti anche i salari all'ingresso dei più giovani. Questi processi hanno determinato una 'segmentazione' del mercato del lavoro che ha investito solo i flussi di entrata. Anche l'andamento deludente della produttività ha frenato la crescita dei redditi reali: la produttività del lavoro è cresciuta nell'industria dello 0,6% tra il 1996-2007 contro il 3,3% tra il 1981 e il 1995".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ammortizzatori&lt;br /&gt;La rete di protezione sociale italiana resta debole e in momenti di crisi economica pesa "la mancanza di strumenti di sostegno al reddito". Per Brandolini, questo assume rilievo "in una situazione in cui molte famiglie hanno risorse patrimoniali limitate, insufficienti da sole a garantire standard di vita minimi anche per periodi di tempo brevi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8716936708858062987?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8716936708858062987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8716936708858062987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8716936708858062987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8716936708858062987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/bankitalia-il-ceto-medio-ce-ancora-ma.html' title='Bankitalia: il ceto medio c&apos;è ancora, ma dipendenti e giovani stanno sempre peggio'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7912282707088754310</id><published>2009-04-15T08:55:00.000-07:00</published><updated>2009-04-15T08:56:17.030-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti'/><title type='text'>Israele: prove di conflitto in Medioriente</title><content type='html'>Di Giampaolo Poniciappi &lt;br /&gt;Pochi giorni fa le forze aeree israeliane e la Missile Defense Agency statunitense hanno eseguito un lancio di prova, il sedicesimo, del missile antimissile Arrow II sviluppato da Israel Aerospace Industries in collaborazione con Boeing. Il lancio si inserisce nel progetto di difesa e attacco cosiddetto preventivo, fortemente sostenuto dalle autorità israeliane, contro i guerriglieri palestinesi dislocati nella striscia di Gaza. il lancio del missile L’Arrow è stato effettuato presso la base di Palmahim. Ufficialmente le autorità militari israeliane, hanno fatto sapere agli organi di stampa locali ed internazionali, che il lancio del missile rientrava nelle manovre di simulazione ed intercettazione di missili nemici. Per quanto riguarda poi, la società Israel Aerospace Industries: già nel 2007 alla conferenza Israeliana di Aeronautica, tenutosi 21 e 22 febbraio e svoltasi a Tel Aviv e Haifa; aveva presentato alcuni progetti in fase di realizzazione tra i quali modelli di droni (veicoli aerei senza pilota) interamente alimentati ad energia solare, ed il cosiddetto software Computerized Fluid Dynamics (CFD) in grado di assistere il processo di design di veicoli aerei. La progettazione del drone, è stata fatta grazie alla collaborazione e cooperazione con l'Istituto Technion di Haifa. Un istituto quello di Haifa, che grazie all’’accordo scientifico-militare tra Italia e Israele (Legge 17 maggio 2005 n° 94) può anche contare sul sostegno di tecnologia inerente al settore armi e conformi , tutta italiana. Il progetto ha comunque suscitato molte perplessità di carattere politico e diplomatico, nei governi dell’area mediorientale : tra chi vorrebbe un attacco preventivo all’Iran e tra chi si oppone strenuamente a ad ogni ipotesi di guerra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7912282707088754310?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7912282707088754310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7912282707088754310' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7912282707088754310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7912282707088754310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/israele-prove-di-conflitto-in.html' title='Israele: prove di conflitto in Medioriente'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8047892754492046130</id><published>2009-04-15T08:53:00.000-07:00</published><updated>2009-04-15T08:55:36.122-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Incentivi –elettrodomestici: non per tutti</title><content type='html'>Di Giampaolo poniciappi &lt;br /&gt;Una risposta al cosiddetto incentivo elettrodomestici, è arrivata dal Ceced, l'associazione che raduna i produttori, che in una nota fa presente la “beffa” della conversione del decreto sugli incentivi nella formulazione approvata dalla Camera dei deputati. Infatti si fa notare che soltanto i frigoriferi e i congelatori sono inclusi negli incentivi riferibili alla classe A+. Che, appunto, è codificata solamente per questi prodotti, peraltro già incentivati dalla precedente normativa. Va detto che il vecchio incentivo, valido fino al 2010, dava diritto a uno sconto indiretto del 20% sul prezzo, da ricavare riducendo le imposte sul reddito personale. Un meccanismo dicono al Ceced, complicato, ma che ha funzionato. Dai nuovi incentivi quindi sono esclusi i forni, i piani di cottura, le lavastoviglie e gli impianti di condizionamento. . E la nota continua. Mettendo nero su bianco, la specificità di questa conversione in legge del decreto, in una forma che suona, per i rappresentanti dell’associazione , come una vera e propria presa in giro dei consumatori e dei produttori Italiani. Certo val la pena sottolineare, che il settore vive una situazione particolarmente complessa per un comparto che occupa circa 150.000 addetti, fra diretti e indiretti, e ha un fatturato annuo di 16 miliardi di euro (9,3 miliardi dall'export) Ma il dato interessante riguarda l'intero meccanismo degli incentivi che difficilmente distribuirà effetti robusti. A tal proposito, pensiamo a un prodotto da 400 euro: l'incentivo è pari al 20%, cioè 50 euro, da incassare in cinque anni. Quindi per il Ceced, la questione si riduce a quanti effettivamente saranno i denari che entreranno nelle casse dei produttori e quanto sarà il risparmio per i consumatori. Secondo l’associazione, sarebbe stato più serio se avessero deciso di escludere gli elettrodomestici dal provvedimento&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8047892754492046130?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8047892754492046130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8047892754492046130' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8047892754492046130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8047892754492046130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/incentivi-elettrodomestici-non-per.html' title='Incentivi –elettrodomestici: non per tutti'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8441224325576314342</id><published>2009-04-01T06:48:00.001-07:00</published><updated>2009-04-01T06:48:42.915-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>L’ampliamento dei nuovi sistemi d’arma, non conosce crisi: contratto da 260 mln di euro.</title><content type='html'>di  Giampaolo Poniciappi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società Selex Sistemi Integrati, azienda del gruppo Finmeccanica , leader europeo nella definizione e integrazione di sistemi per la difesa, la sorveglianza costiera e marittima e la gestione del traffico aereo: pochi giorni fa ha firmato con la Direzione Generale delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e delle Tecnologie Avanzate (Teledife) un contratto, del valore totale di oltre 260 milioni di euro. Il contratto prevede una prima fase della fornitura di sistemi radar RAT 31 DL che consentiranno l’avvio in Italia di WiMAX, la nuova tecnologia in grado di realizzare connessioni Internet senza fili ad alta velocità. Non solo, entro il 2014 saranno consegnati all’Aeronautica Militare Italiana dodici radar RAT 31 DL ed il relativo supporto logistico. La mossa sarà quella di operare in banda D , questo permetterà di liberare alcune frequenze in banda S, attualmente utilizzate dall’amministrazione della Difesa, che saranno impiegate per introdurre il WiMAX. Il ministero della Difesa inoltre, intende potenziare i sistemi d’arma, sostituendo i vecchi RAT 31 SL, installati tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90. Val la pena sottolineare che Il RAT 31 DL , radar per la sorveglianza aerea a lunga portata, è disponibile in configurazioni fissa (FADR) e mobile (DADR). La versione cosidetta fissa FADR è stata sinora acquisita da otto paesi nel mondo, sei dei quali membri della NATO, per un totale di 20 esemplari, mentre la versione mobile DADR è stata già ordinata in due esemplari dall’aeronautica militare tedesca. La caratteristica di questi RAT 31 DL , è di avere una portata operativa di circa 500 Km . Il RAT 31DL quindi, si appresta a diventare il principale componente della Difesa Aerea NATO. Alcune considerazioni vanno fatte sulla pericolosità ambientale che questi nuovi sistemi d’arma provocherebbero se installati nelle vicinanze di centri abitati. Infatti secondo le migliaia di comitati spontanei cittadini, organizzazioni sindacali di base, commercianti, testate giornalistiche ed emittenti radiofoniche , ed adesso, pare anche alcune amministrazioni locali, il pericolo di una maggiore emissione di onde elettromagnetiche con l’installazione di questi radar diventerebbe di fatto maggiore. Questo considerazioni poi, si inseriscono in un quadro più ampio: legato soprattutto alla scelta di carattere economico-finanziario, intrapresa dall’attuale esecutivo, in un momento di crisi cosi profonda che attraversa il Bel Paese. La corsa al riarmo che da mesi è in atto in Italia, sembra non avere ostacoli di natura politica e economica. Anzi, e questo è un dato certo: il fatturato delle aziende produttrici di sistemi d’arma negli otto mesi è aumentato a dismisura. di Giampaolo Poniciappi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8441224325576314342?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8441224325576314342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8441224325576314342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8441224325576314342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8441224325576314342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/04/lampliamento-dei-nuovi-sistemi-darma.html' title='L’ampliamento dei nuovi sistemi d’arma, non conosce crisi: contratto da 260 mln di euro.'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2558171638291503201</id><published>2009-03-30T07:29:00.000-07:00</published><updated>2009-03-30T07:30:14.108-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Bankitalia: alto debito pubblico blocca i prestiti</title><content type='html'>Un alto debito pubblico frena i prestiti delle banche che trovano più conveniente investire in titoli di Stato piuttosto che finanziare i privati. In tempi di crisi e di stretta creditizia, di necessità di rilancio delle imprese e, soprattutto, delle piccole e medie imprese, il tema appare quanto mai attuale. Ed è questa una delle conclusioni di uno studio realizzato dai ricercatori della Banca d'Italia, Riccardo De Bonis e Massimiliano Stacchini, pubblicato nei temi di discussione curati da via Nazionale. Un lavoro, che prende in esame il rapporto credito/Pil delle banche in 18 paesi industrializzati nel periodo 1981-1997, secondo cui «le economie con sistemi finanziari arretrati aumentano la domanda per i titoli di Stato». PRIMA PARTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SECONDA PARTE Secondo lo studio dei due ricercatori, un altro fattore è quello della tradizione legale del paese che, per esempio, nel sistema tedesco attribuisce un ruolo più centrale alle banche rispetto al modello anglosassone. In particolare, secondo la ricerca, un alto debito pubblico, oltre a drenare le risorse verso i titoli di Stato, «può corrispondere a un largo peso del governo e alle imprese statali nell'economia» i quali assorbono così «una maggiore quota del credito» del sistema finanziario a discapito del settore privato. Infine, secondo i due ricercatori, il credito bancario è spesso «positivamente legato alla capitalizzazione di Borsa e al reddito pro-capite».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2558171638291503201?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2558171638291503201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2558171638291503201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2558171638291503201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2558171638291503201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/bankitalia-alto-debito-pubblico-blocca.html' title='Bankitalia: alto debito pubblico blocca i prestiti'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8573600721843037380</id><published>2009-03-20T09:38:00.001-07:00</published><updated>2009-03-20T09:38:54.339-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca nel prestito ponte a Finmeccanica</title><content type='html'>Finchè c’è guerra c’è speranza. Nonostante la recessione, vanno a gonfie vele gli affari di Finmeccanica, campione nazionale di strumenti di morte. L’azienda controllata dallo Stato italiano ha infatti chiuso il 2008 con una crescita del 12% del fatturato a oltre 15 miliardi di euro, con un risultato netto di 621 milioni di euro. Il 2008 ha rappresentato un anno importante per la società, se non altro per l’acquisizione dell’americana Drs, specializzata nell’elettronica per la difesa. Un’operazione per la quale è stato necessario un prestito ponte di 3,2 miliardi di euro organizzato da Goldman Sachs, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Un primo rimborso del prestito è avvenuto con l’aumento di capitale da 1,2 miliardi, a cui si sono aggiunte due emissioni obbligazionarie da 1 miliardi ciascuna. Dopo l’aumento di capitale la quota detenuta dal Governo si è attestata al 30,2%&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8573600721843037380?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8573600721843037380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8573600721843037380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8573600721843037380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8573600721843037380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/intesa-sanpaolo-unicredit-e-mediobanca.html' title='Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca nel prestito ponte a Finmeccanica'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-229633317660978291</id><published>2009-03-20T05:58:00.001-07:00</published><updated>2009-03-20T05:58:45.751-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Oxfam: PvS impoveriti dai paradisi fiscali, perdite annuali per 124 miliardi di dollari</title><content type='html'>"I Paesi in via di sviluppo (PvS) perdono ogni anno 124 miliardi di dollari di entrate a causa dei conti bancari di privati mantenuti nei paradisi fiscali". Lo ha denunciato Oxfam con un documento inviato al pre-vertice dei Ministri delle Finanze dei G20 riuniti a Horsham (UK) lo scorso weekend. Secondo un'analisi della Ong internazionale, almeno 6.200 miliardi di dollari della ricchezza dei Paesi in via di sviluppo sono mantenuti in conti "offshore" sottraendo entrate annuali tra i 64 e i 124 miliardi di dollari. "Se fossero inclusi anche i conti di ditte private le cifre sarebbero ancora maggiori" - sottolinea Oxfam.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La perdita in entrare supera di gran lunga i 103 miliardi di dollari che questi paesi ricevono in aiuti internazionali allo sviluppo" - afferma il documento che evidenzia come "la fuga di capitali è un problema crescente che vede ogni anno un incremento dai 200 ai 300 miliardi di dollari". Oxfam chiede che una "regolazione più stringente dei sistemi di controllo dei 'paradisi fiscali' sia messa nell'agenda del Vertice dei Ministri delle Finanze del G20 in programma a Londra il 2 aprile prossimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la definizione dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che riunisce i paesi più industrializzati, un paradiso fiscale è un paese o un territorio autonomo che non impone tasse (o solo quelle nominali), per alcuni non residenti diviene un luogo dove sfuggire alla tassazione nel paese di residenza e che possiede almeno uno dei seguenti criteri: mancanza di scambio di informazioni con le autorità degli altri paesi; mancanza di trasparenza; capacità di attrarre attività commerciali "non sostanziali", ossia società aventi l’unico scopo di nascondere e movimentare capitali occulti - riporta il sito 'paradisi fiscali.com'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi, dopo le pressioni internazionali soprattutto di Stati Uniti, Regno Unito e Germania, alcuni paesi europei - tra cui Svizzera, Austria e Lussemburgo - hanno dato la loro disponibilità a rivedere le norme sul segreto bancario e ad uniformarsi alle decisioni già prese da Liechtenstein, Andorra e Belgio. Anche il principato di Monaco sta decidendo di conformarsi alle regole dell'Ocse in materia fiscale in modo da non figurare sulla "lista nera" dei paesi che non cooperano alla lotta contro l'evasione fiscale: "lista nera" nella quale è tuttora presente la Svizzera che ha protestato dicendo di non essere un paradiso fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per denunciare le ingiustizie perpetrate dai paradisi fiscali la scorsa settimana l'isola-paradiso fiscale di Jersey è stata "invasa" da un nutrito drappello di Ong di mezza Europa - riporta la CBRM. Rappresentanti di realtà di rilievo internazionale come Oxfam, Action Aid, Friends of the Earth, Attac e l'italiana CRBM, tra le altre si sono riunite nella deliziosa isola a poche miglia marine dalla Francia ma fedele alla corona inglese per una due giorni di incontri pubblici sul tema "Centri finanziari offshore, passato, presente e futuro". "Purtroppo non vi ha partecipato il governo locale, sebbene fosse stato invitato" - sottolineano i promotori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Durante il meeting non solo si è ribadita la necessità di un'azione globale e multilaterale per risolvere una volta per tutte lo spinoso problema dei paradisi fiscali, ma si sono anche sfatati dei miti. Per esempio quello che dipingerebbe una località come Jersey abitata solo da persone facoltose per merito dell'industria finanziaria. E invece 8mila dei circa 90mila residenti nell'isola hanno bisogno del sussidio statale, a dimostrazione di come anche in un paradiso fiscale la finanza vada a beneficiare solo le elite e le imprese e che sarebbe ora che il modello di sviluppo venisse ripensato anche a queste latitudini" - evidenzia la CRBM.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seconda giornata d'azione, tra lo stupore e la curiosità degli isolani, una cinquantina di attivisti e quasi altrettanti giornalisti hanno compiuto un 'tour guidato' delle principali banche presenti a Jersey (Citigroup, Deutsche Bank, BNP Paribas e Royal Bank of Scotland, per citarne alcune), che si stima proteggano nelle loro casseforti un capitale di circa 500 miliardi di euro. A ogni "fermata" sono state fornite numerose informazioni sul ruolo giocato dagli istituti di credito nel contesto della crisi finanziaria e soprattutto come le loro operazione siano state "facilitate" dall'utilizzo dello strumento dei paradisi fiscali. "Anche in questo caso nessun banchiere ha voluto prendere parte a una qualche forma di contraddittorio. Forse non hanno voluto aggiungere un'ulteriore preoccupazione alle tante che già li affliggono in questo periodo" - conclude la nota della CRBM. Giorgio Beretta (Unimondo)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-229633317660978291?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/229633317660978291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=229633317660978291' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/229633317660978291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/229633317660978291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/oxfam-pvs-impoveriti-dai-paradisi.html' title='Oxfam: PvS impoveriti dai paradisi fiscali, perdite annuali per 124 miliardi di dollari'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6112376389623930933</id><published>2009-03-17T08:28:00.001-07:00</published><updated>2009-03-17T08:28:50.372-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Nel 2009 il traffico aereo italiano potrebbe calare più della media mondiale</title><content type='html'>Il traffico aereo italiano nel 2009 potrebbe subire una flessione superiore al 3% previsto a livello mondiale. Lo dice GEMINA, la holding che detiene Aeroporti di Roma, nel comunicato di approvazione del bilancio 2008. « Le previsioni di organismi internazionali quali IATA stimano per il 2009 una flessione del traffico aereo mondiale del 3%; in Italia la flessione potrebbe essere superiore» si legge nella nota stampa diffusa da GEMINA. «Un sistema tariffario adeguato resta condizione imprescindibile per avviare un programma di potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture aeroportuali. - continua l’ analisi di commento ai dati di bilancio - La recente ripresa delle conversazioni con ENAC, anche in sede associativa, lascia intravedere un evolversi positivo della situazione, i cui effetti potranno interessare il prossimo esercizio.&lt;br /&gt;Per fronteggiare la flessione dell’attività, il gruppo ADR attuerà un attento controllo dei costi di cui è parte il programma di mobilità avviato nel mese di febbraio 2009. Nell’immediato, ma ancor più per il futuro, i piani di sviluppo sono condizionati dalle incertezze sui programmi Alitalia riferiti ai principali aeroporti nazionali (Fiumicino e Malpensa). Con la (nuova) Alitalia sono in corso trattative per definire le prestazioni di ADR nell’ipotesi che Fiumicino resti la base principale della compagnia; in tale contestoassumono particolare rilievo gli interventi che le due società stanno predisponendo per elevare la qualità del servizio ai passeggeri della tratta Roma-Milano per rispondere alla minaccia dell’Alta Velocità ferroviaria».&lt;br /&gt;Dal punto di vista del bilancio ADR, che gestisce il sistema aeroportuale della capitale, definitivamente consolidata a partire da quest’anno, ha visto il traffico passeggeri aumentare del 4,4%. La società aeroportuale ha chiuso il 2008 con una perdita di competenza di 15,8 milioni rispetto all’utile netto di 12,3 milioni di euro dell’anno precedente. «I ricavi conseguiti nel 2008 - si legge nella nota - sono cresciuti complessivamente del 6,1%, conseguente ad una crescita delle attività aviation del 5,9% e di quelle non aviation del 3,6%. Le attività aviation, ed in particolare i diritti aeroportuali e le infrastrutture centralizzate, hanno beneficiato dell’andamento del traffico, registrando tassi di incrementorispettivamente del 6,1% e del 4,1%. Lo sviluppo del comparto non aviation deriva dai maggiori ricavi per vendite dirette(+8,9%) e dai proventi per subconcessioni e utenze (+2,9%); in contrazione pubblicità e parcheggi».&lt;br /&gt;A pesare su ADR la vicenda Alitalia e la crisi economica globale. «L’andamento della congiuntura economica mondiale e la crisi dell’Alitalia si sono sovrapposte l’uno all’altra aggravandosi nella fase finale dell’anno e connotando i risultati dell’intero esercizio del gruppo Aeroporti di Roma . - si legge nella nota GEMINA - Il movimento passeggeri, per effetto soprattutto del riposizionamento ad aprile dei voli intercontinentali di Alitalia sullo scalo di Fiumicino, ha toccato gli 11 milioni nel secondo trimestre e i 12 milioni nel terzo trimestre, per poi scendere a 8,8 milioni nel quarto trimestre. L’intero esercizio 2008 ha registrato una crescita dei passeggeri del 4,4%. L’entrata in Amministrazione Straordinaria del gruppo Alitalia, oltre a riflettersi sull’operatività dell’aeroporto di Fiumicino, ha causato significative tensioni finanziarie per l’arresto dei pagamenti da parte di Alitalia; i crediti ammontavano a circa 86,0 milionidi euro a fine esercizio. Le perdite su crediti registrate verso le società del gruppo Alitalia in amministrazione straordinaria ammontano a 42,4 milioni di euro.&lt;br /&gt;Gli investimenti realizzati, pur in mancanza di un adeguato sistema tariffario, ammontano a 111,7 milioni di euro in aumento rispetto agli 85,4 milioni di euro del 2007, ma in flessione nella parte finale dell’anno per i vincoli finanziari emersi a seguito della crisi Alitalia».&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la holding GEMINA l’esercizio 2008 ha visto una perdita di 33,9 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai meno 16,7 milioni del 2007. I ricavi sono saliti del 6% a 582,2 milioni.Dedalonews&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6112376389623930933?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6112376389623930933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6112376389623930933' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6112376389623930933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6112376389623930933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/nel-2009-il-traffico-aereo-italiano.html' title='Nel 2009 il traffico aereo italiano potrebbe calare più della media mondiale'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1304305399527131229</id><published>2009-03-13T04:43:00.000-07:00</published><updated>2009-03-13T04:44:33.600-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia e Politica'/><title type='text'>Nucleare. Rifkin: "Solo propaganda, non ci sono uranio e soldi"</title><content type='html'>Il nucleare in Italia? “E’ soltanto propaganda, non ci sarà mai perché non ci sono i soldi”. Lo dice il professor Jeremy Rifkin che oggii, a Palermo, terrà una lectio magistralis in occasione della presentazione del Pears (Piano energetico e ambientale della regione siciliana). &lt;br /&gt;L’idea del nucleare, per il noto economista che ha ispirato le politiche energetiche comunitarie ed è consulente del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, “è folle poi in Italia che è il Paese del sole e delle fonti rinnovabili, qui si dovrebbe investire in questo tipo di infrastrutture non nel nucleare”.&lt;br /&gt;Ma il nucleare darà all’Italia l’indipendenza energetica? “L’indipendenza energetica la dà la fonte, l’uranio. L’Italia ha l’uranio? No. E allora – si chiede Rifkin- dove sta questa indipendenza energetica?”.&lt;br /&gt;“Il sole, invece, – sottolinea – c’è ed è per questo che bisogna investire in queste infrastrutture che permettono di sfruttare le fonti che ci sono. In Sicilia, per esempio – prosegue – c’è il sole: bisogna sfruttarlo. La tecnologia oggi permette di sfruttare il sole con una efficienza molto più alta di ieri e queste vanno portate rapidamente in Sicilia piuttosto che pensare al nucleare. Il nucleare ha risolto qualche problema alla Francia, in Italia non ci sono i soldi e non c’è l’uranio: non è una questione ideologica sulle scorie, se è sicuro o meno”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1304305399527131229?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1304305399527131229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1304305399527131229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1304305399527131229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1304305399527131229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/nucleare-rifkin-solo-propaganda-non-ci.html' title='Nucleare. Rifkin: &quot;Solo propaganda, non ci sono uranio e soldi&quot;'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5935537667193709512</id><published>2009-03-12T10:24:00.000-07:00</published><updated>2009-03-12T10:25:04.180-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Fuga dalla finanza</title><content type='html'>Dopo un decennio di scandali finanziari, da Cirio a Parmalat ai bond argentini, ad affossare la fiducia dei risparmiatori italiani è ora la più grave crisi economica degli ultimi ottant’anni. Lo dimostrano, tra gli altri, i dati sul settore  immobiliare: i prezzi delle case scendono ma mancano i compratori, condizionati dall’incertezza che pervade l’economia globale. Più grave l’andamento dei mercati azionari, già depressi dai pesanti deflussi che da almeno sette anni stanno prosciugando il sistema del risparmio gestito. Difficile in questo scenario convincere gli italiani ad indebitarsi, sia pure per acquistare immobili a prezzi scontati. Anche perché la carenza generalizzata di liquidità ha pesato anche sul nostro sistema creditizio, sempre più avido nell’erogazione di mutui. Questi ultimi non hanno ancora beneficiato della riduzione dei tassi operata dalla Banca Centrale Europea, scesi nei giorni scorsi all’1,5%, a causa delle difficoltà in cui versano i bilanci dei principali istituti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le banche, in altre parole, difficilmente trasferiranno sui clienti il minor costo del denaro, dovendo mettere ordine ai propri conti e far fronte a pesanti svalutazioni. Ma anche i clienti si fidano poco, dopo aver assistito al fallimento di banche internazionali di comprovata solidità. Ancora una volta ha dovuto intervenire il governo per correggere i rovesci della “mano invisibile” del mercato, attraverso il lancio dei “Tremonti bond” e la fissazione per legge di un tetto al 4% sul tasso variabile applicato dalle banche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli italiani insomma preferiscono stare a guardare, in attesa di tempi migliori. Anche sui prezzi delle case del resto occorre qualche precisazione. Mentre negli Usa gli indici segnano un vero e proprio crollo negli ultimi due anni, diversa è la situazione nel nostro Paese. Il 2008 ha registrato certamente una flessione, seguita da una stabilizzazione tra la fine dello scorso anno e i primi mesi del 2009. Ma il calo non ha toccato le grandi città, come Milano e Roma, dove i prezzi hanno continuato a lievitare. Il fenomeno non deve sorprendere. Nel capoluogo lombardo hanno inciso gli investimenti previsti in vista dell’Expo 2015, ma a sostenere il comparto a livello aggregato sono stati i massicci disinvestimenti dalle attività finanziarie. Azioni, bond, fondi comuni di investimento, polizze ad alto contenuto finanziario (unit linked e index linked) sono ormai agli ultimi posti tra le preferenze dei risparmiatori. Scarse performance, capitali dimezzati e opacità nella struttura contrattuale hanno contribuito a demolire la fiducia residua dei sottoscrittori, sempre più refrattari alle campagne di marketing di banche e assicurazioni. Meglio mettere i soldi altrove: in titoli di Stato o, per chi può, nel caro vecchio mattone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5935537667193709512?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5935537667193709512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5935537667193709512' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5935537667193709512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5935537667193709512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/fuga-dalla-finanza.html' title='Fuga dalla finanza'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1279239650544510618</id><published>2009-03-12T10:21:00.000-07:00</published><updated>2009-03-12T10:22:32.160-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti/economia'/><title type='text'>L'Eni e il giacimento petrolifero di Nassiriya: allora avevamo ragione...</title><content type='html'>Allora avevamo ragione. L’Italia è andata a Nassiriya, per il petrolio. O, almeno, anche per il petrolio. Dopo tutte le smentite seguite in questi anni alle segnalazioni di Un ponte per… ora abbiamo la conferma: sia l’Eni che il Ministero del petrolio iracheno hanno confermato l’esistenza di una gara di tipo particolare "riservata" a Eni, Nippon Oil, e Repsol per Nassiriya, un giacimento di 4,4 miliardi barili con una potenzialità di 300mila di barili/giorno. L’Eni si è detta "fiduciosa" di aggiudicarsela, e i commenti di Paolo Scaroni, il suo amministratore delegato, ostentano sempre maggiore ottimismo. In sostanza l’affare è fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricapitoliamo per chi avesse la memoria corta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine anni ’90, l’Iraq era sotto embargo, l’Eni firma un Production Sharing Agreement con l’azienda petrolifera di Stato irachena per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya. L’accordo, secondo un documento del Dipartimento del Commercio statunitense, è in compartecipazione con la spagnola Repsol, vale 2 miliardi di dollari, e ha una durata di 23 anni dall’aprile 1997. Tale accordo è stato confermato dal Governo Berlusconi nelle risposte a interpellanze in merito presentate alla Camera e al Senato. Esso, ci hanno però detto i Ministri, subirà modifiche nel 2001, e non è stato mai onorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Febbraio 2003. Gli Usa stanno preparando la guerra all’Iraq. Il Ministero delle Attività Produttive pubblica un rapporto, commissionato al professor Cassano, docente di Statistica economica all'università di Teramo sei mesi prima della guerra, intitolato "Iraq: le opportunità del dopo Saddam", nel quale si dice che l’Italia "non deve perdere l’occasione", e si suggerisce di farsi garantire dagli Stati Uniti che il pre-contratto dell’Eni a Nassiriya sarà in ogni caso onorato. Non sappiamo se il suggerimento sia stato seguito, ma sembra improbabile che nei colloqui con gli Stati Uniti prima della guerra non si sia mai parlato del futuro del petrolio iracheno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 15 aprile 2003 l'allora Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini annuncia la decisione italiana di partecipare all’occupazione dell’Iraq con una "missione che ha scopo emergenziale e umanitario". In quella sede il Ministro afferma che devono essere ancora prese decisioni sulla collocazione territoriale della missione militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maggio 2003. Alla "Force-generation Conference for Iraq" convocata dalla Gran Bretagna, che sovrintende l’occupazione del sud Iraq, l’Italia chiede, e ottiene, di stanziare i propri militari nella provincia di Dhi Qar, con capitale Nassiriya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giugno 2003. Come riferito dal Sole 24 Ore, una delegazione dell'Eni si reca a Nassiriya, a bordo di un aereo militare italiano, prima dell’arrivo delle truppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 novembre 2003. Un attentato uccide 19 carabinieri. Claudio Gatti (corrispondente del Sole 24 ore a New York) scrive in un suo articolo, citando fonti della CIA, che l'attentato di Nassiriya era una segnale diretto a colpire non tanto i militari italiani quanto gli interessi petroliferi del nostro Paese, un efferato avvertimento teso ad allontanare l'Eni, cioè ovvero l'operatore economico italiano nella zona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il 2003 e il 2005 alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica vengono presentate 14 tra interpellanze e interrogazioni che chiedono conto al Governo del possibile legame tra la destinazione a Nassiriya del contingente italiano e gli interessi dell’Eni nella zona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sottosegretario Alfredo Mantica il 22 gennaio 2004, rispondendo a una interrogazione dell’Onorevole Elettra Deiana, afferma: "Nego qualunque collegamento tra la presenza delle truppe e quegli affari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 30 giugno 2005, il sottosegretario Cosimo Ventucci ribadisce: "Non è suffragata da nessun elemento concreto l'ipotesi che la zona di Nassiriya sia stata scelta come luogo di intervento delle truppe italiane in relazione ad interessi petroliferi del nostro Paese". Lo stesso Ventucci però, in una intervista, definisce "intelligente" quella scelta. Mentre l'11 novembre 2004 l'allora Ministro degli Affari Esteri Frattini, nella prima Relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni internazionali scriveva: "Possiamo attenderci benefici economici dalla stabilizzazione di regioni sensibili per i nostri approvvigionamenti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Eni - va da sé - ha sempre smentito, ma non ha mai smesso di lavorare per mantenere il "diritto di prelazione" su Nassiriya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 5 gennaio 2009 Platts Oilgram, l'autorevolissima agenzia di informazione sull’energia della McGrow Hill, rivela, citando fonti irachene del ministero del Petrolio, che fin dallo scorso agosto era stato firmato un Memorandum of Understanding congiunto con l’Eni e la giapponese Nippon Oil per lo sviluppo del giacimento di Nassiriya e la costruzione di una raffineria della capacità di 300mila barili al giorno. Platt riferisce anche che all’interno del ministero del Petrolio erano state sollevate obiezioni perché l’accordo era stato realizzato senza gara di appalto e senza il coinvolgimento dell’ufficio competente per i contratti e le licenze. La stessa Platts Oilgram ha informato il 13 gennaio che l’accordo prevederebbe per la Nippon Oil la costruzione della raffineria, e per l’Eni lo sviluppo del giacimento petrolifero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti nell’agosto 2008 l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, si era recato in Iraq dichiarando al rientro (a margine di "Cortina Incontra"): "Nella nostra ultima visita in Iraq ci siamo presentati con tutti gli argomenti che Eni può mettere sul tavolo … E credo che la nostra presenza in quel paese possa essere articolata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le rivelazioni di Platt sono vere, l’Eni avrebbe in tasca Nassiriya sin da agosto, e la gara annunciata in questi giorni potrebbe essere nient’altro che la ratifica di una decisione già presa, forse non a caso con due governi "amici".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo attenzione ai tempi. In aprile cade il Governo Prodi, che aveva ritirato le truppe, nello stesso mese Scaroni annuncia "L’Eni è pronta a tornare in Iraq" (Repubblica, Corriere della Sera). Fonti confidenziali ci hanno riferito che l’anno precedente, a seguito del ritiro del contingente militare italiano, gli Usa sarebbero intervenuti per contrastare le trattative sin da allora in corso su Nassiriya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimo atto. La gara di appalto "riservata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una procedura di prequalificazione, con la quale sono state selezionate 35 imprese internazionali (per l’Italia, l’Eni e il Gruppo Edison), ammesse a partecipare al primo round di gare per l'assegnazione di contratti di servizio per lo sviluppo di 8 fra giacimenti petroliferi e di gas iracheni, il ministero del Petrolio di Baghdad ha poi annunciato un secondo giro di gare per la assegnazione di altri 11 giacimenti. Entrambi i round dovrebbero concludersi con l'assegnazione dei contratti entro il 2009. Inspiegabilmente, però, in nessuno dei due round è compreso il giacimento di Nassiriya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché? Era forse già "assegnato". Cosa ha discusso a Baghdad Paolo Scaroni nella visita lampo di dicembre 2008, appena pochi giorni prima dell’annuncio del secondo round di gare di appalto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attendiamo l’esito della gara su Nassiriya per trarre conclusioni. Forse due più due non fa sempre quattro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabio Alberti - Presidente di Un ponte per... (Fonte: Osservatorio Iraq)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1279239650544510618?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1279239650544510618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1279239650544510618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1279239650544510618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1279239650544510618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/leni-e-il-giacimento-petrolifero-di.html' title='L&apos;Eni e il giacimento petrolifero di Nassiriya: allora avevamo ragione...'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2764245614158101299</id><published>2009-03-12T10:20:00.000-07:00</published><updated>2009-03-12T10:21:36.162-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Verso la de-globalizzazione?</title><content type='html'>Si riducono i flussi di capitali tra paesi, che tendono piuttosto a riportare a casa i propri soldi. Se nel biennio 2006-2007 sono quasi raddoppiati gli investimenti verso America Latina, Africa, Asia ed Est Europa, passando da 564,9 miliardi e 928,6 miliardi, tra il 2008 e il 2009 si regitra un vero e proprio crollo. Quando parliamo di investimenti intendiamo sia investimenti diretti, in azioni e obbligazioni, sia crediti erigati dalle banche. Incrociando dati di diversa provenienza, tra cui Ocse e The Institutte of International Finance, si stima nel 2009 un calo degli investimenti diretti a 197 miliardi (304 nel 2007) e un calo di circa 500 miliardi di crediti (sempre rispetto al 2007). Si tratta di soldi provenienti per lo più da Usa ed Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dove vanno tutti questi capitali? Tornano in gran parte da dove sono venuti, Usa ed Europa, che negli ultimi 4 mesi hanno registrato un aumento di afflussi netti, i quali finiscono per lo più in titoli di stato. Ma gli altri paesi stanno facendo lo stesso: da fine 2007 al terzo trimestre 2008 gli stranieri hanno ritirato dai conti correnti Usa circa 483,5 miliardi di dollari. Una tendenza che si riscontra perfino presso i fondi sovrani, come quello del Qatar e della Cina. (Fonte: Morya Longo, Effetto crisi finanziaria: il mondo di deglibalizza, Il Sole 24 Ore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2764245614158101299?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2764245614158101299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2764245614158101299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2764245614158101299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2764245614158101299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/verso-la-de-globalizzazione.html' title='Verso la de-globalizzazione?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6536897422836889457</id><published>2009-03-10T09:36:00.000-07:00</published><updated>2009-03-10T09:37:13.301-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>UE, 6 MILIONI DI DISOCCUPATI IN PIU' ENTRO IL 2010</title><content type='html'>Una "recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010" e produrre "gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone". Sono le considerazioni del progetto di documento del "Comitato per l'occupazione e per la protezione sociale", contenente i messaggi chiave del Consiglio Epsco al Consiglio europeo di primavera e anticipato dall'Agi. Nelle ultime stime Ue si era parlato della perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro solo per il 2009 e di un tasso di disoccupazione per la zona euro pari al 9,25%. Per il Consiglio Epsco (Consiglio per l'occupazione, la politica sociale, salute e consumatori) la crisi economica e finanziaria "sta arrecando grossi danni ed esige interventi urgenti" a partire da misure che evitino il ritiro prematuro dal lavoro e da sistemi pensionistici adeguati e sostenibili a lungo termine. "In molti Stati membri - si legge nel documento che sara' approvato oggi dai ministri del Lavoro - la maggiore flessibilita' consente ora alle imprese di adeguare rapidamente la propria capacita' produttiva. Ma il rapido aumento della disoccupazione e' al centro delle preoccupazioni dei cittadini dell'Ue: per incentivare l'occupazione, prevenire e limitare la perdita di posti di lavoro e le ripercussioni sociali sono necessarie misure tempestive, temporanee e mirate". Si chiede in particolare di prestare attenzione alle categorie piu' vulnerabili e ai nuovi rischi di esclusione. Per prevenire e combattere la disoccupazione "senza intaccare le riforme del mercato del lavoro" il Consiglio Epsco esorta gli Stati membri a dare precedenza immediata ad alcune linee d'azione. Innanzi tutto "evitare le misure che favoriscono il ritiro prematuro dalla vita lavorativa, quali programmi di prepensionamento o limiti d'eta' per le opportunita' di formazione, in modo tale da mantenere e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro". Non solo si ribadisce, come piu' volte sollecitato dall'Ue in particolare all'Italia, di "affrontare l'adeguatezza e la sostenibilita' a lungo termine dei sistemi pensionistici con riforme adeguate", incluso il raggiungimento dell'obiettivo di Lisbona di un tasso di occupazione dei lavoratori piu' anziani pari al 50% e il miglioramento della posizione dei percettori di salari bassi, anche in un periodo di recessione. Il Consiglio ancora indica come sia necessario "sostenere l'accesso all'occupazione e agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro e la mobilita' al suo interno per abbreviare i periodi di disoccupazione e aumentare la partecipazione sia delle donne che degli uomini".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6536897422836889457?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6536897422836889457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6536897422836889457' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6536897422836889457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6536897422836889457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/ue-6-milioni-di-disoccupati-in-piu.html' title='UE, 6 MILIONI DI DISOCCUPATI IN PIU&apos; ENTRO IL 2010'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4053501311266577181</id><published>2009-03-04T08:22:00.000-08:00</published><updated>2009-03-04T08:23:25.946-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Prestiti: il FMI sceglie la strada della riforma</title><content type='html'>Il Fondo Monetario Internazionale sarebbe pronto ad offrire prestiti a condizioni più agevolate per favorire la stabilità e la ripresa delle nazioni emergenti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Fondo Monetario Internazionale sarebbe pronto ad offrire prestiti a condizioni più agevolate per favorire la stabilità e la ripresa delle nazioni emergenti. Lo ha riferito l'agenzia Bloomberg citando fonti interne all'organismo di base a Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli obiettivi primari del programma di riforma dell'ente c'è l'innalzamento della quota limite dei prestiti ma anche l'aumento del periodo di assistenza monetaria per i singoli Paesi (al momento  tre mesi). Il direttore del Fondo Dominique Strauss-Kahn sarebbe pronto a discutere i piani di cambiamento in occasione del vertice londinese del G20 in programma il prossimo 2 aprile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cambio di rotta ipotizzato oggi potrebbe rafforzare il ruolo del FMI nel sistema dei prestiti riducendo il peso dei soggetti privati nel mercato delle obbligazioni sovrane. La carenza di liquidità dei grandi gruppi finanziari e l'aumento dei rischi di default hanno fatto schizzare alle stelle i tassi di interesse sui bond. Stessa sorte, inevitabilmente, anche per i derivati assicurativi di tipo credit default swaps e credit default obligations, come evidenziato di recente dal caso argentino. E proprio dall'Argentina è arrivato uno dei primi appelli per il piano di riforma dell'ente internazionale. Il capo di Stato di Buenos Aires Cristina Fernández Kirchner ha esteso l'invito al cambiamento anche alla Banca Mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, il Fondo cerca nuova liquidità scontrandosi, non diversamente dalla World Bank, con i tentennamenti dei Paesi più sviluppati (i principali contribuenti del FMI). La scorsa settimana, l'Unione Europea ha chiesto agli organismi transnazionali di intervenire sulle sempre più precarie economie dell'ex Patto di Varsavia, schiacciate sotto il peso dei fallimenti bancari e della spirale inflazionistica. Tra i grandi finanziatori del Fondo si è mosso per ora solo il Giappone che ha staccato un assegno da 100 miliardi di dollari. L'enorme liquidità disponibile nelle casse dello Stato nipponico (probabilmente il più grande risparmiatore del mondo) ha da tempo convinto Tokyo a investire anche indirettamente nelle obbligazioni sovrane&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4053501311266577181?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4053501311266577181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4053501311266577181' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4053501311266577181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4053501311266577181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/03/prestiti-il-fmi-sceglie-la-strada-della.html' title='Prestiti: il FMI sceglie la strada della riforma'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6708958967342698281</id><published>2009-02-27T03:47:00.000-08:00</published><updated>2009-02-27T03:48:09.877-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>UN ANNO DALLE SCUSE, QUALI PROGRESSI PER GLI ABORIGENI?</title><content type='html'>Nel suo primo rapporto al parlamento a un anno da quando, in una giornata storica per l’Australia, pronunciò per tre volte la parola “scusateci” rivolgendosi alla comunità aborigena a nome dei deputati e del governo per i 200 anni di emarginazione e ingiustizie, il primo ministro Kevin Rudd ha annunciato nuovi investimenti sociali, respingendo l’accusa che troppo poco è stato fatto rispetto alle attese. “Generazioni di condizioni svantaggiate non possono essere superate in una notte” ha detto Rudd nel suo discorso in cui si è impegnato a portare avanti il programma per colmare le marcate differenze tra australiani e aborigeni di cui il segnale più netto è una differenza di aspettativa di vita di 17 anni. Tra i “progressi” menzionati da Rudd, ci sono 13.000 bambini aborigeni sottoposti a cure mediche e 80 nuove abitazioni costruite nelle zone più isolate, che pure sembrano un primo passo per una popolazione di mezzo milione di abitanti (su 21 milioni di australiani), che vivono soprattutto nei remoti territori settentrionali. Il primo ministro ha promesso un investimento di 58 milioni di dollari australiani (circa 30 milioni di euro) in interventi medici e abitativi a favore dei nativi; saranno costruite 4200 nuove case - ha detto - e 4800 saranno riparate; 10 gruppi regionali saranno creati per curare e prevenire il tracoma, una seria infezione batterica agli occhi che colpisce almeno 20.000 bambini, cui si aggiunge l’altro diffuso problema delle infezioni al canale uditivo. Mentre l’opposizione rappresentata dal partito conservatore accusa Rudd di inefficacia e di aver sbagliato approccio, i rappresentanti aborigeni si dividono tra chi non si attendeva grandi cambiamenti in solo 12 mesi e chi protesta perché il nuovo governo laburista non ha cominciato con il cancellare controversi interventi della precedente amministrazione ritenuti offensivi e discriminatori. Tra questo il versamento dei sussidi sociali non più in denaro da gestire autonomamente ma in buoni acquisto per cibo e prodotti di prima necessità, per evitare – questo l’intento dichiarato – che gli aborigeni spendano il denaro in alcool, essendo l’alcolismo un problema diffuso nelle comunità dei nativi, invero seriamente deprivate di lavoro e servizi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6708958967342698281?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6708958967342698281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6708958967342698281' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6708958967342698281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6708958967342698281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/un-anno-dalle-scuse-quali-progressi-per.html' title='UN ANNO DALLE SCUSE, QUALI PROGRESSI PER GLI ABORIGENI?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4400642151794235355</id><published>2009-02-27T03:45:00.000-08:00</published><updated>2009-02-27T03:46:46.754-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Non c'è pace senza Hamas</title><content type='html'>Lo sostengono undici mediatori internazionali che chiedono, per sbloccare il negoziato, di coinvolgere il movimento islamico&lt;br /&gt;''L'ultimo, sanguinoso conflitto fra Israele e Hamas ha dimostrato che la politica di isolamento nei confronti di Hamas non può portare stabilità. Come ex negoziatori di pace riteniamo sia di importanza vitale abbandonare la politica fallimentare dell'isolamento per coinvolgere Hamas nel processo politico, in quanto un accordo di pace israelo-palestinese senza Hamas non sarà possibile''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo incomodo. Poche, chiare, parole. A sottoscrivere questa lettera aperta, pubblicata oggi sull'edizione online del quotidiano britannico The Times, sono undici mediatori internazionali. Personaggi della diplomazia e della politica che hanno legato il loro nome alla soluzione negoziata di conflitti. Dei professionisti degli accordi di pace, insomma. Fra gli altri, l'ex inviato in Medio Oriente per il Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu), Alvaro de Soto, l'ex ministro degli esteri israeliano Shlomo Ben-Ami, l'ex inviato dell'Ue in Bosnia Paddy Ashdown, l'ex ministro degli esteri australiano, che mediò la pace in Cambogia, Gareth Evans. Non proprio dei pacifisti che, nel presentare la loro iniziativa, citano il generale israeliano Moshe Dayan: ''Se vuoi fare la pace non parli con gli amici, ma parli con i nemici''. Sembra un discorso molto semplice e lineare, ma quando si parla d'Israele e Palestina tutto diventa sempre dannatamente complesso. ''Chi vi piaccia o no - scrivono i mediatori - Hamas non se ne andrà. Dalla sua vittoria in elezioni democratiche nel 2006, Hamas ha conservato il suo sostegno nella società palestinese malgrado i tentativi di distruggerla attraverso embarghi economici, boicottaggi politici e incursioni militari. Questo approccio non funziona, bisogna trovare una nuova strategia''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scambio di prigionieri. Una lettera indirizzata ai politici israeliani, ma anche all'Unione europea, alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti di Barack Obama. Una lettera che dovrebbero leggere anche in Arabia Saudita e in tutti quei paesi arabi sunniti che vedono Hamas come una filiazione del potere sciita dell'Iran e ne osteggiano il coinvolgimento nel processo politico palestinese. Tra i destinatari andrebbe inclusa anche la nomenklatura del Fatah, ancora ostile a dividere il potere (e i soldi della comunità internazionale) con il movimento islamico. In questo senso, dal Cairo, arrivano segnali interessanti. Il governo egiziano, impegnato in una mediazione tra Hamas e Fatah, spinge per un accordo tra le fazioni palestinesi sui detenuti politici. Dopo il 'colpo di Stato' del 2007, del quale Hamas e Fatah si accusano a vicenda, che ha di fatto diviso la Palestina in due: la Striscia di Gaza nelle mani di Hamas, la Cisgiordania nelle mani di Fatah. Da quel momento a oggi, anche durante l'operazione militare d'Israele a Gaza, una sorta di regolamento di conti tra i militanti di Hamas e Fatah è andato avanti tra omicidi, arresti arbitrari e torture. Ieri, come segnale di buona volontà, ottanta prigionieri vicini a Fatah sono stati rilasciati da Hamas. Erano alcuni dei sospettati di aver attentato alla vita di Ismail Hanyieh, leader di Hamas, il 25 luglio scorso. Nell'attacco morirono cinque miliziani del movimento integralista islamico e una bambina. Ehab al-Ghsain, portavoce del ministero dell'interno di Hamas, ha spiegato che gli ottanta prigionieri sono stati rilasciati dopo che è stata accertata la loro estraneità all'attacco. Abu Mazen aveva ordinato la scorsa settimana alle sue forze di sicurezza di rilasciare gli attivisti pro-Hamas arrestati in Cisgiordania.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4400642151794235355?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4400642151794235355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4400642151794235355' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4400642151794235355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4400642151794235355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/non-ce-pace-senza-hamas.html' title='Non c&apos;è pace senza Hamas'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7392597367802877430</id><published>2009-02-25T08:42:00.000-08:00</published><updated>2009-02-25T08:44:24.498-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Il bond alle famiglie? Troppi rischi</title><content type='html'>Con le sue cedolone all'8,5%, 10%, persino al 15 per cento, il Tremonti bond non passa di certo inosservato in questi tempi di rendimenti ridotti all'osso, con i BoT che offrono al risparmiatore meno dell'1% al netto di ritenuta e commissioni.&lt;br /&gt;La tentazione di invitare l'investitore retail al "banchetto" di questi nuovi strumenti ibridi è grande: se una parte del risparmio degli italiani dovesse contribuire a rafforzare il sistema bancario a sostegno della ripresa economica del Paese, l'operazione potrebbe diventare "socialmente" virtuosa.&lt;br /&gt;E la partecipazione dei privati alleggerirebbe il peso di queste ricapitazzazioni sul bilancio dello Stato e in particolare sul debito pubblico. &lt;br /&gt;Fatto è che l'ipotesi di estendere anche al risparmiatore, oltre al Tesoro, la sottoscrizione dei Tremonti-bond è ora all'esame dei tecnici del Mef, della Banca d'Italia e delle stesse banche.&lt;br /&gt;Queste speciali obbligazioni subordinate, che saranno emesse a breve dalle banche per rafforzare il capitale di vigilanza cosiddetto Core Tier-1, tuttavia non sono adatte a tutti i palati. Sono prodotti d'investimento particolarmente rischiosi e solo l'investitore più sofisticato può valutarne correttamente il rapporto rischio/rendimento.&lt;br /&gt;I bond subordinati, ibridi, convertibili e perpetui sono molto lontani dalle obbligazioni senior (titoli di debito) perché si avvicinano di più all'equity: le cedole dei Tremonti-bond vengono pagate solo quando c'è un utile distribuibile e quindi sono perse (non cumulabili) nell'anno in cui l'esercizio della banca è in rosso.&lt;br /&gt;In aggiunta, il Tremonti-bond si comporta come un titolo azionario (il termine tecnico è pari passu) in quanto nel caso di abbattimento del capitale anche il valore del bond ne risente in eguale misura.&lt;br /&gt;La possibilità che il Tremonti-bond finisca nel portafoglio delle famiglie italiane è dunque remota, secondo fonti bancarie che tra l'altro temono i tempi lunghi della preparazione di un prospetto ad hoc.&lt;br /&gt;La preoccupazione principale è però di stampo reputazionale: il risparmiatore potrebbe non essere in grado di capire fino in fondo che la cedola e il capitale di un bond ibrido sono altamente a rischio, come nel caso del dividendo e dell'andamento di Borsa del titolo azionario bancario.&lt;br /&gt;In passato, la Banca d'Italia ha frenato il collocamento dei bond subordinati per il Core Tier-1 e Tier-1 presso la clientela retail delle banche. È più probabile che i Tremonti-bond, se allineati alle condizioni di mercato come richiede la Commissione europea in nome della concorrenza, possano essere offerti agli investitori istituzionali, come i fondi comuni d'investimento, gli hedge fund, le banche stesse&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7392597367802877430?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7392597367802877430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7392597367802877430' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7392597367802877430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7392597367802877430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/il-bond-alle-famiglie-troppi-rischi.html' title='Il bond alle famiglie? Troppi rischi'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6132394450307110290</id><published>2009-02-17T10:16:00.000-08:00</published><updated>2009-02-17T10:17:11.588-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/armata'/><title type='text'>Calano le spese militari, ma non negli Usa e in Cina</title><content type='html'>Non ci sono solo cattive notizie sul fronte della crisi finanziaria. La minore disponbilità di risorse infatti si sta abbattendo anche sulle spese militari. La Russia ha tagliato del 15% il bilanciao dlla Difesa, Londra ha rinviato la costruzione di due portaerei e ridurrà carri armati e artiglieria, la Francia ridurrà da 13 mila a 11 mila i soldati all’estero, la Polonia ha effettuato tagli per 4,5 miliardi di euro bloccando l’aumento di soldati in Afghanistan. Anche il governo spagnolo ha messo in conto una contrazione delle spese militari del 3,9%. Quanto all'Italia, anche qui si registra una flessione del 7% nel 2008 a 14,3 miliardi di euro. La Cina per ora ha confermato stanziamenti per 61,5 miliardi di dollari nel 2008 contro il 46,8 miliardi del 2007, con l’obiettivo di arrivare a 100 miliardi entro il 2011. Ma il bilancio militare cinese è notoriamente poco trasparente, per quanto la disoccupazione crescente potrebbe far crescere la repressione nel Paese. Non si ferma nemmeno il governo Usa, che per il 2009 prevede spese militari per 515 miliardi, contro i 460 del 2008 (ma bisogna aggiungere altri 170 miliardi nel 2008 e 138 nel 2009). Questo almeno quanto preventivato dall’ultima amministrazione Bush, mentre per il 2010 il segretario alla difesa Robert Gates ha già chiesto un aumento di 60 miliardi, ma pare che Obama voglia fermarsi allo stanziamento previsto dal suo predecessore di 527 miliardi di dollari (+72 miliardi di spese belliche, in calo grazie al progressivo ritoro dall’Iraq). Gli Usa coprono circa la metà delle spese militari mondiali. (Fonte: Gianandrea Gaiani, Il Sole 24 Ore,&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6132394450307110290?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6132394450307110290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6132394450307110290' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6132394450307110290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6132394450307110290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/calano-le-spese-militari-ma-non-negli.html' title='Calano le spese militari, ma non negli Usa e in Cina'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8716339503946753900</id><published>2009-02-17T10:15:00.000-08:00</published><updated>2009-02-17T10:16:25.411-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><title type='text'>Protocollo di Kyoto: Italia immobile, nel 2008 bruciati 1,7 miliardi di euro</title><content type='html'>"L'Italia è immobile nel primo anno di azione del protocollo di Kyoto e la non applicazione del trattato è già costata nel 2008 oltre 1,7 miliardi di euro mentre al 2012 il conto potrebbe superare i 7,5 miliardi di euro" - denuncia un comunicato congiunto di Greenpeace, Legambiente e Wwf. Ieri trenta 'pinguini' di Legambiente sono scesi in piazza a Roma per per celebrare l’anniversario della firma del Protocollo di Kyoto e chiedere di non incentivare lo sviluppo di carbone e nucleare ma investire su fonti rinnovabili e risparmio energetico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8716339503946753900?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8716339503946753900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8716339503946753900' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8716339503946753900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8716339503946753900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/protocollo-di-kyoto-italia-immobile-nel.html' title='Protocollo di Kyoto: Italia immobile, nel 2008 bruciati 1,7 miliardi di euro'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4022295092463339411</id><published>2009-02-10T09:47:00.000-08:00</published><updated>2009-02-10T09:48:12.708-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diritti umani'/><title type='text'>PACCHETTO SICUREZZA (3): EDITORIALE DI ‘FAMIGLIA CRISTIANA’ (Testo integrale)</title><content type='html'>[Testo integrale dell' editoriale dell’ultimo numero del settimanale "Famiglia Cristiana" che, secondo notizie di agenzie di stampa, ha fatto dire stasera al ministro dell'Interno: "Per tutelare la mia onorabilità e quella della carica che ricopro ho deciso di dare mandato ai miei legali di agire in ogni sede civile e penale".]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica. E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, già colpevole attorno ai tavoli del bar. Nessuno ha colto il suo grido d’allarme e l’Italia precipita, unico paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei ‘Bravi’ di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo. La ‘cattiveria’, invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di governo, trasformata in legge. Così, questo paese, già abbastanza ‘cattivo’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo stato di diritto. La fantasia del ‘cattivismo’ padano fa strame dei diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno (a margine: che credibilità ha il progetto di un’Italia federalista in mano alla Lega?). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare ‘rospi’ padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa. La sicurezza è solo un alibi per norme inutili e dannose, per scaricare il malessere del paese sugli immigrati, capro espiatorio della crisi. Il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale. Una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. L’altra si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, così come la dottrina sociale della Chiesa vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società. L’ignobile ‘cattivismo’ leghista ha fatto scattare la maggioranza sull’attenti e oggi il paese adotta un diritto speciale (indegno di una democrazia) che discrimina tra cittadini (gli italiani) e non-cittadini (gli extracomunitari). La Chiesa non ci sta; gli ordini dei medici protestano e fanno sapere che non faranno i delatori; la polizia, delegittimata, non accetta il far west delle ronde e della giustizia ‘fai da te’: “Quel provvedimento”, dicono, “rischia di legittimare azioni incontrollabili di squadracce di esaltati”. La Lega, invece, esulta. Finalmente, il ‘bastone padano’, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal parlamento. Allora in molti sorridevano e liquidavano i desideri dei ‘volontari verdi’ come chiacchiere. Appunto, da osteria. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente. L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie. Altro che implementare il ‘fondo rimpatri’ per stranieri! Presentando il ‘Fondo famiglia lavoro’, il cardinale Tettamanzi ha detto: “La solidarietà si realizza attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4022295092463339411?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4022295092463339411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4022295092463339411' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4022295092463339411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4022295092463339411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/pacchetto-sicurezza-3-editoriale-di.html' title='PACCHETTO SICUREZZA (3): EDITORIALE DI ‘FAMIGLIA CRISTIANA’ (Testo integrale)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7901661520295636800</id><published>2009-02-10T09:44:00.000-08:00</published><updated>2009-02-10T09:45:30.579-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Medici e infermieri, non spie</title><content type='html'>4 associazioni mediche lanciano un appello alla società civile per chiedere ai Senatori di respingere l’emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giuramento professionale impone a medici e infermieri di segnalare la situazione dei migranti irregolari che si rivolgono a loro per cure mediche : con questa motivazione Medici senza Frontiere (MSF), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) hanno lanciato un appello alla società civile per chiedere ai Senatori di non votare l’emendamento per sopprimere il principio di “non segnalazione” alle autorità. Il voto è previsto per il 3 febbraio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il 3 febbraio prossimo il Senato sarà chiamato a votare l’emendamento 39.306, presentato in sede di esame del DDL 733, che sopprime il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comma 5 attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soppressione di questo comma sarebbe in contrasto con l’art.32 della Costituzione, che sancisce il diritto alla salute per tutti, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. &lt;br /&gt;Al di là dell’eventuale incostituzionalità dell’emendamento, in caso di approvazione resta il rischio concreto che il timore di essere segnalati alle autorità impedisca agli stranieri in posizione irregolare di non chiedere cure mediche, il che farebbe aumentare i rischi per la salute di tutti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7901661520295636800?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7901661520295636800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7901661520295636800' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7901661520295636800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7901661520295636800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/medici-e-infermieri-non-spie.html' title='Medici e infermieri, non spie'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6714314992779531362</id><published>2009-02-06T04:04:00.001-08:00</published><updated>2009-02-06T04:04:58.198-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/nascosta'/><title type='text'>Germania, Francia e Italia hanno sistemi fiscali illeggitimi.Parola di banchiere svizzero</title><content type='html'>Il presidente della “Swiss private bankers' association” accusa i Paesi europei e le loro pratiche fiscali "vessatorie"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Konrad Hummler, a capo della “Swiss private bankers' association” ha dichiarato al Guardian che “ha la sensazione che il sistema democratico sia andato molto al di là del suo ruolo leggittimo contro il contribuente. Ciò che fanno alcuni Paesi sarà anche legale, ma non è leggittimo”. Il banchiere ha accusato in particolare Germania, Francia e Italia di essere “stati illeggittimi”, dove i cittadini non hanno protezione contro tasse eccessive.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ricordiamo che in Svizzera l'evasione fiscale non costituisce un reato. Per essere perseguibili, è necessario che venga configurato il reato, ben più difficile da dimostrare, di frode fiscale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;All'estremo opposto, la Svizzera è uno dei pochissimi Paesi al mondo in cui un impiegato di banca che diffonde informazioni riservate incorre in un crimine penale - e non in una semplice sanzione civile o amministrativa - e rischia la prigione. Nel 1997, un impiegato della UBS a Zurigo scoprì che la banca stava bruciando i documenti relativi ai clienti di religione ebraica che erano morti nell'olocausto. Quando ha riferito questa scoperta alla stampa e alla polizia, è stato accusato di violazione delle leggi svizzere ed è dovuto fuggire negli Usa, dove ha ottenuto asilo politico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Gli stessi banchieri svizzeri stimano di gestire circa il 30% degli 11.500 miliardi di dollari (una cifra pari a oltre cinque volte il PIL dell'Italia) che le persone fisiche nascondono nei paradisi fiscali del pianeta, sottraendoli al pagamento delle tasse. Lo stesso Knorad Hummler ha candidamente ammesso che la “gran parte degli investitori stranieri con soldi depositati in Svizzera evade le tasse”. Lo scorso anno, il ministro delle finanze tedesco ha proposto che il Paese elvetico venga considerato un paradiso fiscale non - cooperativo. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: The Guardian&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6714314992779531362?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6714314992779531362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6714314992779531362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6714314992779531362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6714314992779531362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/germania-francia-e-italia-hanno-sistemi.html' title='Germania, Francia e Italia hanno sistemi fiscali illeggitimi.Parola di banchiere svizzero'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1889395137017318390</id><published>2009-02-06T03:51:00.000-08:00</published><updated>2009-02-06T03:52:22.453-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><title type='text'>STRISCIA DI GAZA</title><content type='html'>“I cristiani qui non soffrono a causa dei musulmani ma accanto e con essi. Cristiani e musulmani palestinesi combattono fianco a fianco la stessa guerra per una vita degna di essere vissuta. Nella nostra scuola ci sono 1150 allievi, e solo 140 sono cristiani. Il resto sono musulmani. Io mi rifiuto di essere un prete solo per i cristiani. Siamo tutti palestinesi e abbiamo tutti gli stessi diritti. La guerra è finita, ma dopo l’offensiva israeliana restano quasi 6000 persone ferite e bambini disabili a cui portare assistenza e aiuto medico e psicologico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Da una dichiarazione alla MISNA di Padre Manuel Musallam, unico sacerdote cattolico della Striscia di Gaza e parroco della chiesa della Santa Famiglia].&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1889395137017318390?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1889395137017318390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1889395137017318390' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1889395137017318390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1889395137017318390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/striscia-di-gaza.html' title='STRISCIA DI GAZA'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3411404142026960657</id><published>2009-02-06T03:39:00.001-08:00</published><updated>2009-02-06T03:39:48.664-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Fermata la privatizzazione dell'acqua in Lombardia</title><content type='html'>Il forum italiano dei movimenti per l'acqua saluta la modifica della legge regionale della Lombardia come una vittoria dei sindaci e dei movimenti per l'acqua. L'iperliberista Presidente della Regione ha dovuto prendere atto della profonda opposizione popolare al suo disegno di imporre per legge la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato ed è stato costretto a modificare la legge regionale, riaffermando l'autodeterminazione degli enti locali nella scelta delle modalità di gestione di un bene comune e diritto umano universale come l'acqua. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai Sindaci e agli enti locali, che sono stati protagonisti in prima persona di questo STOP alla privatizzazione, chiediamo ora di operare, insieme ai comitati territoriali per l'acqua pubblica, per scongiurare anche in futuro il possibile ritorno di nuovi provvedimenti a favore della messa sul mercato del servizio idrico integrato, promuovendo in tutti i territori di loro competenza percorsi per la definitiva sottrazione del bene comune acqua alle leggi del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo che si approvino in tutti i Consigli Comunali delibere in cui si dichiari l'acqua "bene comune e diritto umano universale" e il servizio idrico integrato come "servizio privo di rilevanza economica" e che si costruiscano dovunque tavoli di lavoro per progettare percorsi partecipativi per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, così come definiti dalla legge d'iniziativa popolare in questi giorni tornata all'esame del Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forum italiano dei movimenti per l'acqua&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3411404142026960657?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3411404142026960657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3411404142026960657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3411404142026960657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3411404142026960657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/fermata-la-privatizzazione-dellacqua-in.html' title='Fermata la privatizzazione dell&apos;acqua in Lombardia'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3478974085554586240</id><published>2009-02-04T01:00:00.000-08:00</published><updated>2009-02-04T01:01:34.868-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><title type='text'>Gaza, eliminate il pacifista Arrigoni</title><content type='html'>Un sito sionista invita a 'neutralizzare' il pacifista Vittorio Arrigoni&lt;br /&gt;Volete aiutare a portare la pace in Medio Oriente? Aiutate l'esercito a trovare i fiancheggiatori dei MILITANTI  di Hamas, cosicchè possano neutralizzarli. Il numero uno della lista è Vittorio Arrigoni, è italiano, fa lo scudo umano nelle ambulanze che soccorrono i feriti - e trasportano armi - nel centro di Gaza. Abbiamo anche messo una sua foto in modo da consentire all'esercito di trovarlo e ucciderlo. Ma sono anche altri gli attivisti, sedicenti pacifisti che solidarizzano con il movimento terrorista, aiutandoli nella propaganda, nella disinformazione, nell'aiuto logistico ad Hamas. E' tempo di trattare queste persone come combattenti nemici. Sono loro che allungano il conflitto all'infinito e, una volta eliminati, solo allora ci potrà potenzialmente essere una pace giusta per arabi e israeliani. Se avete notizie sul come localizzarli telefonate all'esercito israeliano al seguente numero...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intrecci lobbistici. Quanto precede è la sintesi di quanto compare sul sito 'Stop the Ism', 'Fermate l'Ism', ovvero l'International Solidarity Movement, un movimento pacifista fondato nel 2001 che ha tra le sue prerogative l'azione non violenta contro l'esercito israeliano nei Territori occupati. L'autore della lista di proscrizione, molto simile ai 'wanted', corredati di foto e taglia, del Far West americano, non è un membro dell'esercito, dei servizi segreti (almeno non apparentemente), né del ministero della Difesa israeliano. Ma non è nemmeno un 'comune' cittadino ebreo che ha particolarmente in odio i palestinesi. Non è un cialtrone, un ciarlatano, un pazzo. Bensì un rispettabilissimo ebreo americano. Si chiama Lee Kaplan e abita in California. Ha due siti (Stoptheism.com e Dafka) e un blog (http://kaplanwatch.blogspot.com), nei quale discetta di 'giornalismo investigativo, politica estera, sicurezza, guerra al terrore' e via dicendo. E' direttore del sito 'Northeast Intelligence Network' e scrive per il 'Canada Free Press' e per il Frontpage magazine. Il conservatore 'Frontpagemag.com' è la cassa di risonanza della propaganda sionista filo-Likud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Trotsky ai neo-con. L'associazione che pubblica il giornale, la 'David Horowitz Freedom Center', è una 'charity', ovvero un'organizzazione benefica, con profitti di quasi 10 milioni di dollari all'anno, quasi tutti provenienti da donazioni della lobby ebraica Usa. La Bradley Foundation da sola contribuisce a ingrassare le sue casse con 2 milioni di dollari. Improntata a una politica economica iperliberista, la Bradley Foundation è la più grande fondazione di destra del Wisconsin. Ha un capitale di 700 milioni di dollari, una piccola parte dei quali finirono anche nel 'Project for a New American Century', manifesto neo-con elaborato da Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Richard Perle e Paul Wolfowitz), tutti membri dell'amministrazione Bush. Per questi motivi l'ex trotzkysta e ora fervente neo-conservatore David Horowitz può ragionevolmente essere definito un uomo molto potente. Oltre al Freedom Center e al Front Page, ha una sua televisione, 'David Horowitz Tv', e amicizie eccellenti, che vanno dallo stratega della campagna di Bush, Karl Rove, a influenti senatori conservatori, ed evidentemente anche conoscenze nell'ambito dell'intelligence nazionale e internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia e l'Achille Lauro. Tornando al sito del suo 'protetto' Kaplan, sono anche altri gli attivisti che 'dovrebbero diventare un bersaglio delle forze israeliane'. Tra questi, Ewa Jasiewicz ("Aiutate l'Idf a trovarla, per eliminarla in modo permanente, se conoscete la sua esatta ubicazione mandate una mail a noi così possiamo 'beccarla' e farla uscire per sempre"). In riferimento ad Arrigoni, citiamo dal sito di Kaplan: "Pubblichiamo una sua foto così l'Idf può trovarlo e liberarci di lui in maniera permanente. Il governo italiano si è comportato in maniera disastrosa durante la vicenda dell'Achille Lauro, permettendo a Mahmoud Abbas a fuggire dopo la sua cattura da parte dei militari Usa. Dubitiamo che il governo italiano abbia particolarmente a cuore questo anarchico recidivo (Arrigoni, ndr) per Hamas e l'Ism, e speriamo diventi un bersaglio per essere rimosso in maniera definitiva".&lt;br /&gt;Abbiamo chiamato il numero di telefono che Kaplan invita a chiamare. Riportiamo qui la conversazione occorsa con il soldato israeliano che ha risposto. Abbiamo anche chiamato Arrigoni e un'altra ragazza della black list di Kaplan, Jenny Linnel, britannica. Entrambi impegnati a Gaza come membri dell'International Solidarity Movement.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrigoni, cosa fate a Gaza?&lt;br /&gt;La nostra attività è principalmente stare sulle ambulanze della Mezzaluna Rossa. Siamo distribuiti lungo tutta la striscia. Quattro dei nostri sono a Rafah, due a Jabaliya e tre a Gaza city. Abbiamo fatto una conferenza stampa per informare Israele che gli internazionali presenti nella Striscia sarebbero andati sulle ambulanze come scudi umani, sperando che la presenza internazionale funga da deterrente. In realtà però sappiamo benissimo che hanno già colpito moschee, scuole, ospedali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sito 'Stop the Ism' invita l'esercito a 'liberarsi' di te. Sei un fiancheggiatore di Hamas?&lt;br /&gt;(Ride) Personalmente, come attivista per i diritti umani, Hamas non piace assolutamente. Per cui ho qualcosa da ridire anche a loro, che hanno parecchio limitato i diritti umani da quando hanno vinto le elezioni. Però io non sono nessuno per imporre il mio modello e il mio stile di vita alla popolazione civile di Gaza. La popolazione, infatti, ha scelto Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jenny Linnel, sei a conoscenza del fatto che un sito internet chiede informazioni affinchè i militari israeliani possano individuarvi e farvi fuori?&lt;br /&gt;Sì, me l'ha mostrato ieri Vittorio. Una pazzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le persone dell'Ism sono elencate come terroristi collusi con Hamas. Suggeriscono come fare a disfarsi di voi.&lt;br /&gt;Sì è un incitamento all'omicidio, stanno dicendo alla gente di ucciderci. &lt;br /&gt;É assurdo e tutte le accuse contro gli attivisti dell'Ism sono false. In questo momento sto con una famiglia e i loro bambini... sono forse dei terroristi di Hamas? Se la ragazzina di sei anni con cui sto cenando lo è, allora penso che tutto il mondo è impazzito. Diciamolo chiaro ancora una volta, uno dei principi fondanti dell'Ism è quello della non-violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi non sei una sostenitrice di Hamas?&lt;br /&gt;Sono una sostenitrice di tutti i comuni palestinesi che soffrono per l'occupazione israeliana. Il lavoro dell'Ism nei territori occupati non fiancheggia alcun gruppo o organizzazione palestinese. Non siamo affiliati con nessuno e in particolare non lo siamo con Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo chiamato l'ambasciata italiana a Tel Aviv investendoli della questione. Conoscevano Arrigoni ma non le minacce intimidatorie di Kaplan. L'ambasciatore Luigi Mattiolo ha informato le autorità israeliane, che gli hanno assicurato di 'interessarsi della questione', precisando che non si tratta di un sito ufficiale e che vi sono numerosi altri siti con il numero di telefono dell'esercito israeliano, concepito per ricevere segnalazioni su eventuali terroristi di Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo poi chiamato la Farnesina. Questa la risposta del capo ufficio stampa, Pasquale Ferrara: "In primo luogo, sottolineo che Arrigoni è stato contattato a più riprese dal Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme, che gli ha fatto presente che da parte italiana in questo momento si scoraggiano assolutamente viaggi o permanenze a qualsiasi titolo di cittadini italiani nella Striscia, come da specifici avvisi dell'Unità di crisi, offrendogli ogni assistenza per la sua partenza. Arrigoni ha da parte sua ritenuto di restare. Sugli altri aspetti della vicenda, trovo ovviamente deplorevole e grave che un sito internet istighi all'uccisione di un cittadino italiano. Stiamo conseguentemente facendo fare accurate verifiche per acquisire tutti gli elementi, anche tenendo conto che il sito in questione è gestito all'estero". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo chiamato la sede del 'David Horowitz Popular Center', dove una solerte segretaria ci ha spiegato che non era possibile parlare con il direttore, David Horowitz, perchè 'non è in sede'. "Come possiamo contattarlo?". "Non potete. Provate su internet".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo anche provato a chiamare Lee Kaplan, ma non ha risposto al telefono. 'Restiamo umani', termina ogni reportage che Arrigoni scrive dalla Palestina. E' ciò che suggeriamo anche a Kaplan.PEACEREPORTER&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3478974085554586240?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3478974085554586240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3478974085554586240' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3478974085554586240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3478974085554586240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/gaza-eliminate-il-pacifista-arrigoni.html' title='Gaza, eliminate il pacifista Arrigoni'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2314613426802138940</id><published>2009-02-04T00:53:00.000-08:00</published><updated>2009-02-04T00:57:06.852-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><title type='text'>Bombe al fosforo sull'ospedale</title><content type='html'>Il racconto del dottor Walid, direttore dell'Al Quds&lt;br /&gt;Il dottor Walid Ramadan, direttore sanitario dell'ospedale al Quds, racconta l'attacco alla struttura gestita dalla Mezzaluna Rossa nel quartiere di Tel al Hawal, dove ieri si sono verificati i combattimenti più duri tra soldati israeliani e militanti di Hamas, e dove stamani sono stati rinvenuti oltre 20 cadaveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dottor Ramadan, com'è la situazione?&lt;br /&gt;Drammatica: oltre mille morti e 5.200 feriti dall'inizio dell'attacco a Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è successo ieri?&lt;br /&gt;Siamo stati bombardati. Hanno colpito la struttura principale, e due edifici che ospitano gli uffici dell'amministrazione. Cinque piani sono andati a fuoco e sono andati completamente distrutti. Per quanto riguarda l'ospdeale, due piani sono bruciati. Durante la notte abbiamo dovuto evacuare tutti i pazienti e lo staff. Inoltre, vi erano numerosi civili che avevano trovato rifugio nell'ospedale. In totale, quasi 300 persone. Sono stati gli stessi medici che hanno portato i letti in strada, agitando le bandiere bianche. I pazienti sono stati portati 5-600 metri lontani dalla struttura, mentre i combattimenti infuriavano a colpi di bombe e raffiche di armi automatiche. Grazie a Dio, nessuno è rimasto ferito nelle operazioni, ma è stato uno shock terribile, sia per i pazienti che per lo staff. Poi sono venute le ambulanze che hanno portato i pazienti all'ospedale Shifa, in centro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle macerie stamani sono stati estratti molti cadaveri.&lt;br /&gt;Sì, sono il risultato dei combattimenti di ieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ospedale è stato colpito da una bomba di aereo o da un proiettile di tank?&lt;br /&gt;E' stato un tank, abbiamo ritrovato il proiettile al secondo piano. Per quanto riguarda l'altra struttura, è stata colpita da una bomba al fosforo che ha bruciato tutto. Anche il deposito dei medicinali e delle attrezzature varie è andato perduto. La situazione è molto, molto brutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al vostro ospedale avete ricevuto vittime con ferite ricollegabili all'uso di fosforo bianco?&lt;br /&gt;Abbiamo dovuto amputare molti pazienti. Arrivavano con ferite che continuavano a bruciare su tutto il corpo, oltre a traumi multipli. Certo, le bombe sono quelle al fosforo bianco. Ieri pomeriggio, mentre cercavamo di spegnere gli incendi all'ospedale, dopo un po' questi piccoli... grumi, chiamati appunto fosforo bianco, una volta spenti, ricominciavano a bruciare. Le avete viste, in televisione, no? Le esplosioni dagli elicotteri che rilasciano queste cose fiammeggianti con una scia di fumo...PEACEREPORTER&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2314613426802138940?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2314613426802138940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2314613426802138940' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2314613426802138940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2314613426802138940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/02/bombe-al-fosforo-sullospedale.html' title='Bombe al fosforo sull&apos;ospedale'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3470444222572267996</id><published>2009-01-27T08:27:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T08:28:11.863-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Le banche salvate dai proventi del traffico di droga?</title><content type='html'>l'ONU denuncia il ruolo dei flussi illeciti di capitale in tempi di crisi finanziaria &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) - ha ragione di credere che una parte degli introiti del commercio delle sostanze stupefacenti abbia “salvato” numerose banche duramente colpite dalle conseguenze dell'attuale crisi finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore dell'UNODC, l'italiano Antonio Maria Costa, la scorsa settimana ha rilasciato un'intervista al settimanale austriaco Profil in cui ha sottolineato come il denaro derivante dal traffico di droga sia stato in molti casi l'unico a disposizione degli istituti di credito, che nel secondo semestre del 2008 si sono ritrovati con una quasi totale mancanza di liquidità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“in diversi casi, i soldi della droga sono l'unico investimento liquido di capitali” ha dichiarato Costa. Ricordiamo che proprio la mancanza di liquidità è stato il maggior problema del sistema bancario nella seconda metà del 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'UNODC ha le prove che alcuni prestiti interbancari sono stati finanziati con denaro illecito che proveniva dal commercio di droga e altre attività criminose e che “ci sono segnali che alcune banche sono state salvate da quei fondi”.  Nell'intervista, Costa non ha però menzionato istituti di credito o Paesi specifici coinvolti in queste operazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: Reuters&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3470444222572267996?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3470444222572267996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3470444222572267996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3470444222572267996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3470444222572267996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/le-banche-salvate-dai-proventi-del.html' title='Le banche salvate dai proventi del traffico di droga?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7996585118139806903</id><published>2009-01-27T08:26:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T08:27:27.757-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/fame nel mondo'/><title type='text'>Fame nel mondo: è sempre allarme rosso</title><content type='html'>In assenza di risposte politiche adeguate, precisa il think-tank londinese Chatham House, il mondo è destinato a fare i conti con una nuova emergenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La caduta del prezzo delle materie prime dopo lo scoppio della bolla speculativa non ha fatto rientrare l'allarme sulla crisi alimentare mondiale, i prezzi del comparto sono destinati a salire di nuovo mentre la crescente mancanza d'acqua e l'impatto del cambio climatico sull'agricoltura produrranno un nuovo e generale peggioramento delle condizioni a livello globale. Sono questi, in sintesi, i principali elementi di preoccupazione evidenziati in questi giorni dal rapporto presentato dal think-tank londinese Chatham House. In assenza di risposte politiche adeguate, precisa il rapporto, il mondo è quindi destinato a fare i conti con una nuova emergenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione di Chantam House viene alla luce in un momento di particolare attenzione. I ministri dell'agricoltura e i funzionari Onu saranno impegnati a trattare l'argomento “fame” proprio in questi giorni in un incontro ad hoc a Madrid. Secondo le nazioni Unite, ad aggravare il fenomeno della crisi alimentare ci sarebbero soprattutto la crescita della disoccupazione e la riduzione delle rimesse degli immigrati verso i Paesi d'origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso anno, ha segnalato il direttore del World Food Program delle Nazioni Unite Josette Sheeran, il numero delle persone denutrite nel mondo è aumentato di 40 milioni di unità. Il dato complessivo (963 milioni) potrebbe peggiorare visto che i segnali di una nuova crescita dei prezzi non mancano di certo. L'output agricolo in Europa, Usa, Brasile e Argentina è stato inferiore alle attese e proprio per questo i prezzi delle commodities sembrano destinati a salire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unica via d'uscita, spiega il rapporto Chantam, consiste nel massiccio incremento di investimenti da parte dei Paesi più ricchi. L'erogazione dei fondi dovrebbe in questo senso orientarsi in tre direzioni: il contrasto al riscaldamento globale, il sostegno allo sviluppo dell'agricoltura e l'aumento degli aiuti internazionali allo sviluppo delle nazioni più povere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7996585118139806903?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7996585118139806903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7996585118139806903' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7996585118139806903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7996585118139806903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/fame-nel-mondo-e-sempre-allarme-rosso.html' title='Fame nel mondo: è sempre allarme rosso'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3408595225965515091</id><published>2009-01-16T04:40:00.001-08:00</published><updated>2009-01-16T04:40:38.220-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti'/><title type='text'>IL DISSENSO ISRAELIANO: UN EDITORIALE</title><content type='html'>I combattimenti a Gaza sono una â€œguerra di lusso.  Rispetto&lt;br /&gt; alle guerre precedenti, sono un gioco da bambini: i piloti che bombardano&lt;br /&gt; senza incontrare ostacoli, come se fosse un allenamento, i carri armati&lt;br /&gt; e i soldati dellâ€™artiglieria che colpiscono le case e i civili dai&lt;br /&gt; loro veicoli blindati, le forze speciali che distruggono strade intere&lt;br /&gt; protetti dentro i loro minacciosi veicoli senza dure opposizioni. Un&lt;br /&gt; grande e forte esercito sta lottando contro una popolazione inerme e&lt;br /&gt; unâ€™organizzazione debole e logoraâ€: inizia cosÃ¬ lâ€™editoriale di&lt;br /&gt; Gideon Levy pubblicato ieri sullâ€™edizione on-line del quotidiano&lt;br /&gt; israeliano â€˜Haaretzâ€™ e che rappresenta una delle piÃ¹ esplicite e chiare&lt;br /&gt; espressioni di dissenso israeliano per lâ€™offensiva iniziata il 27&lt;br /&gt; dicembre scorso a Gaza. Nel suo fondo â€“ che la MISNA ha tradotto&lt;br /&gt; integralmente in una versione che sarÃ  in linea tra pochi minuti (consultabile&lt;br /&gt; dagli abbonati) â€“ Levy aggiunge: â€œQuesta guerra Ã¨ un gioco per&lt;br /&gt; bambini anche a causa delle sue vittime. Circa un terzo dei morti a Gaza&lt;br /&gt; sono bambini (â€¦) Questa percentuale Ã¨ troppo grande per qualsiasi&lt;br /&gt; standard umanitario o etico. Ãˆ sufficiente guardare le immagini&lt;br /&gt; provenienti dallo Shifa Hospital per vedere quanti bambini bruciati, sanguinanti&lt;br /&gt; o morenti si trovano ora lÃ . La storia ha visto innumerevoli guerre&lt;br /&gt; brutali portare via vite che non si potevano contare. Ma la terribile&lt;br /&gt; percentuale di questa guerra, con un terzo dei morti composto da bambini,&lt;br /&gt; non si Ã¨ mai vista nella storia recenteâ€. Levy denuncia poi&lt;br /&gt; lâ€™indifferenza al dramma umano e umanitario, unâ€™indifferenza che, secondo&lt;br /&gt; il giornalista israeliano, non trova spiegazione neanche nellâ€™intensa&lt;br /&gt; propaganda del governo e dellâ€™esercito di Tel Aviv. â€œLa&lt;br /&gt; sconvolgente indifferenza pubblica a queste cifre Ã¨ incomprensibile. Un migliaio&lt;br /&gt; di propagandisti e apologeti non possono giustificare queste criminali&lt;br /&gt; uccisioni. Si puÃ² accusare Hamas per la morte dei bambini, ma nessuna&lt;br /&gt; persona ragionevole nel mondo acquisterebbe una simile ridicola e&lt;br /&gt; imperfetta merce propagandistica alla luce delle immagini e delle&lt;br /&gt; statistiche provenienti da Gaza (â€¦.) Questo Ã¨ il motivo per cui il sangue dei&lt;br /&gt; bambini di Gaza Ã¨ sulle nostre mani, non sulle mani di Hamas, e noi&lt;br /&gt; non saremo mai in grado di sfuggire a queste responsabilitÃ â€.&lt;br /&gt; Misna.org"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3408595225965515091?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3408595225965515091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3408595225965515091' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3408595225965515091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3408595225965515091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/il-dissenso-israeliano-un-editoriale.html' title='IL DISSENSO ISRAELIANO: UN EDITORIALE'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-18958366265335734</id><published>2009-01-16T04:38:00.002-08:00</published><updated>2009-01-16T04:39:46.274-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti'/><title type='text'>BREVI PER GAZA (Francia, Unicef, Abu Dhabi, Italia)</title><content type='html'>FRANCIA â€“ Hassan Chalghoumi, imam di Drancy, un quartiere alla&lt;br /&gt; periferia di Parigi, ha ricevuto minacce di morte e la sua automobile Ã¨&lt;br /&gt; stata cosparsa di olio e rigata. Chalghoumi Ã¨ noto per i suoi appelli&lt;br /&gt; allâ€™amicizia tra ebrei e musulmani che ha intensificato da quando Ã¨&lt;br /&gt; cominciata lâ€™offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Episodi di&lt;br /&gt; intolleranza, anche anti-semiti, si sono moltiplicati in Francia in&lt;br /&gt; contemporanea alla guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNICEF â€“ In un video diffuso dallâ€™Unicef, il fondo delle Nazioni&lt;br /&gt; Unite per lâ€™infanzia, sono state raccolte immagini drammatiche delle&lt;br /&gt; violenze subite dai bambini di Gaza. Il video raccoglie soprattutto&lt;br /&gt; testimonianze di bambini che non riescono a dormire per paura delle bombe,&lt;br /&gt; che non riescono a dormire, che restano feriti. â€œStavamo dormendo e&lt;br /&gt; sono arrivate le bombeâ€ dice a un certo punto una madre che poi&lt;br /&gt; indicando il volto del figlio insanguinato dice: â€œVogliamo che il mondo&lt;br /&gt; sappiaâ€.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ABU DHABI â€“ â€œGli israeliani non vogliono nessuno, colpiscono coloro&lt;br /&gt; che filmano i loro criminiâ€: lo ha detto Aiman Rozi, il giornalista&lt;br /&gt; di uan televisione di Abu Dhabi ferito durante lâ€™attacco&lt;br /&gt; dellâ€™esercito israeliano contro un edificio che ospitava le redazioni&lt;br /&gt; giornalistiche locali e stranire operanti a Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ITALIA â€“ Aiuti umanitari italiani diretti a Gaza saranno&lt;br /&gt; personalmente consegnati dal ministro degli Esteri di Roma Franco Frattini, che ha&lt;br /&gt; in programma un viaggio in medio Oriente il prossimo lunedÃ¬. Il&lt;br /&gt; governo italiano ha stanziato in aiuti alla popolazione di Gaza quasi tre&lt;br /&gt; milioni di euro; dal porto di Brindisi domenica ne partiranno 40&lt;br /&gt; tonnellate&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-18958366265335734?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/18958366265335734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=18958366265335734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/18958366265335734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/18958366265335734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/brevi-per-gaza-francia-unicef-abu-dhabi.html' title='BREVI PER GAZA (Francia, Unicef, Abu Dhabi, Italia)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1004236249993846002</id><published>2009-01-16T04:38:00.001-08:00</published><updated>2009-01-16T04:38:55.031-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Oggetto: Consumatori:due su tre conoscono l'equo e solidale</title><content type='html'>"Nel mondo intero il 50% delle persone conosce i prodotti del commercio&lt;br /&gt; equo e solidale, ma in Europa la percentuale sale e nei paesi membri&lt;br /&gt; dell'Unione questo tipo di merce è conosciuta da due cittadini su tre. È&lt;br /&gt; il risultato di un'indagine globale della Nielsen che ha giustificato&lt;br /&gt; i dati ricordando come l'idea di un prodotto realizzato e commerciato&lt;br /&gt; in maniera etica, sia nata proprio nei Paesi Bassi. Tra le merci più&lt;br /&gt; conosciute ci sono il caffè, il thé, la cioccolata, ma molti supermercati&lt;br /&gt; si stanno attivando per il commercio di frutta fresca e fiori, o anche&lt;br /&gt; vino, miele, biscotti, riso e altri prodotti di qualità. I consumatori&lt;br /&gt; europei ritengono che questo successo sia dovuto soprattutto al marchio&lt;br /&gt; unico riconoscibile, il logo Fairtrade. Inoltre svelano che mettere&lt;br /&gt; nel carrello della spesa l'equo e solidale è equivalente a fare&lt;br /&gt; beneficienza, allo stesso tempo infatti si aiutano i produttori locali e&lt;br /&gt; l'ambiente."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1004236249993846002?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1004236249993846002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1004236249993846002' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1004236249993846002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1004236249993846002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/oggetto-consumatoridue-su-tre-conoscono.html' title='Oggetto: Consumatori:due su tre conoscono l&apos;equo e solidale'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8226447988715925115</id><published>2009-01-16T04:37:00.000-08:00</published><updated>2009-01-16T04:38:19.321-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Oggetto: Antitrust: troppi intrecci tra gruppi finanziari</title><content type='html'>"Eâ€™ un quadro a tinte fosche quello che emerge dallâ€™indagine&lt;br /&gt; dellâ€™Antitrust sulle societÃ  quotate italiane, che non ha pari in tutta&lt;br /&gt; Europa. Il 60% delle societÃ  prese in esame infatti presenta nel proprio&lt;br /&gt; capitale partecipazioni detenute da loro concorrenti, una realtÃ  che&lt;br /&gt; emerge con maggiore chiarezza tra banche e assicurazioni. Se poi si&lt;br /&gt; prende in considerazione gli organismi di governance, come i Cda, tale&lt;br /&gt; percentuale sale allâ€™89,2%. Nel campo finanziario i gruppi che&lt;br /&gt; presentano i maggiori intrecci sono Generali, Premafin e Mediobanca. Una&lt;br /&gt; situazione che secondo lâ€™Authority richiede precisi interventi normativi,&lt;br /&gt; anzitutto per evitare il cosiddetto â€œeffetto dominoâ€, ossia la&lt;br /&gt; trasmissione di eventuali instabilitÃ  da un azionista allâ€™altro, e poi per&lt;br /&gt; impedire che la stretta relazione tra finanziatori e finanziati&lt;br /&gt; disincentivi la trasparenza verso il mercato in termini di assetto&lt;br /&gt; patrimoniale e rischi assunti."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8226447988715925115?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8226447988715925115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8226447988715925115' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8226447988715925115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8226447988715925115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/oggetto-antitrust-troppi-intrecci-tra.html' title='Oggetto: Antitrust: troppi intrecci tra gruppi finanziari'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-737535838714681169</id><published>2009-01-16T04:36:00.000-08:00</published><updated>2009-01-16T04:37:28.488-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>NUOVO RECORD DEL DEBITO PUBBLICO</title><content type='html'>E' nuovo record per il debito pubblico italiano: ad ottobre - secondo&lt;br /&gt;quanto risulta dal supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia -&lt;br /&gt;si è attestato a 1.670,6 miliardi. A settembre si era registrata invece&lt;br /&gt;una contrazione (1.648,6 miliardi) dopo il record raggiunto in agosto&lt;br /&gt;(a 1.666,6 miliardi). Crescono le entrate tributarie: nei primi 11 mesi del 2008 si sono attestate infatti a 344 miliardi, cioé il 2,8% in più&lt;br /&gt;rispetto ai 334,1 del gennaio-novembre 2007. Nel solo mese di novembre&lt;br /&gt;le entrate tributarie sono state pari a 32,7 miliardi (in linea&lt;br /&gt;rispetto ai 32,9 miliardi nel novembre 2007). Cala, su base annua, il debito delle amministrazioni locali: a ottobre 2008 - secondo il Supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia - si è attestato a 109,4 miliardi&lt;br /&gt;rispetto ai 111,8 di ottobre 2007 (2,4 miliardi in meno). In lieve&lt;br /&gt; aumento invece rispetto a settembre 2008 quando il debito era a 108,2&lt;br /&gt; miliardi (+1,2 miliardi). Il dato annuo dipende dal calo che si registra&lt;br /&gt; per Regioni e province autonome: 42,3 miliardi contro i 45,9 miliardi di&lt;br /&gt; ottobre 2007 (-3,6 miliardi). Mentre risulta in crescita contenuta il&lt;br /&gt; debito delle Province (da 8,7 miliardi di ottobre 2007 a 8,9 miliardi) e&lt;br /&gt; più forte è l'aumento registrato dai Comuni: da 46,8 a 48,5 miliardi.&lt;br /&gt; Su base mensile si registra una sostanziale stabilità del debito per&lt;br /&gt; Regioni e province autonome (da 42,312 miliardi di settembre a 42,384 di&lt;br /&gt; ottobre); per le Province (da 8,915 a 8,995) e i Comuni (da 48,319 a&lt;br /&gt; 48,575) ma cresce il debito alla voce 'altri enti' (da 8,6 a 9,4&lt;br /&gt; miliardi). ANSA.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-737535838714681169?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/737535838714681169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=737535838714681169' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/737535838714681169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/737535838714681169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/nuovo-record-del-debito-pubblico.html' title='NUOVO RECORD DEL DEBITO PUBBLICO'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7714909512928586510</id><published>2009-01-07T08:24:00.000-08:00</published><updated>2009-01-07T08:26:10.745-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti'/><title type='text'>NOTIZIE SULL'OCCUPAZIONE ISRAELIANA IN TERRA SANTA (PALESTINA)</title><content type='html'>"Israele è l’occupante"&lt;br /&gt;Michel Warschawski, una delle ‘voci contro’ della società israeliana &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERVISTA. "Israele occupa Gaza e la Cisgiordania da 42 anni. Questo è un fatto. Ogni azione contro questa occupazione è un'iniziativa di autodifesa, non il contrario. Il resto è una voluta manipolazione, che riesce bene, però, al punto che a volte sembra di parlare di un problema di sei mesi, un anno o due anni fa"&lt;br /&gt;Come siamo arrivati a questo punto? &lt;br /&gt;L'opinione di Uri Avnery, giornalista israeliano e fondatore di Gush Shalom&lt;br /&gt;Tradotto da Maan News&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco dopo la mezzanotte, il canale arabo di al-Jazeera stava riferendo gli eventi da Gaza. Improvvisante la telecamera puntò in alto, verso il cielo buio. Lo schermo era un campo nero. Non si poteva vedere nulla, ma si poteva sentire l'audio: il rumore dei caccia, uno spaventoso, terrificante ronzio di droni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era impossibile non pensare alle decine di migliaia di bambini di Gaza che ascoltavano quel rumore in quel momento, rannicchiati, paralizzati dalla paura, aspettando che le bombe cadessero. "Israele deve difendersi dai razzi che terrorizzano le nostre città meridionali", hanno spiegato i portavoce israeliani. "I palestinesi devono rispondere all'uccisione dei loro combattenti nella Striscia di Gaza", hanno dichiarato i portavoce di Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la verità, il cessate il fuoco non è stato interrotto, poiché non vi è stato nessun vero cessate il fuoco. Il principale requisito di qualsiasi cessate il fuoco nella Striscia di Gaza deve essere l'apertura dei valichi di confine. Non può esserci vita a Gaza senza un flusso costante di rifornimenti. Ma i valichi non sono mai stati aperti, eccetto che per poche ore di quando in quando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'embargo aereo, marittimo e terrestre imposto a un milione e mezzo di esseri umani è un atto di guerra, così come qualsiasi bombardamento o lancio di razzi. Paralizza la vita nella Striscia di Gaza: eliminando le principali fonti di impiego, spingendo centinaia di migliaia di persone sull'orlo della fame, impedendo alla maggior parte degli ospedali di funzionare, interrompendo la fornitura di elettricità e di acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coloro che hanno deciso di chiudere i valichi - con qualsiasi pretesto - sapevano che non ci poteva essere un reale cessate il fuoco in quelle condizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il punto principale. Poi sono giunte le piccole provocazioni volte a spingere Hamas a reagire. Dopo diversi mesi, durante i quali non era stato lanciato quasi nessun razzo Qassam, un'unità militare israeliana è stata inviata nella Striscia "al fine di distruggere un tunnel giunto in prossimità della recinzione di confine".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista puramente militare, sarebbe stato più sensato tendere un'imboscata dal nostro lato del confine. Ma l'obiettivo era trovare un pretesto per porre fine al cessate il fuoco, in una maniera che rendesse plausibile dare la colpa ai palestinesi. E infatti, dopo molte di queste piccole azioni, in cui sono stati uccisi combattenti di Hamas, il gurppo islamico ha risposto con un massiccio lancio di razzi, e - guardate un po' - il cessate il fuoco è terminato. Tutti hanno accusato Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qual era l'obiettivo? Tzipi Livni lo ha annunciato apertamente: liquidare il governo Hamas a Gaza. I razzi Qassam servivano solo come pretesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liquidare il governo Hamas? Sembra un capitolo tratto da "La marcia della follia". Dopotutto, non è un segreto che fu proprio il governo israeliano che contribuì alla nascita ed al rafforzamento di Hamas all'inizio. Quando una volta chiesi a un ex capo dello Shin-Bet, Yaakov Peri, a questo riguardo, mi rispose enigmaticamente: "Non lo abbiamo creato, ma non abbiamo ostacolato la sua creazione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per anni le autorità israeliane hanno favorito il movimento islamico nei territori occupati. Tutte le altre attività politiche furono rigorosamente soppresse, ma le attività del movimento nelle moschee erano permesse. Il calcolo era semplice e ingenuo: a quell'epoca, l'Olp era considerato il principale nemico, e Yasser Arafat era il Satana del momento. Il movimento islamico predicava contro l'Olp e contro Arafat, e perciò era visto come un alleato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con lo scoppio della prima Intifada nel 1987, il movimento islamico si attribuì ufficialmente il nome di Hamas (le iniziali arabe di "Movimento di Resistenza Islamica") e prese parte alla battaglia. Ma anche allora, lo Shin-Bet non prese alcun provvedimento contro di loro per quasi un anno, mentre molti membri di Fatah venivano uccisi o imprigionati. Solo un anno dopo, lo Sheikh Ahmed Yassin e i suoi compagni furono arrestati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora è girato il vento. Hamas è ora diventato l'attuale Satana, mentere l'Olp viene considerato da molti in Israele come una succursale dell'organizzazione sionista. La logica conclusione, per un governo israeliano che avesse cercato la pace, sarebbe dovuta essere quella di fare ampie concessioni alla leadership di Fatah: porre fine all'occupazione, firmare un trattato di pace, permettere la fondazione di uno stato palestinese, ritirarsi entro i confini del 1967, dare una soluzione ragionevole al problema dei profughi, rilasciare tutti i prigionieri palestinesi. Tutto questo avrebbe sicuramente arrestato l'ascesa di Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la logica ha poca influenza in politica. Nulla del genere è accaduto. Al contrario, dopo la morte di Arafat, Ariel Sharon dichiarò che Mahmoud Abbas, che aveva preso il suo posto, era un "pollo spennato". Ad Abbas non è stato concesso il più minimo guadagno politico. I negoziati, sotto gli auspici americani, sono diventati una burla. Il più autentico leader di Fatah, Marwan Barghouti, fu messo in carcere a vita. Invece di un rilascio di prigionieri su vasta scala, vi furono "gesti" insignificanti e offensivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbas fu sistematicamente umiliato, Fatah apparve come un guscio vuoto, e Hamas ottenne una clamorosa vittoria alle elezioni palestinesi - le elezioni più democratiche mai tenutesi nel mondo arabo. Israele boicottò il governo eletto. Nella lotta intestina che ne seguì, Hamas assunse il controllo diretto della Striscia di Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora, dopo tutto questo, il governo di Israele ha deciso di "liquidare il governo Hamas a Gaza" - con spargimenti di sangue, fuoco e colonne di fumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome ufficiale della guerra è "piombo fuso", due parole tratte da una canzone per bambini riguardo a un gioco della festa di Hanukkah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma sarebbe più corretto chiamarla "Guerra Elettorale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in passato alcune operazioni militari furono compiute nel corso di campagne elettorali. Menachem Begin bombardò il reattore nucleare iracheno durante la campagna elettorale del 1981. Quando Shimon Peres sostenne che si trattava di un espediente elettorale, Begin gridò al suo successivo raduno: "Ebrei, credete che io manderei i nostri coraggiosi ragazzi a morire, o - peggio - a essere fatti prigionieri da animali umani, allo scopo di vincere delle elezioni?". Begin vinse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peres non è Begin. Quando, durante la campagna elettorale del 1996, ordinò l'invasione del Libano (l'operazione "Grappoli di Collera"), tutti erano convinti che lo avesse fatto per scopi elettorali. La guerra fu un fallimento, Peres perse le elezioni e Benjamin Netanyahu giunse al potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ehud Barak e Tzipi Livni stanno ora ricorrendo allo stesso vecchio trucco. Secondo i sondaggi, Barak avrebbe guadagnato cinque seggi alla Knesset in appena 48 ore. Circa 80 morti palestinesi per ogni seggio. Ma è difficile camminare su un cumulo di cadaveri. Il successo potrebbe svanire in un minuto, se l'opinione pubblica israeliana iniziasse a considerae la guerra come un fallimento. Ad esempio, se i razzi continueranno a colpire Beersheva, o se l'attacco di terra determinerà pesanti perdite da parte israeliana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il momento per colpire è stato scelto meticolosamente anche da un'altra angolazione. É iniziato due giorni dopo Natale, quando i leader americani ed europei sono in vacanza fino a dopo capodanno. Il calcolo: anche se qualcuno volesse cercare di fermare la guerra, nessuno rinuncerebbe alle sue vacanze. Ciò ha garantito diversi giorni liberi da pressioni esterne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra ragione per questa scelta di tempo: questi sono gli ultimi giorni di George Bush alla Casa Bianca. Ci si poteva tranquillamente aspettare che questo villano sanguinario avrebbe appoggiato conentusiasmo la guerra, come in effetti ha fatto. Barack Obama non si è ancora insediato, ed aveva un pretesto bell'e pronto per mantenere il silenzio: "C'è solo un presidente per volta". Il silenzio non lascia ben sperare per il mandato del presidente Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola d'ordine era: non ripetere gli errori della seconda guerra del Libano. Un ritornello che è stato ripetuto all'infinito in tutti i programmi di informazione e nei talk showMa questo non cambia le cose: la guerra di Gaza è una copia quasi esatta &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;della seconda guerra del Libano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La concezione strategica è la stessa: terrorizzare la popolazione civile con incessanti attacchi dal cielo, seminando morte e distruzione. Ciò non mette in pericolo i piloti, dato che i palestinesi non hanno armi antiaeree. Il calcolo: se l'intera infrastruttura di supporto alla vita nella Striscia venisse completamente distrutta e ne risultasse totale anarchia, la popolazione si solleverà e rovescerà il regime di Hamas. A quel punto Mahmoud Abbas tornerebbe a Gaza sulla scia dei carri armati israeliani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Libano questi calcoli non hanno funzionato. La popolazione bombardata, compresi i cristiani, si è schierata con Hezbollah, e Hassan Nasrallah è diventato l'eroe del mondo arabo. Qualcosa di simile probabilmente accadrà anche adesso. I generali sono esperti nell'uso delle armi e nel muovere le truppe, ma non nella psicologia delle masse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche tempo addietro, scrissi che il blocco di Gaza era un esperimento scientifico inteso a scoprire quanto si possa affamare una popolazione e trasformare la sua vita in un inferno prima che essa crolli. Questo esperimento fu condotto con il generoso aiuto dell'Europa e degli Stati Uniti. Finora, esso non ha avuto successo. Hamas si è rinforzato e la gittata dei razzi Qassam è aumentata. La guerra attuale è una continuazione dell'esperimento con altri mezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;É possibile che l'esercito "non avesse alternativa" a quella di riconquistare la Striscia di Gaza, perché non ci sarebbe altro modo per fermare i razzi Qassam - eccetto quello di trovare un accordo con Hamas, cosa che è contraria alla politica del governo. Quando l'invasione di terra partirà, tutto dipenderà dalla motivazione e dalle capacità dei combattenti di Hamas di fronte ai soldati israeliani. Nessuno può sapere cosa accadrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorno dopo giorno, notte dopo notte, il canale arabo di al-Jazeera trasmette immagini atroci: mucchi di corpi mutilati, parenti in lacrime che cercano i loro cari fra le decine di cadaveri sparsi al suolo, una donna che tira fuori la sua giovane figlia da sotto le macerie, medici privi di farmaci che cercano di salvare le vite dei feriti. (Il canale in lingua inglese di al-Jazeera, a differenza del canale in arabo, ha compiuto uno stupefacente voltafaccia, trasmettendo solo immagini asettiche e distribuendo senza riserve la propaganda israeliana di governo. Sarebbe interessante sapere cosa si nasconde dietro questo cambiamento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milioni di persone stanno vedendo queste immagini terribili, una dopo l'altra, giorno dopo giorno. Queste immagini resteranno impresse per sempre nelle loro menti: orribile Israele, abominevole Israele, disumano Israele. Un'intera generazione nutrita di odio. Questo è un prezzo terribile, che saremo costretti a pagare molto tempo dopo che i risultati stessi della guerra saranno stati dimenticati in Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c'è un'altra cosa che rimarrà impressa nelle menti di questi milioni di persone: l'immagine dei miserabili, corrotti e passivi regimi arabi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vista degli arabi, una cosa spicca su tutte le altre: il muro della vergogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il milione e mezzo di arabi di Gaza, che stanno soffrendo così terribilmente, l'unica apertura verso il mondo che non è dominata da Israele è il confine con l'Egitto. Solo da lì può arrivare il cibo a sostenere la vita e i medicinali a salvare i feriti. Questo confine rimane chiuso al culmine dell'orrore. L'esercito egiziano ha bloccato l'unica via attraverso la quale il cibo ed i medicinali possono entrare, mentre i chirurghi operano i feriti senza anestesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto il mondo arabo, da un capo all'altro, sono echeggiate le parole di Hassan Nasrallah: i leader dell'Egitto sono complici di questo crimine, stanno collaborando con il "nemico sionista" nel cercare di spezzare il popolo palestinese. Si può ritenere che egli non si riferisse solo a Mubarak, ma anche a tutti gli altri leader arabi, dal re dell'Arabia Saudita al presidente palestinese. Vedendo le manifestazioni in tutto il mondo arabo ed ascoltando gli slogan, si ha l'impressione che a molti arabi i loro leader appaiano patetici nel migliore dei casi, e miserabili collaboratori nel peggiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo avrà conseguenze di portata storica. Un'intera generazione di leader arabi, una generazione imbevuta dell'ideologia del nazionalismo arabo laico, i successori di Gamal Abdel Nasser, Hafez al-Assad e Yasser Arafat, potrebbe essere spazzata via dalla scena. Nella regione araba, l'unica possibile alternativa che si profila è l'ideologia del fondamentalismo islamico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa guerra è un segnale d'allarme: Israele sta perdendo la storica possibilità di fare la pace con il nazionalismo arabo laico. Domani, lo stato ebraico potrebbe trovarsi di fronte ad un mondo arabo uniformemente fondamentalista - Hamas moltiplicato per mille.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno il mio tassista a Tel Aviv stava riflettendo ad alta voce: perché non chiamare alle armi i figli dei ministri e dei membri della Knesset, includerli in un'unità da combattimento e mandarli a guidare il prossimo attacco di terra a Gaza?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7714909512928586510?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7714909512928586510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7714909512928586510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7714909512928586510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7714909512928586510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2009/01/notizie-sulloccupazione-israeliana-in.html' title='NOTIZIE SULL&apos;OCCUPAZIONE ISRAELIANA IN TERRA SANTA (PALESTINA)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2512670006922711504</id><published>2008-12-19T10:41:00.001-08:00</published><updated>2008-12-19T10:41:43.106-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Taglio di produzione ed energie alternative: ecco il compromesso saudita</title><content type='html'>Per la prima volta nella sua storia l’Arabia Saudita esprimerà oggi un sostegno ufficiale allo sviluppo delle energie alternative ma, al tempo stesso, ribadirà l’intenzione di appoggiare i piani di riduzione dell’output&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta nella sua storia l'Arabia Saudita esprimerà oggi un sostegno ufficiale allo sviluppo delle energie alternative ma, al tempo stesso, ribadirà l'intenzione di appoggiare i piani di riduzione dell'output in sede Opec così da garantire una risalita del prezzo del barile per lo meno fino a quota 75 dollari. Lo riferisce oggi il Financial Times.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La quota-obiettivo dei 75 dollari è stata riferita esplicitamente dal ministro del petrolio del regno Ali Naimi, secondo il quale tale livello di prezzo rappresenterebbe non solo il giusto valore del barile ma anche un adeguato stimolo alla ricerca di alternative energetiche. L'operazione potrebbe rappresentare un evidente compromesso tra le istanze dei falchi dell'Opec (Iran e Venezuela in primis), che sostengono il taglio produttivo per alimentare le loro economie in crisi incrementando la liquidità dei fondi sovrani, e quelle delle “colombe” del Golfo, più sensibili alle pressioni statunitensi. Gli Usa sono ad oggi i massimi sostenitori dello sviluppo di nuove fonti energetiche come confermano i crescenti investimenti nel campo dei biofuels.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver sfiorato quota 150 dollari in estate, il prezzo del barile di petrolio è letteralmente crollato perdendo oltre 2/3 del suo valore. Nei mesi scorsi, il presidente venezuelano Hugo Chávez aveva stimato in 100 dollari il “giusto prezzo” del barile incontrando il sostegno dell'omologo iraniano Mamoud Ahmadinejad, con il quale avrebbe successivamente firmato un'intesa per la creazione di un asse finanziario comune di evidente orientamento antistatunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il taglio record alla produzione proposto ieri dall'Arabia Saudita (-2,2 milioni di barili al giorno) non ha prodotto al momento conseguenze sui mercati. Il valore dei futures scambiati a Wall Street non accenna a diminuire evidenziando come il fattore speculativo continui a recitare un ruolo di primo piano nel mercato mondiale dell'oro nero.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2512670006922711504?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2512670006922711504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2512670006922711504' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2512670006922711504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2512670006922711504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/taglio-di-produzione-ed-energie.html' title='Taglio di produzione ed energie alternative: ecco il compromesso saudita'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8243995851311361094</id><published>2008-12-19T10:40:00.001-08:00</published><updated>2008-12-19T10:40:49.390-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>WSJ: le radici della bolla? Nei tagli fiscali di Clinton</title><content type='html'>nel 1997, il neo presidente Bill Clinton sostenne l’approvazione di un pacchetto di tagli fiscali per i proprietari di case...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima che le banche adottassero la strategia della maxi-cartolarizzazione e gli speculatori si gettassero anima e corpo nel mercato dei subprime la bolla del mercato immobiliare aveva da tempo messo radici nell'economia americana. E' l'ipotesi avanzata oggi dal Wall Street Journal che, analizzando la tragica parabola dei mutui, punta il dito contro un provvedimento risalente addirittura alla seconda amministrazione Clinton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fatti: nel 1997, il neo presidente Bill Clinton sostenne l'approvazione di un pacchetto di tagli fiscali per i proprietari di case. Tale provvedimento garantiva agli homeowners un risparmio fiscale capace di raggiungere anche il 20%. Una manna per il mercato immobiliare al quale la nuova legge offriva un sicuro stimolo all'espansione. Se è certo che a determinare il tracollo dei mutui sia stata la scellerata attività degli speculatori e delle banche, è pur vero che la corsa all'acquisto (e la conseguente propensione alla richiesta e alla concessione dei prestiti) ha avuto un ruolo importante. Secondo un recente studio della Fed, la sola legge promossa da Clinton avrebbe prodotto un aumento del 17% degli acquisti nel campo real estate nel corso dell'ultimo decennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sostegno al tax break da parte dei democratici fu realizzato allo scopo di contrastare sul suo stesso terreno il candidato repubblicano alle presidenziali del 1996 Bob Dole che si era rivolto all'elettorato proponendo quella consolidata ricetta del taglio delle tasse tanto cara ai conservatori Usa. Quando il provvedimento Clinton giunse al Congresso, i deputati repubblicani approvarono in larga maggioranza. Secondo i critici di oggi, la legge sul taglio fiscale avrebbe contribuito in modo determinante all'avvio di quel processo di ipertrofia del mercato gonfiando eccessivamente il valore del settore e preparando il terreno per le successive disgrazie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8243995851311361094?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8243995851311361094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8243995851311361094' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8243995851311361094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8243995851311361094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/wsj-le-radici-della-bolla-nei-tagli.html' title='WSJ: le radici della bolla? Nei tagli fiscali di Clinton'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6672777173700657091</id><published>2008-12-09T08:21:00.001-08:00</published><updated>2008-12-09T08:21:50.491-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Usa: lo Stato entrerà nel capitale delle Big Three?</title><content type='html'>E’ l’ipotesi avanzata oggi sulle colonne dei principali quotidiani Usa al termine di intense ore di trattative intercorse sull’asse Detroit-Washington&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo degli Stati Uniti potrebbe venire incontro alla richiesta d'aiuto dei tre colossi dell'auto Ford, General Motors e Chrysler ma in cambio del prestito le corporations potrebbero essere costrette a cedere una parte del loro capitale azionario allo Stato stesso. E' l'ipotesi avanzata oggi sulle colonne dei principali quotidiani Usa al termine di intense ore di trattative intercorse sull'asse Detroit-Washington e tese a garantire la sopravvivenza delle sempre più tormentate Big Three. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'operazione, che dovrebbe imporre alle compagnie pesanti tagli sui compensi del management e sulla distribuzione dei dividendi rappresenterebbe un'altra pietra miliare nell'ormai conclamata “svolta interventista” americana. I 25 miliardi concessi all'automotive potrebbero infatti rappresentare un punto d'avvio di una strategia di salvataggio pubblico del comparto industriale sulla falsariga del già noto Piano Paulson relativo al settore finanziario.&lt;br /&gt;Sì al sostegno statale a patto però che tutti siano disposti a fare sacrifici. E' il principio chiarito ieri dalla speaker democratica Nancy Pelosi attraverso quella che ormai conosciuta come la metafora della “grande bottega del barbiere”. Un taglio rinfrescante per tutti: management, azionisti, concessionari, fornitori e lavoratori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto già deciso? Niente affatto. Il piano di salvataggio non ha ancora convinto tutti i senatori. Qualcuno lo ritiene troppo poco incisivo altri lo giudicano invece scorretto per i contribuenti. Il coordinatore dei senatori repubblicani Mitch McConnell, riferisce oggi il Wall Street Journal, ha proposto l'utilizzo di fondi esistenti chiedendo al governo di non scaricare sui contribuenti un altro peso gravoso dopo quello rappresentato dal salvataggio di Fannie e Freddie. Un'importante e legittima obiezione che rischia seriamente di compromettere il raggiungimento di un accordo tanto più che ai democratici manca quella maxi-maggioranza (60 seggi senatoriali) a prova di francotiratori che il partito sperava di conquistare a novembre.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6672777173700657091?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6672777173700657091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6672777173700657091' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6672777173700657091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6672777173700657091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/usa-lo-stato-entrer-nel-capitale-delle.html' title='Usa: lo Stato entrerà nel capitale delle Big Three?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2292147982105590912</id><published>2008-12-09T08:19:00.000-08:00</published><updated>2008-12-09T08:20:15.690-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Allarme BIS: i prestiti nel mercato mondiale rischiano il collasso</title><content type='html'>A recitare un ruolo di assoluto primo piano siano state le banche del Regno Unito contribuendo all’81% della contrazione totale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements - BIS) l'ammontare dei prestiti concessi dalle banche su scala mondiale è letteralmente crollato nel primo semestre del 2008 registrando un calo di 1,1 trilioni di dollari rispetto alla seconda metà del 2007. Lo ha reso noto il quotidiano britannico Daily Telegraph sottolineando come a recitare un ruolo di assoluto primo piano siano state le banche del Regno Unito. Gli istituti di Sua Maestà (incluse le filiali continentali, asiatiche e mediorientali) hanno infatti contribuito all'81% della contrazione totale riducendo i prestiti di ben 884 miliardi di dollari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sfiducia nel mercato, la crisi di liquidità e l'aumento del rischio-Paese di molte economie contribuisce all'espansione del fenomeno causando danni soprattutto ai mercati emergenti. ‹‹Nell'arco dell'ultimo decennio molti mercati emergenti hanno accresciuto la loro dipendenza dal credito bancario estero - riferisce la BIS - . L'attuale crisi finanziaria, tuttavia, potrebbe indurre le banche a riconsiderare le esposizioni assunte verso tali economie. In questo articolo, Patrick McGuire e Nikola Tarashev della BIS riscontrano la presenza di un chiaro nesso di lungo periodo fra gli indicatori dello stato di salute delle banche e la crescita del credito bancario estero ai mercati emergenti. Sulla scorta di un'analisi econometrica dei dati disponibili a partire dai primi anni novanta, gli autori mostrano che gli episodi di deterioramento dello &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2292147982105590912?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2292147982105590912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2292147982105590912' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2292147982105590912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2292147982105590912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/allarme-bis-i-prestiti-nel-mercato.html' title='Allarme BIS: i prestiti nel mercato mondiale rischiano il collasso'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1866049468622925995</id><published>2008-12-05T04:21:00.000-08:00</published><updated>2008-12-05T04:22:11.652-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Doha: compromesso al ribasso sulla finanza per lo sviluppo</title><content type='html'>La Campagna per la riforma della Banca Mondiale esprime la sua insoddisfazione per l’esito finale del Summit dell''Onu sulla Finanza per lo Sviluppo, conclusosi ieri a Doha dopo quattro giorni di negoziati molto tesi e contraddittori. "Eppure il vertice si annunciava di fondamentale importanza, soprattutto alla luce della situazione economica e finanziaria internazionale e della gravità dell’attuale crisi" - sottolinea la CRBM che con le altre associazioni della coalizione italiana 'Help local trade' era a Doha per il Forum della società civile parallelo alla Conferenza dell'Onu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le questioni in gioco a Doha erano molte e di importanza fondamentale - prosegue il comunicato della CRBM. Parliamo della necessità di migliorare le risorse che i Paesi poveri possono mettere a disposizione per il proprio sviluppo, di affrontare seriamente la spinosa questione della fuga di capitali e dell’evasione fiscale, del ruolo del commercio internazionale, del debito estero e delle questioni sistemiche, quali la necessità di una riforma dell’architettura finanziaria internazionale e del processo per mantenere vivo il dibattito sulla finanza per lo sviluppo. Su ognuna di queste tematiche il testo finale appare come un compromesso al ribasso, il tentativo di raggiungere un minimo comune denominatore tra posizioni molto diverse: quelle del Sud, riunito nel cosiddetto G77, quelle degli Usa, quelle europee e quelle di altri Paesi o raggruppamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte responsabilità ricadono però sui Paesi del Nord, che hanno dato l’impressione di trascurare l’appuntamento di Doha, considerandolo un incontro di secondaria importanza rispetto al processo del G20, il gruppo che riunisce le economie più grandi del pianeta, iniziato con l’incontro di Washington del 15 novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In alcuni casi il testo approvato è addirittura più debole di quello emerso quasi sette anni fa dalla prima conferenza sulla Finanza per lo Sviluppo di Monterrey" - afferma Andrea Baranes, della CRBM, presente a Doha. "Ma soprattutto, il documento finale è estremamente debole sulle questioni legate all’attuale crisi finanziaria, e ai meccanismi finanziari, in primis i paradisi fiscali, che ogni anno provocano uno scandaloso trasferimento di risorse dai Paesi più poveri verso quelli più ricchi" - aggiunge Baranes. Si stima che per ogni dollaro versato nella cooperazione allo sviluppo ce ne siano 10 che seguono il percorso contrario, da Sud verso i Paesi del Nord e i paradisi fiscali. Una questione che dovrebbe essere al centro dell’attenzione di una conferenza sulla finanza per lo sviluppo, e che a Doha è stata invece totalmente trascurata. Nel testo finale l’espressione "paradisi fiscali" non compare mai e, nel solo passaggio dedicato a tale tema, si può leggere unicamente che "è importante promuovere buone pratiche fiscali ed evitare quelle inappropriate".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unico aspetto positivo è nella decisione di convocare a breve, e sotto l’egida dell’ONU, una conferenza al più alto livello sulla crisi economica e finanziaria globale e i suoi impatti sullo sviluppo. "Ora il governo italiano deve scegliere: se è davvero multilateralista, lavori per una conferenza ONU e subordini il G8/G20 a questa. Altrimenti dica apertamente che è per un sistema internazionale anacronistico e contro i poveri, del Sud come del Nord del mondo" - conclude Baranes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon nel suo intervento aveva ribadito che "se non ci saranno interventi urgenti la crisi finanziaria rischia di trasformarsi in una crisi sociale e umana". Ban Ki-moon ha anche ricordato che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono a rischio, segnalando come manchino poche decine di miliardi di dollari per raggiungerli, mentre nello stesso momento diversi Paesi hanno speso in pochissimo tempo somme molto più alte per aiutare i loro sistemi finanziari. Il Segretario Generale aveva chiesto inoltre "una nuova governance inclusiva", che possa rappresentare il mondo del XXI secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni precedenti alla Conferenza dell'Onu si è tenuto il Forum della società civileche aveva presentato una serie di raccomandazioni per fare in modo che la Conferenza Onu non si risolvesse nei soliti impegni generici. Al Forum della società civile a cui hanno partecipano oltre 300 delegati di organizzazioni di tutto il mondo, tra erano presenti delegati della coalizione italiana 'Help local trade' che ha presentato un 'Policy paper' nel quale si evidenzia l'importanza di esperienze pilota come quelle delle economie solidali, del commercio equo e della finanza etica. (Fonte: Campagna per la riforma della Banca mondiale)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1866049468622925995?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1866049468622925995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1866049468622925995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1866049468622925995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1866049468622925995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/doha-compromesso-al-ribasso-sulla.html' title='Doha: compromesso al ribasso sulla finanza per lo sviluppo'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3612329320754669935</id><published>2008-12-05T04:20:00.000-08:00</published><updated>2008-12-05T04:21:28.206-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Daewoo “affitta” un milione di ettari in Madagascar</title><content type='html'>L’impresa sudcoreana Daewoo Logistic ha annunciato l’intenzione di prendere in affitto per 99 anni un milione di ettari in Madagascar, per ricavarne 5 milioni di tonnellate di mais all’anno e produrre olio di palma su 120.000 ettari, impiegando soprattutto lavoratori specializzati sudafricani&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3612329320754669935?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3612329320754669935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3612329320754669935' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3612329320754669935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3612329320754669935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/12/daewoo-affitta-un-milione-di-ettari-in.html' title='Daewoo “affitta” un milione di ettari in Madagascar'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-987053564067607244</id><published>2008-11-28T04:33:00.000-08:00</published><updated>2008-11-28T04:34:45.128-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Petrolio, è allarme investimenti</title><content type='html'>Nella prima metà di luglio, quando le quotazioni nelle borse petrolifere stazionavano oltre i 140 dollari al barile, nessuno avrebbe immaginato che il West Texas Intermediate (Wti), il greggio di riferimento del Nordamerica, avrebbe perso due terzi del suo valore in poco più di 4 mesi. E soprattutto nessuno avrebbe immaginato che una discesa sotto quota 50 dollari, come è avvenuto giovedì scorso, sarebbe stata considerata una iattura.&lt;br /&gt;L'impatto sugli investimenti&lt;br /&gt;Invece è accaduto. A lamentare la precipitosa retromarcia dei prezzi non è soltanto il fronte dei grandi produttori. Anche l'Agenzia internazionale dell'Energia (Aie), che rappresenta gli interessi di 28 Paesi consumatori dell'Ocse, mostra preoccupazione: la debolezza del mercato si confermerà anche nel 2009, in linea con gli indicatori economici, «ma se il trend al ribasso proseguirà – sostiene Fatih Birol, chief economist dell'Aie – sarà un pessimo segnale».&lt;br /&gt;Infatti molti investimenti necessari per garantire adeguate risorse nei prossimi anni saranno cancellati, specialmente nei Paesi esterni al Cartello dei produttori, quelli dove è maggiormente avvertibile la severa contrazione del credito. Lo scenario descritto da Birol per il 2010 è allarmante. L'economia in ripresa farà ripartire la domanda di greggio e di fronte alla carenza di offerta si rischia che i prezzi superino, e di molto, i picchi visti quest'anno. Un nuovo shock petrolifero potrebbe dunque essere scatenato dalle ceneri di quello a cui abbiamo appena assistito.&lt;br /&gt;Previsioni negative&lt;br /&gt;Che il 2009 sia destinato a far stringere la cinghia ai Paesi produttori, dopo un quadriennio faraonico, è ormai opinione diffusa. È opportuno però ricordare che le previsioni sono quanto di più flessibile esista al mondo. All'inizio dell'estate Alexej Miller, ceo della major russa Gazprom, si diceva convinto di vedere entro un paio di anni le quotazioni del barile volare verso i 250 dollari. Un pronostico che non si può ancora accantonare con sollievo, ma al quale si è sovrapposto, oscurandolo, il parere espresso un paio di settimane orsono dal ministro russo delle Finanze, Alexei Kudrin, secondo cui il prezzo medio del greggio l'anno prossimo sarà di 50 dollari.&lt;br /&gt;Anche i più accesi fautori del Toro si stanno convertendo. Gli analisti della Goldman Sachs, ascoltatissimi da quando, nel marzo 2005, predissero il sorpasso dei 100 dollari in pochi anni, oggi sostengono che la media del 2009 dovrebbe assestarsi intorno a 80 dollari, ma non escludono «lunghi periodi» a quota 50. Il gruppo, dopo le traversìe e il forzato assottigliamento delle attività sui derivati, ha cancellato qualunque raccomandazione call, all'acquisto, disconoscendo sia la previsione di giugno (Wti a 200 dollari entro due anni) sia quella di metà settembre, quando Goldman Sachs parlava ancora di una quotazione media di 148 dollari nel 2009.&lt;br /&gt;Opec in difficoltà&lt;br /&gt;L'Opec guarda con attenzione alla situazione critica, dimostrando che ha tutta l'intenzione di piegare il mercato alle sue necessità. Prima ha prosciugato l'offerta che eccedeva il tetto produttivo che si era autoimposto, poi al meeting tenuto a Vienna il 24 ottobre ha tagliato l'estrazione di un milione e mezzo di barili al giorno, infine ha indetto un nuovo incontro per la settimana prossima al Cairo.&lt;br /&gt;Nella capitale egiziana si verificherà se si stia allargando la frattura tra "falchi" e "colombe", due partiti in cui si fronteggiano di fatto i Paesi più ricchi e quelli a cui, invece, sarebbe necessario un greggio a 90-100 dollari per sanare i bilanci e per coprire costi di produzione in ascesa. A sentire il presidente del Cartello, il ministro algerino Chakib Khelil, al Cairo non sarà presa nessuna decisione, anche se «la domanda di petrolio è calata molto e gli stock sono troppo alti».&lt;br /&gt;Ma al meeting che presiederà il 17 dicembre "in casa", nella città algerina di Oran, Khelil promette da parte dell'Opec «una decisione importante», che sia essa una nuova forte chiusura dei rubinetti (2 milioni di barili in meno?) o un'ipotesi diversa, capace di agire sui prezzi di vendita.&lt;br /&gt;Consumi in discesa&lt;br /&gt;Lo schieramento dei consumatori nel frattempo lancia segnali negativi dal fronte della domanda. Quando, nel maggio 2005, il Wti si avvicinava ai 50 dollari al barile, il Fondo Monetario Internazionale temeva severi contraccolpi sull'economia mondiale. Oggi, con prezzi allo stesso livello, ma in fase discendente, è la crisi dell'economia che esercita una spinta negativa sui prezzi.&lt;br /&gt;La domanda di petrolio sta cominciando a calare anche in Asia e in Australia, ma è la situazione negli Stati Uniti quella più preoccupante, oltre a essere quella più influente in termini di volume. Al Nymex, la borsa americana dell'energia, il Wti ha perso quasi il 67% rispetto ai massimi storici di luglio, ma il future sulla benzina Rbob (reformulated blendstock for oxygenate blending) è passato addirittura dai 3,571 $/gallone del 3 luglio a 1,007 $ di giovedì, cedendo quasi il 72%. Gli automobilisti americani ora possono contare su un prezzo medio alla pompa che è inferiore a 2 dollari per gallone, ma ciononostante disertano le strade.&lt;br /&gt;Quel che resta della speculazione sui mercati a termine è oggi tutto short, al ribasso. Le opzioni che davano il diritto di acquistare futures sul Wti per consegna in dicembre a 200 dollari erano uno sfizio equiparabile a un tagliando (perdente) del Superenalotto, e ora sono nel cestino. Ma lo sono anche molte opzioni call a 55 dollari, il cui esercizio era da dichiarare lunedì scorso.&lt;br /&gt;Nafta senza acquirenti&lt;br /&gt;Il mercato fisico non presenta però un panorama così depresso, se si esclude la scarsissima richiesta di nafta, segnale, almeno all'apparenza, di un grave malessere per tutta l'industria petrolchimica. Per il resto invece i margini della raffinazione sono quasi nulli negli Usa e ancora positivi in Europa. E gli stoccaggi in molti Paesi produttori non sembrano stracolmi di petrolio, come si potrebbe pensare. Certamente però gli acquirenti sono in grado di cercare le offerte migliori, trascurando quelle che considerano troppo costose (come quelle libiche) o quelle assottigliate da una crisi del credito più acuta che altrove (come in Iran).&lt;br /&gt;Per una volta, le speranze sono comuni a produttori e consumatori: per entrambi l'auspicio è che non si verifichi la previsione di Deutsche Bank, secondo cui in primavera il "grande Orso" schiaccerà i prezzi sotto quota 40 dollari. Un livello, vale la pena ricordarlo, inferiore quasi del 50% al costo marginale del greggio, quello dei nuovi progetti per le sabbie bituminose del Canada. Progetti che, non a caso, si stanno fermando. IL SOLE 24 ORE&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-987053564067607244?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/987053564067607244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=987053564067607244' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/987053564067607244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/987053564067607244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/petrolio-allarme-investimenti.html' title='Petrolio, è allarme investimenti'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-8490624099746945136</id><published>2008-11-21T04:57:00.000-08:00</published><updated>2008-11-21T04:58:01.619-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>STORICA’ SENTENZA A FAVORE DEI BRACCIANTI HAITIANI</title><content type='html'>Concludendo un processo prolungatosi per dieci anni, un tribunale di San Pedro de Macorís ha emesso un inedito verdetto a favore di 500 braccianti haitiani che reclamano da un’azienda zuccheriera privata dominicana un regolare contratto di lavoro, con un adeguato salario e un’assicurazione sanitaria. La giudice Ana Maria Pérez ha ordinato allo zuccherificio ‘Cristobal Colón’ del ‘Grupo Vicini’, uno dei più antichi dell’industria della canna da zucchero dominicana, di “formalizzare per iscritto” i contratti agli immigrati, escludendo possibili ricorsi. La corte ha respinto l’istanza dell’azienda che ha dichiarato di non aver potuto finora ‘regolarizzare’ i braccianti perché privi di documenti di identità: “Ognuno dei richiedenti è stato pienamente identificato da un numero assegnatogli dalla stessa azienda” ha precisato la giudice, ricordando anche che “il carattere transitorio” dell’opera prestata dai migranti haitiani – che nella Repubblica Dominicana sono ampiamente impiegati, in modo irregolare, principalmente nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia – non esime l’azienda dal riconoscimento dei loro diritti. In assenza di un censimento ufficiale, si stima che siano tra il mezzo milione e i tre milioni gli immigrati ‘irregolari’ haitiani in Repubblica Dominicana impiegati nei lavori più umili e costretti per la maggior parte a vivere nelle baracche erette in mezzo alle piantagioni o tra le fondamenta dei grandi palazzi in costruzione a Santo Domingo. Misna.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-8490624099746945136?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/8490624099746945136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=8490624099746945136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8490624099746945136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/8490624099746945136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/storica-sentenza-favore-dei-braccianti.html' title='STORICA’ SENTENZA A FAVORE DEI BRACCIANTI HAITIANI'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7135081714449394169</id><published>2008-11-21T04:52:00.000-08:00</published><updated>2008-11-21T04:53:34.633-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia e Politica'/><title type='text'>Negli ultimi anni Finmeccanica ha aperto le porte a numerosi ex alti ufficiali in pensione e a figli , nipoti, generi  e quant'altro: di politici e am</title><content type='html'>Il primo della lista è: l'ammiraglio Guido Venturoni nel 2002  già presidente della Marconi e dal 2005 è nel cda di piazza Monte Grappa, il generale Guido Bellini dal 2005 è presidente di Selex Com, l'ammiraglio Umberto Guarnieri è presidente di Orizzonte, l'ammiraglio Marcello De Donno è dal 2004 presidente di Agusta Spa. Il generale Giulio Fraticelli dal 2006 è presidente di Oto Melara, Carlo Alberto Zignani dal 2005 guida il consorzio «Network centric operation».&lt;br /&gt;L'attenzione di Guarguaglini all'establishment è inoltre dimostrata dalle assunzioni di figli o parenti di politici o militari: l'ingegner Elio Mastella, figlio di Clemente quando era ministro della Giustizia, l'ingegner Davide Marini, figlio del presidente del Senato Franco Marini, Alessandro Forlani, figlio dell'ex leader Dc Arnaldo, Caio Giulio Cesare Mussolini, ex ufficiale sui sottomarini, parente di Alessandra Mussolini, neodeputato Pdl, ex Azione sociale, lavora ad Abu Dhabi.&lt;br /&gt;Nell'elenco di piazza Monte Grappa anche Guglielmo Cucchi, figlio del generale Giuseppe Cucchi, segretario generale del Cesis, Andrea Brancorsini, genero di Niccolò Pollari ex capo del Sismi. Il capo dell'ufficio di Bruxelles è Paolo Venturoni, figlio dell'ammiraglio Guido. In piazza Monte Grappa lavorano anche Fabiana Gallitelli, figlia di Leonardo Gallitelli, capo di Stato maggiore dei carabinieri, Andrea Bellini, figlio del generale Bellini, Emiliano Sarmi, figlio dell'a.d. delle Poste, Massimo Sarmi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7135081714449394169?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7135081714449394169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7135081714449394169' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7135081714449394169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7135081714449394169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/negli-ultimi-anni-finmeccanica-ha.html' title='Negli ultimi anni Finmeccanica ha aperto le porte a numerosi ex alti ufficiali in pensione e a figli , nipoti, generi  e quant&apos;altro: di politici e am'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4555527581406080603</id><published>2008-11-21T03:23:00.000-08:00</published><updated>2008-11-21T03:24:33.750-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>L'Fmi non ce la fa: «Servono 100 miliardi»</title><content type='html'>Il Fondo monetario internazionale ha ancora bisogno di soldi. L'allarme viene dal direttore generale dell'organismo internazionale, Dominique Strauss-Kahn: in un'intervista alla Bbc ha indicato in 100 miliardi di dollari il fabbisogno nei prossimi sei mesi dell'istituto, che può contare oggi su 350 miliardi di dollari ma che è chiamato ad aiutare molti Paesi in difficoltà finanziarie.&lt;br /&gt;«Il numero degli Stati che hanno problemi, tutti contemporaneamente, è cresciuto in modo drammatico», ha detto Strauss-Kahn, che ha concluso: «Abbiamo bisogno di più risorse».&lt;br /&gt;Non è una novità. All'inizio del mese, il premier inglese Gordon Brown aveva già invitato i Paesi con un forte surplus commerciale, e quindi con ingenti riserve, come Cina, Arabia Saudita e Giappone, a contribuire alle casse dell'Fmi, allora ferme a 200 miliardi di dollari, e aveva chiesto almeno 250 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;Le risposte sono state diverse. Tokyo ha annunciato venerdì un contributo da 100 miliardi. Pechino ha promesso il suo aiuto, ma non ha preso impegni, mentre Riad ha per ora opposto un cortese ma fermo rifiuto: «Ci sono molte voci secondo cui siamo venuti qui a pagare il conto, ma non è così», ha spiegato il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf, alla vigilia del vertice del G-20 di Washington. La Russia potrebbe contribuire con un solo miliardo.&lt;br /&gt;Il Fondo monetario, che solo qualche mese fa sembrava aver perso il suo ruolo di finanziatore di Paesi in difficoltà, ora è invece chiamato a intervenire su più fronti. Si è già precipitato in soccorso dell'Ungheria, insieme a Banca mondiale e Unione europea, con 25 miliardi di dollari; dell'Ucraina con 16,5 miliardi; del Pakistan con 7,6 miliardi e presto, forse domani, potrebbe concedere all'Islanda fino sei miliardi. A questi Paesi va aggiunta la Turchia, che sta trattando per il rinnovo di una linea di credito da 10 miliardi scaduta a maggio; la Serbia, che proprio ieri sera ha ottenuto un prestito ponte da 518 milioni di dollari; e le Seychelles, il più piccolo Paese al mondo con una propria moneta, che ha ottenuto 26 milioni.&lt;br /&gt;La lista è però destinata ad allungarsi: la Bielorussia potrebbe presto ottenere un prestito «cautelativo» da due miliardi. E molti altri Paesi appaiono possibili candidati. La Bosnia ha però smentito di aver chiesto aiuto al Fondo. Analogamente la Corea del Sud ha annunciato di non aver bisogno di un sostegno internazionale per superare la crisi. La Lettonia, invece, non ha escluso di poter far ricorso all'Fmi in futuro. Per il momento si rivolgerà però alla sola Unione europea. IL SOLE 24ORE&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4555527581406080603?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4555527581406080603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4555527581406080603' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4555527581406080603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4555527581406080603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/lfmi-non-ce-la-fa-servono-100-miliardi.html' title='L&apos;Fmi non ce la fa: «Servono 100 miliardi»'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-654893050010879872</id><published>2008-11-18T09:56:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T09:57:56.265-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti'/><title type='text'>Giornalisti arrestati in Sudan</title><content type='html'>Una manifestazione pacifica contro la censura si è conclusa con l’arresto di 63 giornalisti a Khartoum. Sono stati quasi tutti rilasciati ma restano incriminati per violazione dell’ordine pubblico.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrestati perché chiedevano maggior libertà di espressione. È successo lunedì 17 novembre a Khartoum, capitale del Sudan: alcune decine di giornalisti si erano radunati nella mattinata di fronte al Parlamento, per protestare contro la rigida censura a cui sono sottoposti quotidianamente i mezzi di comunicazione nel paese, e per chiedere una reale applicazione del diritto alla libertà di espressione nel paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l’intervento di un parlamentare che ha parlato ai manifestanti, 63 giornalisti sono stati caricati a forza su camion della polizia da agenti sudanesi in tenuta antisommossa, e condotti a Omdurman, la città gemella di Khartoum, dove sono stati interrogati per alcune ore. La maggior parte di loro sono quindi stati rilasciati nello stesso pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra loro anche una trentina di donne, ed anche l’esponente di un organismo per i diritti umani. A tutti sono stati contestati reati di violazione dell’ordine pubblico per aver partecipato ad una manifestazione non permessa i giornalisti denunciano il sequestro di soldi e telefonini, requisito anche il materiale girato all’esterno del parlamento da un cameraman di Al-Jazeera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le iniziative dei giornalisti contro il regime di censura continuano ormai da settimane: all’inizio del mese il quotidiano indipendente Ajras Al Hurriya, collegato al Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese (Splm), formazione del sud Sudan che fa parte della coalizione di governo, ha dato il via alla campagna  organizzando un sit-in anti censura che è durato tre giorni, e che è stato seguito da uno sciopero di altri due giornali sudanesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione del Sudan, in base agli accordi di pace del 2005 che hanno messo fine al conflitto tra nord e Sud Sudan, prevede la tutela dell’informazione, ma di fatto la norma non è applicata: ogni giorni i contenuti dei quotidiani vengono controllati, ed i direttori che decidono di non ritirere gli articoli incriminati rischiano un’interdizione e la chiusura del loro giornale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Movimento Popolare per la Liberazione del Sud Sudan (SPLM), formazione politica formata dagli ex ribelli sud sudanesi, che fanno parte del governo di Khartoum, hanno condannato gli arresti dei giornalisti. Questo epr la politica sudanese è un momento particolarmente delicato: il Parlamento ha appena approvato (con un ritardo di 3 mesi) la formazione della commissione elettorale, una tappa chiave nel processo verso le elezioni generali previste per il 2009, in vista delle quali da mesi è in corso un censimento della popolazione che ha suscitato diverse polemiche tra Juba e Khartoum, contribuendo a rendere tesi i rapporti e la situazione al confine tra i due paesi. Nigrizia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-654893050010879872?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/654893050010879872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=654893050010879872' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/654893050010879872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/654893050010879872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/giornalisti-arrestati-in-sudan.html' title='Giornalisti arrestati in Sudan'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1952495090111503366</id><published>2008-11-18T08:30:00.000-08:00</published><updated>2008-11-18T08:38:10.159-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Paradisi fiscali, incriminato il dirigente Ubs Raoul Weil</title><content type='html'>Raoul Weil, responsabile del Global Wealth Management &amp; Business Banking di Ubs, è stato incriminato dal Gran Jury federale del distretto della Florida. L’accusa, gravissima soprattutto nel sistema americano, è quella di aver agevolato le frodi fiscali di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raoul Weil, responsabile del Global Wealth Management &amp; Business Banking di Ubs, è stato incriminato dal Gran Jury federale del distretto della Florida. L'accusa, gravissima soprattutto nel sistema americano, è quella di aver agevolato le frodi fiscali di alcuni clienti del colosso svizzero, che hanno così potuto evadere tasse per 20 miliardi di dollari. La banca ha spiegato, in una nota, che il manager «sospenderà le proprie mansioni fino alla fine della vicenda, nell'interesse dell'azienda e dei suoi clienti e per potersi meglio difendere»: il suo posto sarà ricoperto, pro tempore, dal suo vice Marten Hoekstra. L'inchiesta americana - partita qualche mese fa dopo che un ex banchiere dell'istituto svizzero, Bradley Birkenfeld, aveva rivelato davanti alla corte della Florida lo schema della gigantesca evasione - investe non solo Weil ma anche altri dirigenti di Ginevra, Lugano e Zurigo e si riferiscono a clienti-evasori di cui non si conoscono i nomi: proprio l'occultamento delle identità dei clienti è un'altra accusa mossa dalle autorità giudiziarie statunitensi. Queste ultime hanno anche presentato alla commissione competente del Senato Usa una relazione di 110 pagine nella quale espongono le prove raccolte fino ad ora. A questo punto l'immagine di Ubs, già fortemente penalizzata a causa delle forti perdite registrate a causa della crisi finanziaria globale, rischia di subire un nuovo shock. Secondo il senatore democratico Carl Levin, che presiede la commissione parlamentare d'inchiesta, l'incriminazione deve suonare come un ammonimento: «Gli Stati Uniti non tollereranno più l'accondiscendenza di alcune banche nel favorire la creazione e l'utilizzo di paradisi fiscali». Nel frattempo, però, nonostante le richieste di collaborazione alle autorità svizzere l'inchiesta procede molto più a rilento di quanto vorrebbero gli inquirenti americani. Osservatorio Finanza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1952495090111503366?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1952495090111503366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1952495090111503366' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1952495090111503366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1952495090111503366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/paradisi-fiscali-incriminato-il.html' title='Paradisi fiscali, incriminato il dirigente Ubs Raoul Weil'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6789435352451990856</id><published>2008-11-14T03:56:00.000-08:00</published><updated>2008-11-14T03:57:18.411-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Aig, il Tesoro Usa entra con 40 mld $ (a condizioni agevolate)</title><content type='html'>Il governo degli Stati Uniti entra ufficialmente nel capitale di Aig.&lt;br /&gt;Il Tesoro e la Federal Reserve inietteranno 40 miliardi di dollari nel capitale del colosso assicurativo in cambio di nuove azioni privilegiate. La somma utilizzata per l'operazione proviene dal fondo da 700 miliardi di dollari stanziato dal Congresso nell'ambito del piano salvabanche approvato a ottobre (co siddetto Tarp). Il prestito vero e proprio scende invece da 85 a 60 miliardi con condizioni nettamente migliori.&lt;br /&gt;La revisione del piano di salvataggio di Aig toglie al programma il carattere punitivo che gli era stato inizialmente conferito.&lt;br /&gt;Mentre in origine Aig avrebbe dovuto pagare l'8,5% + Libor sul prestito effettivamente utilizzato, ora dovrà pagare solo il 3% più Libor. Il tasso passivo che invece pagherà sui fondi a sua disposizione ma non effettivamente utilizzato, crolla allo 0,75% dal precedente 8,5%. Scende lo stesso ammontare del prestito, da 85 miliardi a 60, e si allunga l'orizzonte temporale che passa da 2 a 5 anni. Come parte del nuovo programma, la Fed creerà una società finanziaria dotata di 22,5 miliardi di dollari con lo scopo di rilevare cartolarizzazioni di mutui sofferenti di Aig.&lt;br /&gt;Altri 30 miliardi verranno invece dati in dotazione a un altro veicolo finanziario che dovrà rilevare contratti di default swap venduti da Aig. «L'obiettivo è quello di garantire la solidità del gruppo e di aiutarlo ad attraversare con successo la sua fase di ristrutturazione, ha spiegato la Fed in una nota. Queste nuove misure contribuiscono a creare una base di capitale più solida, a risolvere i problemi di liquidità e a facilitare il compito di Aig di vendere determinati asset in maniera ordinata proteggendo al tempo stesso il governo degli Stati Uniti e i contribuenti». Il Sole 24 Ore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6789435352451990856?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6789435352451990856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6789435352451990856' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6789435352451990856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6789435352451990856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/aig-il-tesoro-usa-entra-con-40-mld.html' title='Aig, il Tesoro Usa entra con 40 mld $ (a condizioni agevolate)'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3137161717029427219</id><published>2008-11-12T08:12:00.000-08:00</published><updated>2008-11-12T08:13:50.936-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La geografia dei fondi sovrani</title><content type='html'>Cosa sono i fondi sovrani? E ancora, quanti sono e come operano? La massa di denaro che gestiscono, secondo il Fondo monetario, è compresa fra i 2 e i 3mila miliardi di dollari. Una parte significativa dell'economia mondiale, con la particolarità che dietro a queste cifre ci sono i beni reali dell'economia e non quelli di carta di molta finanza, come spiega Giulio Prigioni, ambasciatore italiano a Vilnius e autore insieme a Luca Zanni di "I fondi sovrani e il nuovo ordine economico monetario" edito da Rubbettino e in libreria da metà novembre (dal libro sono tratte le schede qui a lato). «Osservando l'evoluzione dei fondi - spiega Prigioni - si capisce anche molto della globalizzazione e dei cambiamenti della nostra epoca».&lt;br /&gt;La definizione di fondo sovrano è quella che rimane più elusiva. Per l'Ocse si tratta di strumenti di proprietà dei Governi che vengono finanziati dallo scambio di beni con l'estero; mentre per il Tesoro americano, i fondi sovrani sono strumenti statali che gestiscono in maniera separata i propri beni rispetto alle riserve ufficiali delle autorità monetarie. Ancora, la definizione del McKinsey Global Institute è quella di fondi finanziati dalle riserve della banca centrale di un Paese e che hanno l'obiettivo di massimizzare il ritorno finanziario entro certi margini di rischio. &lt;br /&gt;Per Prigioni quello che caratterizza i fondi è l'origine dei patrimoni: possono essere frutto del surplus di materie prime, di plusvalenze nella bilancia commerciale o derivare dalla gestione dei fondi di pensione. Con un'accortezza: i fondi devono veder circolare liberamente sui mercati i propri capitali e in futuro saranno casomai i Governi, e magari ne discuteranno al summit di Washington del G-20 tra Paesi sviluppati ed emergenti, che dovranno proporre le regole di base cui i fondi potranno scegliere di attenersi. In questo nuovo, possibile assetto – dice Prigioni – si dovrà ricavare per Fondo monetario e Banca mondiale un ruolo inedito di attuatori e controllori di queste nuove politiche condivise.&lt;br /&gt;La proposta arriva dopo le critiche di poca trasparenza a molti dei grandi fondi sovrani, perché non pubblicano bilanci, non rivelano le proprie pratiche contabili e gli obiettivi operativi dei loro investimenti. Lo scorso ottobre, proprio per elaborare una strategia di fiducia e miglior visibilità sui mercati delle operazioni condotte dai fondi, a Santiago del Cile si è tenuto un incontro tra rappresentanti di molti dei principali fondi sovrani. Al termine sono state approvate una serie di norme di indirizzo – i Principi di Santiago, come sono stati chiamati – che stabiliscono alcuni punti fermi. Tra questi: gli investimenti dei fondi devono essere di lungo periodo e ispirati a criteri di mercato e non politici.&lt;br /&gt;Le schede dei 31 più importanti fondi sovrani, suddivisi per area geografica di appartenenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MEDIO ORIENTE&lt;br /&gt;Abu Dhabi Investment AuthorityEmirati arabi uniti&lt;br /&gt;Fondazione: 1977&lt;br /&gt;Proprietà:Abu Dhabi Investment Fund e Banca Centrale Eau&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi e reddito generato &lt;br /&gt;dagli investimenti stessi del fondo&lt;br /&gt;Capitale: tra i 250 e gli 800 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: investimenti finanziari, sostegno e consulenza a imprese e privati (nella foto, il Ceo Nazem Fawwaz al Kudsi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.adia.ae&lt;br /&gt;Dubai International Capital&lt;br /&gt;Emirati arabi uniti&lt;br /&gt;Fondazione: 2004&lt;br /&gt;Proprietà: Dubai Holding&lt;br /&gt;(società non controllata dal Governo)&lt;br /&gt;Capitale: 6 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: investimenti mirati, con particolare attenzione alle aziende maggiormente innovative nei mercati internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.dubaiic.com&lt;br /&gt;Mubadala Development CompanyEmirati arabi uniti&lt;br /&gt;Fondazione: 2002&lt;br /&gt;Proprietà:Governo di Abu Dhabi&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 6 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: finanzia e gestisce partnership industriali &lt;br /&gt;per ristrutturare o sviluppare aziende e interi settori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.mubadala.com&lt;br /&gt;Istithmar World&lt;br /&gt;Emirati arabi uniti&lt;br /&gt;Fondazione: 2003&lt;br /&gt;Proprietà:Governo del Dubai&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 100 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: investimenti in tipologie diverse di aziende &lt;br /&gt;in tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dubaiholding.com/en&lt;br /&gt;State General Reserve Fund&lt;br /&gt;Oman&lt;br /&gt;Fondazione: 1980&lt;br /&gt;Proprietà:Governo dell'Oman, gestito dal ministero delle Finanze&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi da gas, petrolio e reddito generato dagli investimenti stessi del fondo&lt;br /&gt;Capitale: tra i 2 e i 10 miliardi &lt;br /&gt;di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo &lt;br /&gt;di stabilizzazione dell'economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.sgrf.gov.om&lt;br /&gt;Saudi Arabian Monetary Agency (Sama)&lt;br /&gt;Arabia Saudita&lt;br /&gt;Fondazione: 1960&lt;br /&gt;Proprietà:Banca centrale saudita&lt;br /&gt;Finanziamento: il capitale &lt;br /&gt;della Banca Centrale saudita&lt;br /&gt;Capitale: superiore ai 300 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: non è un vero fondo sovrano. Investe in titoli di emittenti a basso rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.sama.gov.sa/indexe.htm&lt;br /&gt;Future Generations Reserve Fund of Bahrain&lt;br /&gt;Bahrain&lt;br /&gt;Fondazione: 2006&lt;br /&gt;Proprietà:Governo del Bahrain, gestito dal ministero delle Finanze&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi &lt;br /&gt;da gas e petrolio&lt;br /&gt;Capitale: 14 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: stabilizzazione &lt;br /&gt;del bilancio nazionale e diversificazione delle risorse &lt;br /&gt;del Paese. Investe in prodotti finanziari: swap sulle valute, obbligazioni, derivati del credito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.bmhc.bh&lt;br /&gt;Kuwait Investment Authority (Kia)&lt;br /&gt;Kuwait&lt;br /&gt;Fondazione: 1953&lt;br /&gt;Proprietà:Governo del Kuwait, gestito dal ministero delle Finanze&lt;br /&gt;Finanziamento: il 10% annuo dei proventi petroliferi nazionali&lt;br /&gt;Capitale: 213 miliardi di dollari con un tasso di crescita annuo &lt;br /&gt;del 30%&lt;br /&gt;Tipologia: diviso in due parti, investe in quote di aziende &lt;br /&gt;e prodotti finanziari e trasferisce &lt;br /&gt;il 10% annuo al ramo risparmio per le generazioni future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.kia.gov.kw/kia&lt;br /&gt;Qatar Investment Authority (Qia)Qatar&lt;br /&gt;Fondazione: 2000&lt;br /&gt;Proprietà:Governo del Qatar&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: tra 50 e 70 miliardi &lt;br /&gt;di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo per ottenere &lt;br /&gt;la stabilizzazione dell'economia nazionale e diversificare i proventi delle risorse naturali del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.qia.qa/QIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- ASIA-PACIFICO&lt;br /&gt;China Investment CorporationCina&lt;br /&gt;Fondazione: 2007&lt;br /&gt;Proprietà:Governo cinese&lt;br /&gt;Finanziamento: trasferimento diretto dalle riserve valutarie&lt;br /&gt;Capitale: 200 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di investimento legato strettamente al dollaro; partecipa le grandi banche cinesi, &lt;br /&gt;e ha l'obiettivo di arrivare &lt;br /&gt;a controllare 50 grandi aziende internazionali per diversificare &lt;br /&gt;la liquidità della Banca centrale.&lt;br /&gt;www.cic-recruit.cn&lt;br /&gt;Temasek Holdings&lt;br /&gt;Singapore&lt;br /&gt;Fondazione: 1974&lt;br /&gt;Proprietà:controllato &lt;br /&gt;dal Governo, gestito dal ministero delle Finanze ma con ampia autonomia decisionale&lt;br /&gt;Finanziamento: trasferimento diretto dalle riserve statali &lt;br /&gt;e profitti degli investimenti&lt;br /&gt;Capitale: 110 miliardi di dollari (crescita annua del 35%)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo d'investimento e controllo delle grandi aziende nazionali, possiede un terzo &lt;br /&gt;della Borsa di Singapore, investe &lt;br /&gt;in tutto il teatro asiatico e non solo &lt;br /&gt;(nella foto, la Ceo Ho Ching).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.temasekholdings.com.sg&lt;br /&gt;Government of Singapore Investment Corporation (GIC) &lt;br /&gt;Singapore&lt;br /&gt;Fondazione: 1981&lt;br /&gt;Proprietà:Governo&lt;br /&gt;Finanziamento: trasferimento diretto dalle riserve delloStato&lt;br /&gt;Capitale: 330 miliardi di dollari (ufficialmente 100 miliardi)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo d'investimento per la gestione delle riserve monetarie del Paese; investe sul lungo periodo con diversi livelli di rischio, nei Paesi sviluppati e negli emergenti. Tiene un basso profilo nelle aziende che partecipa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.gic.com.sg&lt;br /&gt;National Stabilization Fund&lt;br /&gt;Taiwan&lt;br /&gt;Fondazione: 2001&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito &lt;br /&gt;dal ministero delle Finanze&lt;br /&gt;Finanziamento: prestiti &lt;br /&gt;dal settore finanziario, bancario&lt;br /&gt;e assicurativo locale&lt;br /&gt;Capitale: 15 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: funzione &lt;br /&gt;di stabilizzazione e di difesa, &lt;br /&gt;in caso di shock internazionale &lt;br /&gt;o di eventi bellici o naturali, &lt;br /&gt;della Borsa nazionale. Investe quindi esclusivamente in aziende quotate localmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.mof.gov.tw/engWeb&lt;br /&gt;/mp.asp?mp=2&lt;br /&gt;Khazanah Nasional Berhad&lt;br /&gt;Malaysia&lt;br /&gt;Fondazione: 1993&lt;br /&gt;Proprietà:ministero delle Finanze, il board è presieduto &lt;br /&gt;dal primo ministro&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi &lt;br /&gt;del petrolio, bond per i Paesi musulmani (Sukuk)&lt;br /&gt;Capitale: 25,7 miliardi di dollari (crescita annua del 23%)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo d'investimento rivolto alle aziende pubbliche malaysiane e dell'Asia sud-orientale; ha pochi investimenti nel resto del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.khazanah.com.my/&lt;br /&gt;Korea Investment Corporation (Kic)Corea del Sud&lt;br /&gt;Fondazione: 2005&lt;br /&gt;Proprietà:Governo&lt;br /&gt;Finanziamento: attraverso fondi pubblici&lt;br /&gt;Capitale: 30 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo &lt;br /&gt;di diversificazione delle riserve nazionali, investe in prevalenza all'estero, con lo scopo di diminuire il rischio e di seguire strategie per gli interessi nazionali di espansione economica &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.kic.go.kr/en/?mid=co01&lt;br /&gt;Brunei Investment Agency&lt;br /&gt;Brunei&lt;br /&gt;Fondazione: 1983&lt;br /&gt;Proprietà:Governo&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi &lt;br /&gt;del petrolio e trasferimenti diretti dalle riserve statali&lt;br /&gt;Capitale: 30 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo d'investimento dei proventi del petrolio che prende il posto delle banche d'affari londinesi che tradizionalmente se ne occupavano; investe in gruppi internazionali, con preferenza per blue chip, ma anche in aziende strumentali alla fornitura di beni &lt;br /&gt;e servizi al Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.mof.gov.bn&lt;br /&gt;/mof/en/departments/bia/&lt;br /&gt;- ASIA CENTRALE&lt;br /&gt;Oil Stabilization Fund &lt;br /&gt;Iran&lt;br /&gt;Fondazione: 1999&lt;br /&gt;Proprietà:Banca centrale dell'Iran&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 29 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione, con particolare attenzione alla divisa iraniana, &lt;br /&gt;e per il finanziamento &lt;br /&gt;delle imprese e privati del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.cbi.ir/default_en.aspx&lt;br /&gt;Fondo statale del petrolio&lt;br /&gt;Azerbaijian&lt;br /&gt;Fondazione: 1999&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito dal presidente della Repubblica&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 10,2 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione, può finanziare solo attività previste dal Programma pubblico di investimento (infrastrutture nazionali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.oilfund.az/en&lt;br /&gt;National Fund&lt;br /&gt;Kazakhstan&lt;br /&gt;Fondazione: 2000&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, amministrato dalla Banca centrale&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi, gas e metalli&lt;br /&gt;Capitale: 20 miliardi di dollari (crescita del 36% annuo)&lt;br /&gt;Tipologia: uno dei fondi meno trasparenti del mondo, secondo &lt;br /&gt;la Banca mondiale, per le complesse procedure e l'uso di conti cifrati in varie parti del mondo. Ha funzioni di stabilizzazione dell'economia e accantonamento per le generazioni future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.minfin.kz/index.php?lang=eng&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- EUROPA&lt;br /&gt;Fondo di stabilizzazione&lt;br /&gt;della Federazione Russa&lt;br /&gt;Russia&lt;br /&gt;Fondazione: 2004&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestione &lt;br /&gt;del ministero delle Finanze&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi e delle altre materie prime&lt;br /&gt;Capitale: 160 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: ha funzione di stabilizzazione della massa monetaria in caso di caduta del prezzo del petrolio e delle altre materie prime, ottenuta investendo solo all'estero. È diviso dal 2008 in due tronchi, uno per investimenti in attività estere liquide a basso rischio e uno che investe anche in aziende russe per correggere il deficit di bilancio e i debiti contratti con la crisi del 1998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www1.minfin.ru/en/stabfond&lt;br /&gt;Statens Pensjonsfond &lt;br /&gt;Norvegia&lt;br /&gt;Fondazione: 1990&lt;br /&gt;Proprietà:amministrato dalla Banca centrale norvegese&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi e reddito generato &lt;br /&gt;dagli investimenti del fondo&lt;br /&gt;Capitale: 300 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: dopo aver incorporato il fondo pensionistico nazionale (del 1967) ed essere il secondo al mondo in questo settore, investe solo all'estero (tranne una rilevante quota nella Borsa di Olso) e partecipa attivamente alla vita societaria delle imprese in cui investe. Ha limiti etici agli investimenti: armamenti, tabacco, aziende che non rispettano i diritti umani &lt;br /&gt;(nella foto, il Ceo Yngve Slyngstad). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.norges-bank.no&lt;br /&gt;- AMERICHE&lt;br /&gt;Alberta Heritage Savings Trust Fund&lt;br /&gt;Alberta (Canada)&lt;br /&gt;Fondazione: 1976&lt;br /&gt;Proprietà:Governo &lt;br /&gt;della Provincia dell'Alberta&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 16 miliardi di dollari (crescita annua del 22%)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione e diversificazione dell'economia dalle risorse non rinnovabili; investe nelle aziende della Provincia e in passato anche in quelle delle altre province canadesi; acquista immobili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.finance.gov.ab.ca&lt;br /&gt;/business/ahstf/index.html&lt;br /&gt;Permanent Reserve Fund&lt;br /&gt;Alaska (Usa)&lt;br /&gt;Fondazione: 1976&lt;br /&gt;Proprietà:Stato dell'Alaska&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petrolio ed estrazione minerali&lt;br /&gt;Capitale: 40 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione, investe in aziende e progetti di sviluppo regionale: grandi gruppi nazionali e blue chip del mercato borsistico Usa; distribuisce un dividendo annuo &lt;br /&gt;ai cittadini incensurati dello Stato &lt;br /&gt;e aiuti alle popolazioni più remote &lt;br /&gt;e disagiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.apfc.org/fundlaw&lt;br /&gt;/ConstAndLaw.cfm&lt;br /&gt;Fondo de Desarrollo Nacional (Fonden)&lt;br /&gt;Venezuela&lt;br /&gt;Fondazione: 2005&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito dalla Banca centrale&lt;br /&gt;Finanziamento: trasferimento risorse dello Stato, solitamente proventi del petrolio&lt;br /&gt;Capitale: 20 miliardi di dollari &lt;br /&gt;dai 6 iniziali&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di commodity con funzioni sociali e di obiettivi nazionali (riduzione del debito pubblico). Struttura d'investimento azionario &lt;br /&gt;con valuta estera giudicata aggressiva (Banca mondiale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.fonden.gob.ve&lt;br /&gt;Fondos de Responsabilidad Fiscal (FRF); Fondo de Estabilización Económica y Social (FEES); Fondo de Reserva de Pensiones (FRP)&lt;br /&gt;Cile&lt;br /&gt;Fondazione: 2007 &lt;br /&gt;(assorbono strutture del 1985)&lt;br /&gt;Proprietà:Governo cileno&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi dall'attività mineraria&lt;br /&gt;Capitale: 18,8 miliardi di dollari (FEES); 2,5 miliardi di dollari (FES)&lt;br /&gt;Tipologia: non sono fondi in senso tecnico, anche se ereditano la cassa del Fondo cileno per la stabilizzazione del prezzo del rame. Investimenti in azioni, con portafoglio in dollari (50%), euro (40%), yen (10%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.bcentral.cl/eng&lt;br /&gt;- OCEANIA&lt;br /&gt;Superannuation Fund&lt;br /&gt;Nuova Zelanda&lt;br /&gt;Fondazione: 2001&lt;br /&gt;Proprietà:ministero delle Finanze ma gestito da un board autonomo&lt;br /&gt;Capitale: 10 miliardi di dollari (obiettivo 100 miliardi nel 2020)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di investimento pensionistico con approccio conservativo agli investimenti azionari (soprattutto blue chip) con ottica di medio-lungo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.nzsuperfund.co.nz&lt;br /&gt;Future Fund&lt;br /&gt;Australia&lt;br /&gt;Fondazione: 2006&lt;br /&gt;Proprietà:Governo australiano, gestito dalla sede di Singapore della Northern Trust Corporation di Chicago&lt;br /&gt;p Finanziamento: crescita programmata del 6% annuo&lt;br /&gt;p Capitale: obiettivo di 140 miliardi di dollari per il 2020&lt;br /&gt;p Tipologia: fondo pensionistico per coprire il disavanzo previdenziale per i dipendenti pubblici previsto a partire dal 2020, accantonando i proventi delle concessioni minerarie e delle privatizzazioni nel settore delle Tlc; con investimenti a medio-lungo termine (nella foto, il general manager Paul Costello)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.futurefund.gov.au&lt;br /&gt;- AFRICA&lt;br /&gt;Revenue Regulation Fund&lt;br /&gt;Algeria&lt;br /&gt;Fondazione: 2000&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito dalla Banca centrale&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi da gas &lt;br /&gt;e petrolio&lt;br /&gt;Capitale: 44,4 miliardi di dollari (crescita del 9% annuo)&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione della volatilità futura del prezzo &lt;br /&gt;di gas e petrolio; investimenti finanziari sulle Borse internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.bank-of-algeria.dz/banque.htm&lt;br /&gt;Libyan Investment Authority&lt;br /&gt;Libia&lt;br /&gt;Fondazione: 2006&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito dal primo ministro&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi (ha assorbito precedenti fondi del 1982 e 1988)&lt;br /&gt;Capitale: 70 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: fondo di stabilizzazione, ha in portafoglio partecipazioni a banche, aziende &lt;br /&gt;e istituzioni finanziarie occidentali senza limiti di oggetto, quantità &lt;br /&gt;o area.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.lia.ly&lt;br /&gt;Excess Crude Account&lt;br /&gt;Nigeria&lt;br /&gt;Fondazione: 2004&lt;br /&gt;Proprietà:Governo, gestito dal ministero delle Finanze, dipende dalla Banca centrale&lt;br /&gt;Finanziamento: proventi petroliferi&lt;br /&gt;Capitale: 17 miliardi di dollari&lt;br /&gt;Tipologia: uno dei fondi meno trasparenti (Banca mondiale), investe anche nel petrolifero vanificando in parte la sua funzione di diversificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.fmf.gov.ng&lt;br /&gt;The Pula Fund&lt;br /&gt;Botswana&lt;br /&gt;Fondazione: 1966 e ristabilito nel 1993&lt;br /&gt;Proprietà:Governo e Banca centrale (2/3 e 1/3)&lt;br /&gt;Finanziamento: il surplus di bilancio derivante dall'estrazione dei diamanti&lt;br /&gt;Capitale: 6,5 miliardi di dollari, per il 68% considerata riserva di valuta&lt;br /&gt;Tipologia: investimenti in prevalenza a lungo termine in blue chip e obbligazioni di Paesi industrializzati.   di Antonio Dini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.finance.gov.bw&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3137161717029427219?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3137161717029427219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3137161717029427219' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3137161717029427219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3137161717029427219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/la-geografia-dei-fondi-sovrani.html' title='La geografia dei fondi sovrani'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1583056637023564156</id><published>2008-11-11T07:37:00.001-08:00</published><updated>2008-11-11T07:37:40.343-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>BEI, stop ai prestiti fuori dall'Unione Europea</title><content type='html'>La Corte di Giustizia Europea annulla il mandato della Banca Europea per gli Investimenti, in attesa di procedure più democratiche e delle consultazioni con il Parlamento Europeo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRBM accoglie con estremo favore la decisione della Corte di Giustizia Europea di annullare il mandato per i prestiti fuori dall'UE conferito periodicamente dagli stati membri alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La corte, accogliendo il ricorso del Parlamento Europeo, che ha richiesto il meccanismo di codecisione, ammette apertamente che il finanziamento esterno della banca non è coerente con le politiche di sviluppo europee, fissando in 12 mesi il termine entro il quale formulare  un nuovo mandato sulla base di nuovi obiettivi e procedure. Se tale termine non venisse rispettato le operazioni BEI in Asia, America Latina e nei paesi vicini sarebbero sospese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione della Corte è di portata storica in quanto per la prima volta conferisce a un'istituzione democraticamente eletta la giurisdizione sui parametri e le politiche per i prestiti della Banca Europea per gli Investimenti e chiarisce una volta per tutte che i prestiti fuori dall'Unione Europea devono inserirsi nel quadro delle politiche di sviluppo, così come da anni sostiene la rete Counter Balance, di cui fa parte la CRBM. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Siamo molto contenti che la Corte di Giustizia abbia riconosciuto quanto noi e altre Ong europee diciamo da quasi un decennio, ovvero che la BEI deve rispondere del suo operato e non può agire indisturbata senza che nessuno possa controllare le sue attività” ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM. “I prestiti di centinaia di milioni di euro che la BEI ha concesso in tutto il mondo devono essere monitorati con attenzione, perché troppo spesso in passato hanno finanziato progetti che non sono stati di nessuna utilità per lo sviluppo delle popolazioni locali, ma che invece hanno portato solo benefici alle grandi multinazionali e serie conseguenze negative per l'ambiente” ha concluso Tricarico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: www.crbm.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1583056637023564156?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1583056637023564156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1583056637023564156' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1583056637023564156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1583056637023564156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/bei-stop-ai-prestiti-fuori-dallunione.html' title='BEI, stop ai prestiti fuori dall&apos;Unione Europea'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6455116384872796326</id><published>2008-11-07T04:38:00.000-08:00</published><updated>2008-11-07T04:39:31.973-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Di razza umana ce n'è una sola</title><content type='html'>Manifesto degli Scienziati italiani contro il razzismo&lt;br /&gt;Di razza umana ce n'è una sola. Un concetto semplice, che nel 2008 dovrebbe appartenere al bagaglio culturale di ciascuno di noi. Ma purtroppo, come le recenti vicende di cronaca insegnano,&lt;br /&gt;non è così. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa, amara, considerazione ha spinto il gruppo degli scienziati italiani Contro ogni razzismo, durante un meeting tenutosi in provincia di Pisa, a scrivere il Manifesto degli Scienziati Antirazzisti 2008. L'iniziativa è sostenuta dalla Regione Toscana e punta a raccogliere le adesioni del maggior numero possibile di studiosi. &lt;br /&gt;''Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze 'psicologiche' e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in 'migliori' e 'peggiori' e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi'', recita un quanto mai chiaro Articolo 1 del Manifesto.&lt;br /&gt;I primi firmatari sono nomi di primo piano della scienza, tra i quali spicca il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, Francesco Remotti, Elena Gagliasso, Alberto Piazza e tanti altri.&lt;br /&gt;Sembrano lontani i tempi del Manifesto della Razza, sottoscritto nel 1938 da professori universitari italiani, che rappresenta una delle pagine più cupe della storia di questo Paese. Ma dopo settanta anni il mondo accademico è chiamato a dare un segnale diametralmente opposto, perché il razzismo è ancora tra noi. Anche se, come ricorda all'articolo 7, ''il razzismo é contemporaneamente omicida e suicida''.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6455116384872796326?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6455116384872796326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6455116384872796326' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6455116384872796326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6455116384872796326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/di-razza-umana-ce-n-una-sola.html' title='Di razza umana ce n&apos;è una sola'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1680751849088366778</id><published>2008-11-07T04:35:00.000-08:00</published><updated>2008-11-07T04:36:51.219-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Gelli conduttore in tv</title><content type='html'>Ma quando questo Paese tornerà normale?&lt;br /&gt;Non solo daranno una trasmissione televisiva al maestro venerabile Licio Gelli, già capo della loggia massonica P2, coinvolta in innumerevoli episodi delittuosi, che spaziano dai reati comuni contro persone o patrimoni alle stragi politiche, alle trame golpiste, persino coinvolta nel rapimento e nell'omicidio dell'onorevole Aldo Moro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo questo, in chi ha presente chi è quel delinquente di Licio Gelli, provoca un sentimento di indignazione e rabbia feroce, (e persino nausea, in chi scrive).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il delinquente si occuperà proprio di ricostruire, sul suo programma e con ospiti illustri quanto lui, quella storia del '900 che ha contribuito a plasmare a colpi di illegalità e di trame assassine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' molto peggio che affidare a Donato Bilancia, un programma che spiega come conquistare il cuore delle fanciulle. O a Rosa Bazzi e consorte un programma sul buon vicinato. O a Annamaria Franzoni un programma sulla cura dei figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O perché no, a Pinochet gli diamo da condurre Chi l'ha visto, e a Menghele invece Dica 33.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando questo Paese tornerà normale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Probabilmente mai, perché il 13 marzo 2006 (primo governo Berlusconi, tessera P2 numero 1816) sono stati modificati vari articoli del Codice Penale riguardanti gli attentati allo Stato. &lt;br /&gt;L'articolo 283 del Codice Penale. Così recitava:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.'&lt;br /&gt;E' stato modificato in: 'Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni'."&lt;br /&gt;Con atti violenti, non attraverso altre forme, più sottili o solo meno cruente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'articolo 283 è quello che fece processare la P2 di Licio Gelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1680751849088366778?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1680751849088366778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1680751849088366778' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1680751849088366778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1680751849088366778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/gelli-conduttore-in-tv.html' title='Gelli conduttore in tv'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1579205054463645971</id><published>2008-11-07T03:19:00.001-08:00</published><updated>2008-11-07T03:19:58.749-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia /politica'/><title type='text'>La Russa e la commemorazione della prima guerra mondiale</title><content type='html'>di Lorenzo Del Boca *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemmeno la storia della prima guerra mondiale ce l'hanno raccontata giusta. I libri di scuola stentano a mettere in evidenza che l'Italia di quel periodo si barcamenava fra &lt;br /&gt;coalizioni avversarie tentando di raccattare qualche utile, con il risultato di apparire un paese di piccoli imbrogli. &lt;br /&gt;Alla vigilia della dichiarazione di guerra, per un mese, si trovò alleata contemporaneamente con gli austro-ungarici e con i francesi e gli inglesi che già si massacravano sulle loro frontiere.&lt;br /&gt;Il nostro esercito le aveva prese anche da Menelik ed era del tutto evidente che non si trovava nelle condizioni di affrontare una guerra. Vittorio Emanuele III restava un re piccolo-piccolo cui avevano dovuto accorciare la sciabola perché non risultasse più lunga delle sue gambe corte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi percorre la selva di memoriali dell'epoca s'imbatte, a ogni passo, nella questione dei cappotti che non c'erano. &lt;br /&gt;Mancavano i fucili; mancavano gli automezzi; mancavano i rifornimenti alimentari e non c'erano medicine. Ma, soprattutto, mancavano le idee. Di presunzione, gli ufficiali &lt;br /&gt;degli alti comandi ne disponevano in abbondanza e se fossero stati in grado di ottenere risultati proporzionali all'arroganza che esibivano avrebbero conquistato il pianeta. &lt;br /&gt;In realtà, riuscirono soltanto a trasformare le prime linee in un lager dove gli uomini ai loro ordini furono sottoposti a ogni genere di prevaricazioni anche psicologiche. I soldati potevano soltanto soffrire, dannarsi e morire. Al fronte ci mandarono vagonate di operai e contadini che non erano guerrieri e che la guerra non volevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per qualche settimana di addestramento, si trovarono con un bastone in mano. Poi gli misero in spalla un fucile vero che non avevano mai usato e li allinearono in faccia al nemico.&lt;br /&gt;Nemmeno i gironi infernali potevano essere più spaventosamente crudeli. Le prime linee erano delle catacombe a cielo aperto che si rincorrevano per centinaia di chilometri. In quelle tane, sparpagliate in un territorio sterminato, i soldati vissero quattro anni come gli uomini delle caverne. Tutti dentro, uno addosso all'altro - come nelle Malebolgie della Divina Commedia - diventando fisicamente insopportabili gli uni agli altri. Ammassati, in quei cunicoli artificiali, dove mangiavano e andavano al gabinetto, resistevano alla puzza che prendeva il cervello e si lasciavano vincere dalla nostalgia, tentavano di dormire quando era necessario risposare e si sforzavano di stare svegli quando montavano di guardia.&lt;br /&gt;C'era la guerra lì davanti ma occorreva combattere anche la fame e la sete, la pioggia e la melma, i topi e gli scarafaggi, le cimici e la dissenteria, la febbre e la cancrena che afferrava i piedi e saliva fino alle ginocchia. Il terrore, alla vigilia degli assalti, prendeva la gola. Tuttavia, la battaglia più faticosa si rivelò quella contro gli alti ufficiali che, più salivano di grado, più si comportavano come se avessero a che fare con dei servi della gleba. Per gli alti comandi tormentare quegli uomini in uniforme, con imposizioni vanamente disumane e colpevolmente inutili, sembrava diventato un dovere cui dedicare impegno ed energia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verrebbe da sostenere che il conflitto vero e proprio - contro gli austro-ungarici - sarebbe stato una passeggiata, se non ci fossero stati i generali italiani. I guai maggiori di chi combatteva per l'Italia vennero dagli stessi italiani. I comandanti si armarono di ordini assurdi. Pretesero di mandare le truppe all'assalto anche quando ogni logica l'avrebbe sconsigliato. Insistettero nello sfidare le leggi della fisica per fortificare posizioni insostenibili. Per ottenere un'obbedienza supina, fucilarono quelli che apparvero più riottosi o anche solo meno pronti a sacrificarsi. Instaurarono un regime di oppressione che sarebbe risultato odioso per una qualunque dittatura. E provocarono la morte di un numero imprecisato di loro uomini, piazzando le mitragliatrici dei carabinieri dietro le file destinate all'assalto, con la disposizione di aprire il fuoco alla schiena dei soldati, se avessero appena ritardato a lanciarsi fuori dalle trincee. Le corti marziali lavorarono a pieno ritmo e i magistrati, seduti sulle stufe arroventate dal fuoco per paura di prendersi un raffreddore, spedirono davanti al plotone di esecuzione una quantità di poveracci analfabeti che il fango delle trincee aveva mutilato.&lt;br /&gt;La giustizia del senno di poi avrebbe suggerito di fucilare direttamente il generalissimo Luigi Cadorna (comandante in capo all'inizio del conflitto) e di impiccare Pietro Badoglio: unica opportunità che l'Italia poteva giocarsi per evitare l'otto settembre 1943.&lt;br /&gt;La sconfitta di Caporetto fu un disastro che grida vendetta. &lt;br /&gt;Poteva essere evitato e si realizzò solo per il concorso &lt;br /&gt;determinante della dabbenaggine dei generali dello Stato Maggiore. Ignoranti con i gradi sulla giubba sacrificarono decine di migliaia di uomini e poi li marchiarono con l'accusa di essere stati dei vigliacchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa occasione, come sempre nella storia tricolore, le polemiche si sprecarono ma restarono rigorosamente sigillate nei palazzi del potere. E alla fine - questa volta ma come sempre - non si riuscì a individuare un colpevole o qualcuno più responsabile degli altri. Anzi, si trovò il modo di premiare l'errore e di ricompensare lo sbaglio.&lt;br /&gt;Tornarono tutti a casa con le spalle incurvate dal peso delle medaglie. Invece di licenziarli e chiedere loro il risarcimento per i disastri commessi, preferirono promuoverli, &lt;br /&gt;aumentare loro lo stipendio e accettare che continuassero a far danni, in nome dei traguardi raggiunti.&lt;br /&gt;Anche la cosiddetta riscossa di Vittorio Veneto esiste soltanto sulla carta perché, in quella settimana del 1918, non ci fu nessun assalto e nessuno sfondamento. Gli italiani &lt;br /&gt;avanzarono perché gli austriaci si stavano ritirando: e gli austriaci si ritiravano perché era diventato inutile continuare una guerra che era irrimediabilmente perduta.&lt;br /&gt;Non a caso il comandante in capo di allora, Armando Diaz - informato di una travolgente avanzata italiana che, evidentemente, non aveva ordinato né che era a conoscenza si stesse sviluppando - tuffò la testa nella cartina geografica, alla ricerca del teatro della sua rivincita. E poiché faticava a individuare il luogo della battaglia, chiese soccorso agli uomini dello Stato Maggiore che gli stavano intorno: «Ma Vittorio Veneto ‘ndo cazzo stà… ?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Liberazione. Lorenzo Del Boca è il presidente dell'ordine dei gionalisti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1579205054463645971?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1579205054463645971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1579205054463645971' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1579205054463645971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1579205054463645971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/la-russa-e-la-commemorazione-della.html' title='La Russa e la commemorazione della prima guerra mondiale'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7527127153362133297</id><published>2008-11-07T03:15:00.001-08:00</published><updated>2008-11-07T03:15:41.165-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Debito pubblico: ecco la spada di Damocle di Obama -</title><content type='html'>Che la crisi economica rappresenti l’emergenza numero uno dell’agenda presidenziale nessuno lo mette in dubbio... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la crisi economica rappresenti l'emergenza numero uno dell'agenda presidenziale nessuno lo mette in dubbio. Lo sa bene Barack Obama che, a partire dall'insediamento alla Casa Bianca nel gennaio 2009, sarà chiamato ad affrontare un'emergenza di proporzioni titaniche: quella del debito pubblico. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'allarme lo ha lanciato oggi il Wall Street Journal sottolineando come il piano di riparazione del colabrodo finanziario Usa potrebbe indurre il governo federale ad indebitarsi per 1.500 miliardi di dollari nei prossimi dieci mesi. Un'operazione in grado di ostacolare seriamente il progetto di taglio delle tasse per la classe media sostenuto dai democratici nel corso della campagna elettorale. E se mai lo sgravio fiscale dovesse essere portato a termine, ad essere seriamente compromesse potrebbero essere quelle riforme strutturali auspicate da tempo. A cominciare dalla riforma sanitaria tesa a garantire quell'assistenza universale già propagandata all'inizio dell'era Clinton ma mai realizzata. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E' una situazione davvero poco invidiabile anche perché il neo-presidente potrebbe scoprire presto di non avere scelta. La recessione economica nazionale richiede un intervento forte orientato a favorire la ripresa dei consumi e la fiducia nel mercato. Motivo per il quale i tagli fiscali potrebbero diventare assolutamente irrinunciabili. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7527127153362133297?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7527127153362133297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7527127153362133297' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7527127153362133297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7527127153362133297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/debito-pubblico-ecco-la-spada-di.html' title='Debito pubblico: ecco la spada di Damocle di Obama -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4676793489558074960</id><published>2008-11-07T03:14:00.001-08:00</published><updated>2008-11-07T03:14:53.900-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La ripresa Usa sarà lenta. Lo spiegano i bond</title><content type='html'>La curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa schizza verso l’alto facendo aumentare il divario tra gli interessi e breve e quelli a lungo termine...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa schizza verso l'alto facendo aumentare il divario tra gli interessi e breve e quelli a lungo termine. Lo riferisce il Wall Street Journal (citato dall'agenzia Apcom) evidenziando come la crescita del differenziale identifichi una realtà inequivocabile: la crisi economica statunitense è destinata a durare a lungo. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La spiegazione è relativamente semplice: quando la banca centrale riduce i tassi di interesse con l'obiettivo di incrementare la liquidità sistemica, i titoli di Stato a breve scadenza (due anni in questo caso) seguono la medesima tendenza. Dal momento che i bond su base decennale non rispecchiano il medesimo trend il divario tra i rendimenti dei titoli aumenta non diversamente da quanto sta accadendo oggi in America. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il problema è che il processo di divaricazione sembra destinato ad andare incontro ad una progressiva accelerazione visto che alla politica del taglio dei tassi operata dagli istituti privati dovrebbe affiancarsi un'analoga strategia monetaria della Fed. Resta ora da capire, ed è questo forse il nodo fondamentale, quanto questa politica “dolorosa” saprà essere efficace. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Da diverso tempo, infatti, gli istituti centrali di mezzo mondo stanno promuovendo politiche espansive sul fronte della liquidità senza ottenere gli effetti sperati. La sfiducia resta forte inducendo le banche a ridurre le concessioni dei prestiti ai privati e a mantenere basso lo scambio di liquidità tra di esse come evidenzia la tendenza al rialzo che caratterizza da mesi i tassi interbancari. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4676793489558074960?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4676793489558074960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4676793489558074960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4676793489558074960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4676793489558074960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/la-ripresa-usa-sar-lenta-lo-spiegano-i.html' title='La ripresa Usa sarà lenta. Lo spiegano i bond'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7990054341476466198</id><published>2008-11-04T09:36:00.000-08:00</published><updated>2008-11-04T09:37:07.809-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La crisi investe la Total: a rischio undici raffinerie europee -</title><content type='html'>C’è il rischio di una sovracapacità di produzione. E la compagnie petrolifera Total, per questo, potrebbe chiudere alcune unità di raffinazione in Francia (e nel resto d’Europa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è il rischio di una sovracapacità di produzione. E la compagnie petrolifera Total, per questo, potrebbe chiudere alcune unità di raffinazione in Francia (e nel resto d'Europa). In questo modo, i dirigenti del colosso ritengono di poter compensare il brusco calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Lo hanno indicato fonti sindacali - riporta l'agenzia Ansa - specificando che potrebbero essere undici gli stabilimenti di raffinazione in procinto di chiudere i battenti. Uno di essi si troverebbe in Italia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dal gruppo petrolifero francese trapelano le indicazioni fornite da una commissione strategica, incaricata di monitorare la questione, che avrebbe sollevato il problema di un crescente squilibrio di mercato tra Europa e Stati Uniti. Aggiungendo, tuttavia, che per ora «non è stata annunciata nessuna chiusura». &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La contrazione delle esportazioni verso l'America è dipesa essenzialmente dal crollo dei consumi oltreoceano, incentivato dallo stesso governo Bush che, ad esempio, con il Bicycle Commuter Act (in vigore da gennaio 2009) prevede un bonus di 20 dollari in busta paga per chi sceglie di andare al lavoro in bici anziché in auto. E per la Total, che ha l'85% delle capacità di raffinazione in Europa, ma che nel Vecchio Continente vende solo il 69% dei suoi prodotti, il consumo negli Usa diventa fondamentale. Secondo il sindacalista Charles Foulard della CGT, «con la crisi Total sceglierà di accelerare i piani di ristrutturazione che aveva già pronti». &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7990054341476466198?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7990054341476466198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7990054341476466198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7990054341476466198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7990054341476466198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/la-crisi-investe-la-total-rischio.html' title='La crisi investe la Total: a rischio undici raffinerie europee -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-9073812744877060536</id><published>2008-11-04T09:35:00.000-08:00</published><updated>2008-11-04T09:36:23.471-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Usa al voto. Come sarà l’economia dopo le elezioni?</title><content type='html'>Mentre il mondo intero aspetta che siano le 19 negli Usa (l’una di notte in Itala), quando arriveranno i primi dati ufficiali sull’esito delle elezioni presidenziali, investitori e analisti si interrogano su come sarà l’economia americana dopo il voto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il mondo intero aspetta che siano le 19 negli Usa (l'una di notte in Itala), quando arriveranno i primi dati ufficiali sull'esito delle elezioni presidenziali, investitori e analisti si interrogano su come sarà l'economia americana dopo il voto. E, soprattutto, cosa cambierà se il nuovo presidente degli Stati Uniti sarà Barack Obama o John McCain. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sia Obama che McCain - spiega l'agenzia Apcom - hanno promesso una “svolta” energetica. Ma mentre il senatore democratico ha proposto di spendere 150 miliardi di dollari nel prossimo decennio per velocizzare lo sviluppo di automobili ad alimentazione ibrida elettrica e a benzina, e per aumentare l'utilizzo di energie alternative, McCain punta sul nucleare, promettendo la costruzione di 45 nuove centrali entro il 2030.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Entrambi i candidati, poi, hanno appoggiato l'idea di finanziare la ricerca sui farmaci generici realizzati tramite biotecnologie: una politica che potrebbe contribuire anche alla riduzione dei costi della sanità. «Sappiamo che espandere l'uso di farmaci generici ed eliminare le barriere che li frenano deve essere un punto centrale di ogni sforzo di riforma sanitaria», ha detto Dora Hughes, consulente di Obama in materia di sanità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Chi invece potrebbe non passarsela meno bene è il settore petrolifero. Colossi del calibro di Exxon e Chevron saranno molto probabilmente colpiti da un aumento della tassazione a loro carico, soprattutto nel caso di una vittoria di Obama. Non solo: quest'ultimo ha basato la propria raccolta di fondi per la campagna elettorale soprattutto sul web, anziché attraverso i finanziamenti delle grandi aziende, e molti osservatori sostengono che questa mossa possa avergli garantito l'immunità dalle pressioni delle major Usa. Un caso unico nella storia americana. Dal canto suo, invece, McCain si è dimostrato meno duro con il comparto petrolifero, mantenendo la sua linea favorevole, ad esempio, sul tema della trivellazione off-shore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un altro settore che vive con apprensione il passaggio di consegne tra George W. Bush e il prossimo presidente americano è quello dell'industria farmaceutica. I benefit per l'acquisto di farmaci che il governo paga a circa 47 milioni di cittadini anziani attraverso il programma Medicare potrebbero essere drasticamente rivisti, e il nuovo sistema potrebbe anche scavalcare le compagnie assicurative. Secondo Obama ciò porterebbe ad un risparmio di circa 30 miliardi di dollari.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Infine, a tremare c'è il settore militare. Dopo l'esito della guerra in Iraq è probabile (e pare certo nel caso di Obama) che i due candidati non vogliano imbarcarsi in nuovi conflitti. Anzi, è prevedibile una serie di ritiri strategici dei marines sparsi nel mondo. Ciò, insieme alla crisi finanziaria internazionale, significherà per i grandi appaltatori del Pentagono come Lockheed Martin e Raytheon (che hanno beneficiato di contratti miliardari negli ultimi anni) un grosso ridimensionamento. Con il budget federale in rosso di quasi mille miliardi di dollari nel 2008, le spese militari - grande novità negli Usa - non potranno essere la priorità. Con buona pace dei fautori dello scudo spaziale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-9073812744877060536?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/9073812744877060536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=9073812744877060536' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/9073812744877060536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/9073812744877060536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/11/usa-al-voto-come-sar-leconomia-dopo-le.html' title='Usa al voto. Come sarà l’economia dopo le elezioni?'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3621097855799240206</id><published>2008-10-28T10:25:00.000-07:00</published><updated>2008-10-28T10:26:20.890-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Il Bel Paese rischia la recessione ma...Eni e Enel al top dei dividendi e le banche in calo</title><content type='html'>Eni ed Enel sono le regine dei dividendi, in vantaggio sulle società a controllo privato. È quanto emerge dalla classifica elaborata dal centro studi di Mediobanca, nella 33esima relazione annuale «R&amp;S 2008». In considerazione è stato preso il monte dividendi tra il 2003-2007 delle principali 39 società di Piazza Affari. Sempre dallo studio vengono confermate le difficoltà del settore finanziario e di quello bancario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eni ed Enel si confermano al primo e al secondo posto della classifica, avendo distribuito all'azionista pubblico cedole per un controvalore di oltre 12,2 miliardi di euro. Complessivamente, i dividendi percepiti dallo Stato dalle società controllate ammontano a 14,6 miliardi, contro i 7 miliardi percepiti dagli azionisti di controllo privati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dettaglio, tra il 2003 e il 2007, Eni ha pagato dividendi all'azionista Stato per quasi 6 miliardi di euro (5,95 miliardi per l'esattezza) e ai soci di minoranza per quasi 15 miliardi di euro (14,89 miliardi), per un totale di 20,8 miliardi. Da Enel invece il Ministero dell'Economia ha ricevuto nei cinque anni considerati 6,23 miliardi di euro, mentre i soci piccoli hanno percepito 10,12 miliardi di euro, a fronte di un monte dividendi complessivo di 16,36 miliardi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al terzo posto della classifica c'è Pirelli &amp; C che tra il 2003 e il 2007 (Telecom Italia inclusa fino al 2006) ha staccato complessivamente dividendi per 10,58 miliardi, di cui 320 milioni al socio di controllo e 10,2 miliardi a soci terzi. D'altro canto l'ex monopolista delle comunicazioni, Telecom Italia appunto, ha pagato cedole complessive per 1,6 miliardi, di cui 261 milioni all'azionista di controllo e 1,35 miliardi ai soci terzi, posizionandosi così al sesto posto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli altri principali percettori di dividendi, oltre a Seat Pagine Gialle (quarta in classifica) che fa capo a un gruppo di fondi di private equity, svetta la Fininvest dei Berlusconi (quinta classificata), con un miliardo di euro incassato dal principale azionista dividendi e 1,6 miliardi dai restanti soci. Segue al settimo posto la finanziaria Ragione dei Benetton che nei cinque anni presi in considerazione ha distribuito un monte dividendi complessivo di 1,37 miliardi (95 milioni ai soci di controllo e 1,27 miliardi agli azionisti minori). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A un passo da Ponzano Veneto, Tenaris (ottavo posto) che ha distribuito all'azionista di riferimento, la famiglia Rocca, 800 milioni di euro), inseguita da Luxottica (undicesima) che ai Del Vecchio ha distribuito 500 milioni di euro e agli altri azionisti 232 milioni. Diciassettesima invece la Saras dei Moratti: in cinque anni ha generato un monte dividendi di 635 milioni, di cui 520 milioni per la famiglia Moratti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi di liquidità del settore finanziario e le difficoltà sui mercati internazionali potrebbero costare caro alle principali banche italiane nel 2008. Secondo la ricerca di Mediobanca, i cinque principali istituti di credito «retail», ovvero Intesa SanPaolo, UniCredit, Mps, Ubi Banca e Banco Popolare, potrebbero chiudere l'esercizio con un risultato netto dimezzato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella ricerca si precisa che in base ai primi tre mesi dell'anno, che evidenziano «un'inversione di tendenza, con ricavi in calo del 10,5% a causa del sostanziale azzeramento degli utili da negoziazione e per le forti svalutazioni dei titoli negoziabili», è ipotizzabile prevedere per la fine dell'esercizio corrente un risultato netto in calo del 49,3% rispetto al 2007, senza includere effetti straordinari registrati nel primo trimestre del 2007 (2,8 mld di plusvalenze di Intesa SanPaolo per la cessione al Credit Agricole delle partecipazioni in CariParma e FriulAdria). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le perdite su crediti nell'anno, prevede lo studio facendo riferimento al primo trimestre 2008 e ipotizzando che il mercato si mantenga stabile, sono aumentate del 12% e l'utile corrente è sceso del 32 per cento. Si è verificato, sempre secondo R&amp;S, un deterioramento della performance complessiva: qualora dovesse confermarsi il trend del primo trimestre il rapporto tra costi e ricavi lieviterebbe nel 2008 ad oltre il 70% (64% il valore del 2007), le perdite sui crediti assorbirebbero il 10% dei ricavi ed il risultato corrente cadrebbe al 17% degli stessi (28% nel 2007). Emerge infine che i primi te mesi del 2008 hanno evidenziato una maggiore incidenza dei crediti deteriorati rispetto al capitale netto (al 21,7% contro il 21,2% di fine 2007). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Il Sole 24 Ore)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3621097855799240206?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3621097855799240206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3621097855799240206' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3621097855799240206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3621097855799240206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/il-bel-paese-rischia-la-recessione.html' title='Il Bel Paese rischia la recessione ma...Eni e Enel al top dei dividendi e le banche in calo'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-677400424015593442</id><published>2008-10-24T04:00:00.001-07:00</published><updated>2008-10-24T04:00:42.300-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Bombe a scoppio ritardato</title><content type='html'>I governi, per primo quello statunitense, hanno preso misure apparentemente molto energiche per proteggere il sistema finanziario dagli effetti perversi della crisi, sulla cui adeguatezza si potrebbe discutere, ma il percorso della finanza Usa è comunque disseminato ancora di molti potenziali problemi.&lt;br /&gt;In particolare nei prossimi mesi, le banche  di quel paese potrebbero trovarsi di fronte a nuove difficoltà, a causa di almeno tre ordigni a scoppio ritardato che giacciono più o meno nascosti nel terreno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta della questione delle carte di credito, di quella delle vendite forzate di titoli da parte degli hedge funds e del venire a maturazione di rate di debiti a lungo termine che le imprese potrebbero non riuscire a pagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla prima questione troviamo ad esempio un resoconto accurato su Business Week di fine ottobre:  sostiene la rivista che attualmente le banche statunitensi hanno un’esposizione di circa 950 miliardi di dollari verso i loro clienti per crediti concessi attraverso il meccanismo delle carte di credito; la valutazione è quella che una parte consistente di questi crediti non saranno mai ripagati. Questo problema toccherà in particolare anche quelle grandi banche che hanno evitato in misu- ra consistente i problemi legati al subprime. I provvedimenti di salvataggio varati dal governo non riguardano comunque questo settore. Le stime sulle perdite parlano di 41 miliardi di dollari da qui alla fine dell’anno e di 90 miliardi nel 2009. Per far fronte al problema molte banche stanno alzando i tassi di interesse su questi crediti, aumentando le commissioni e così via, ma questo rende ancora più difficile ai debitori di far fronte ai loro impegni. Le cose sono ancora più gravi perché le banche, come nel caso dei mutui immobiliari, hanno impacchettato (cartolarizzato) in passato una parte molto consistente di questi crediti –circa il 70% del totale- in titoli ceduti sul mercato. Così hanno risolto in parte almeno il problema di come finanziare lo sviluppo del mercato e nello stesso tempo si sono liberate di una parte dei rischi. Questa pratica coinvolge nella crisi molte altre istituzioni finanziarie, mentre il mercato della titolarizzazione di questi crediti si è ora quasi prosciugato e comunque i tassi di interesse  sono molto aumentati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi non sta certo risparmiando il settore degli hedge funds; molti operatori del comparto, passati gli anni d’oro che permettevano a molti manager dei fondi di guadagnare ogni anno somme colossali (ad esempio Philip Falcone, che attraverso la sua Harbinger Capital, ha guadagnato nel 2007 circa 2,4 miliardi di euro) ora chiudono per le troppe perdite, o perché appare ormai molto difficile ottenere dei risultati soddisfacenti. E si va manifestando un altro fenomeno parallelo: molti  clienti dei fondi vogliono ritirarsi e riprendersi i soldi investiti, cosa che in questo settore di solito si può fare, ma solo in date prestabilite. Alcuni fondi cercano di bloccare questo processo, con promesse o con minacce, ma la tendenza va comunque avanti. Nel frattempo, le banche sono sempre più riluttanti a prestare soldi agli hedge funds, se non in qualche caso a prezzi esorbitanti. I clienti hanno ritirato circa 43 miliardi di dollari dai fondi in settembre, secondo una stima prudenziale –la realtà potrebbe essere peggiore- mentre per ottobre ci si aspetta un livello di ritiri molto più elevato e lo stesso per i due mesi seguenti. Qualcuno stima che da settembre a dicembre i ritiri potrebbero totalizzare anche alcune centinaia di miliardi di dollari.&lt;br /&gt;Per far fronte al problema, gli hedge funds sono ora costretti a vendere i titoli in loro possesso, ciò che deprime il corso dei titoli stessi ed aumenta le perdite dei fondi, aprendo un circolo vizioso. Una stima valuta che nei prossimi mesi il settore, che gestisce intorno ai 2.000 miliardi di dollari, potrebbe vedere ridurre le sue dimensioni di circa il 50%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E veniamo brevemente all’ultima questione: si sa che, in generale, intercorre un certo lasso di tempo tra il momento dello scatenarsi della crisi finanziaria e il suo eventuale propagarsi al settore dell’economia reale. La crisi delle banche sta portando, tra gli altri inevitabili effetti, anche ad una stretta sui crediti alle imprese; molte società, d’altro canto, si trovano in difficoltà perché i loro business di riferimento - dall’edilizia all’auto, per citare soltanto quelli che colpiscono di più l’immaginazione - non stanno in questo momento andando molto bene. O si consideri anche tutte quelle imprese che hanno un forte orientamento all’export. Ecco allora che nei prossimi mesi, man mano che verranno a scadenza, in tutto o in parte,  i finanziamenti concessi nel periodo in cui le cose sembravano andar bene, molte imprese avranno grosse difficoltà di restituzione e troveranno difficilmente la possibilità di un rinnovo degli affidamenti.&lt;br /&gt;Non è possibile fornire cifre precise sull’entità del fenomeno nei mesi a venire, ma esso potrebbe essere molto rilevante.&lt;br /&gt;Mettendo insieme i tre fenomeni (e ce ne potrebbero altri nascosti) si ha l’impressione che assisteremo nei prossimi mesi a delle nuove sorprese, certamente  non tutte positive e che i governi dovranno di nuovo trovare le risorse e le vie per arginare i possibili nuovi problemi. FINANSOL:IT&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-677400424015593442?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/677400424015593442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=677400424015593442' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/677400424015593442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/677400424015593442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/bombe-scoppio-ritardato.html' title='Bombe a scoppio ritardato'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-4433262035812295577</id><published>2008-10-24T03:57:00.000-07:00</published><updated>2008-10-24T03:58:55.451-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Crisi, il dubbio del "Times": "Aveva ragione Marx?"</title><content type='html'>Il giornale conservatore lancia anche un sondaggio sul suo sito, e il risultato non è poi così prevedibile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un ampio articolo di analisi il Times di Londra, tempio dell’opinione pubblica conservatrice britannica, affronta un sospetto che sta affiorando in forma più o meno latente da varie parti: l’attuale crisi finanziaria globale conferma forse le analisi di Karl Marx? Non sarà, si chiede l’analista Philip Collins sul giornale, che tra tante profezie andate a vuoto almeno su una cosa l’autore de «Il Capitale» aveva visto giusto? L’attuale crisi è una prova della ciclica e anarchica instabilità del capitale globale come sostenuto da Marx? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra, infatti, che con lo scoppiare delle crisi finanziaria sia anche aumentata la richiesta di copie de «Il Capitale», saccheggiate dalle librerie, soprattutto quelle tedesche: come se la gente avesse disperatamente bisogno di una spiegazione filosofica alla crisi economica mondiale e la richerchi in quel paradigma marxista che tanti seguaci aveva in passato. Così spiega il pensiero di Marx: «Il nocciolo del suo discorso è che ci sono sia una notizia buona che una cattiva. Marx ha deciso di iniziare da quella cattiva. I lavoratori vengono sfruttati e i capitalisti si arricchiscono a spese loro. Un po' come Lehman Brothers. La buona notizia era che quella cattiva era destinata ad arrivare alla sua fine. Il capitalismo non era solo cattivo, ma era anche destinato a fallire. Sarebbe stato distrutto dal peso delle sue stesse contraddizioni interne. Un po' come Lehman Brothers»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A colpire, oltre all’ampia analisi di Collins e agli interventi di autorevoli commentatori - da Eric Hobwsam a Frank Furedi - sono i risultati di un sondaggio online condotto dal giornale tra i suoi conservatorissimi lettori. La domanda «ma allora Marx aveva ragione?» spacca il pubblico del quotidiano e il «no» vince, per ora, di strettissima misura con un 52,5% contro il 47,5%. Corriere.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-4433262035812295577?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/4433262035812295577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=4433262035812295577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4433262035812295577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/4433262035812295577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/crisi-il-dubbio-del-times-aveva-ragione.html' title='Crisi, il dubbio del &quot;Times&quot;: &quot;Aveva ragione Marx?&quot;'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5492465068050060551</id><published>2008-10-21T08:40:00.001-07:00</published><updated>2008-10-21T08:40:53.610-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Scambi cinesi ancora record</title><content type='html'>Luca Vinciguerra( Il sole 24 ore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi finanziaria mondiale sembra fare giusto il solletico alla Cina. Almeno per ora. Ieri, le Dogane di Pechino hanno diffuso un dato che ha lasciato tutti di stucco: a settembre, mentre il mondo veniva messo in ginocchio dal peggior terremoto finanziario degli ultimi ottant'anni, il surplus commerciale del Dragone ha stabilito un altro primato, raggiungendo quota 29,3 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;Il mese scorso, la Cina ha esportato merci per 136 miliardi di dollari (+21%), e ne ha importate per 107 miliardi (+21%). Il trade surplus record di settembre va ad accumularsi alla montagna di riserve valutarie accumulate nell'ultimo triennio dalla Repubblica popolare: in totale, oltre 1.800 miliardi di dollari che fanno della superpotenza asiatica la prima detentrice di moneta straniera al mondo; e la seconda finanziatrice, alle spalle del Giappone, del debito pubblico americano (a oggi Pechino ha investito 520 miliardi di dollari in Treasury Bond).&lt;br /&gt;Con i tempi che corrono, quest'immenso tesoretto valutario rappresenta un'arma in più contro la crisi finanziaria che sta sconvolgendo il mondo e che, finora, ha solo lambito la Grande Muraglia. Con 1.800 miliardi di dollari di riserve in portafoglio e un debito pubblico assai contenuto rispetto a qualsiasi Paese industrializzato, oggi la Cina è in una posizione di grande vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese del pianeta.&lt;br /&gt;Il balzo da record del trade surplus di settembre si basa su due fenomeni positivi. Il primo. Le esportazioni di merci capital-intensive (elettronica, macchinari) hanno continuato ad aumentare a un tasso sostenuto, a fronte della frenata generale accusata negli ultimi mesi delle vendite oltremare di prodotti a basso valore aggiunto (nei primi nove mesi 2008, le esportazioni di abbigliamento sono cresciute complessivamente del 2%, contro il +23% registrato nello stesso periodo dell'anno precedente).&lt;br /&gt;Il secondo. Il Dragone è riuscito a diversificare il portafoglio delle sue esportazioni. Sempre nei primi nove mesi 2008, le vendite di made in China negli Stati Uniti sono aumentate solo del 4,6% (+11% nello stesso periodo dell'anno precedente), ma nel contempo hanno registrato un considerevole incremento con altri partner: basti pensare che gli scambi con l'India sono lievitati del 55 per cento.&lt;br /&gt;Ma l'India, né qualsiasi altra nazione in via di sviluppo è in grado di sostituire la domanda di made in China dei Paesi ricchi sempre più in crisi, e quindi obbligati a tirare la cinghia dei consumi. Ecco perché, sono pronti a scommettere gli analisti, per Pechino quello di settembre sarà quasi certamente l'ultimo trade surplus da record.&lt;br /&gt;La gelata prossima ventura del commercio mondiale si farà sentire molto presto anche sull'industria manifatturiera del Dragone. «Sebbene le cifre in valore indichino che le esportazioni cinesi stanno tenendo testa alla crisi, in realtà la crescita in volume di queste ultime ha già iniziato a decelerare attestandosi sotto il 10% - spiega Wang Qian di JP Morgan - Nei prossimi mesi, il tasso d'incremento delle esportazioni continuerà a scendere, poiché il rallentamento della congiuntura, che ha già colpito gli industrializzati, si estenderà agli emergenti».&lt;br /&gt;La frenata del made in China dovrebbe arrivare presto. «Già nell'ultimo trimestre 2008, la contrazione della domanda mondiale causerà un rallentamento delle esportazioni cinesi - avverte Ben Simpfendorfer, economista di Royal Bank of Scotland - Inoltre, verrà meno l'effetto propulsivo delle vendite all'estero di prodotti elettronici, che sono il vero motore della crescita dell'export cinese, perché tradizionalmente negli ultimi mesi dell'anno le loro spedizioni sui mercati internazionali rallentano sempre».&lt;br /&gt;Pechino sa bene che la coda del ciclone partito da Wall Street investirà presto o tardi anche la Cina e il made in China. Per questo motivo, sta già correndo ai ripari. Nell'ultimo mese, la People's Bank of China (Pboc, la banca centrale) ha già ridotto due volte i tassi d'interesse per dare respiro all'economia e provare a rilanciare i consumi domestici. Dopo aver condotto una lotta senza quartiere all'inflazione, da luglio la priorità della banca centrale cinese è tornata a essere lo sviluppo economico. Non ci sarebbe da stupirsi, quindi, se nelle prossime settimane la Pboc tagliasse ancora il costo del denaro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5492465068050060551?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5492465068050060551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5492465068050060551' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5492465068050060551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5492465068050060551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/scambi-cinesi-ancora-record.html' title='Scambi cinesi ancora record'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2366720853191890399</id><published>2008-10-21T08:38:00.001-07:00</published><updated>2008-10-21T08:39:38.617-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>L’FBI nel 2004 avvertì il governo Usa: la bolla subprime esploderà</title><content type='html'>Ma Bush negò risorse e uomini pe - &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'FBI era a conoscenza della situazione “pericolosa” dei mutui subprime americani. E avvertì il governo federale, chiedendo fondi per ampliare il proprio organico in modo da far fronte a quella che già alcuni anni fa si prospettava come un'emergenza. Servivano infatti uomini, controlli incrociati, specialisti del settore. Ma, a quanto pare, Washington sottovalutò la questione. E oggi - riporta l'agenzia Apcom - di fronte a possibili malefatte dei “baroni della finanza” l'Fbi alza bandiera bianca: secondo il New York Times l'agenzia (che per anni ha concentrato le sue risorse nella lotta al terrorismo) ora si trova senza risorse, né uomini, né mezzi per indagare sui reati finanziari. Insomma: dall'11 settembre 2001 in poi, tutte le energie sono state concentrate su Bin Laden &amp; co.: tutto il resto poteva essere messo in secondo piano secondo l'amministrazione Bush. Ad andare avanti nelle indagini, tuttavia, a New York, è stato il procuratore Andrew Cuomo, che ha puntato i riflettori sulle «vacanze d'oro» che gli executive del colosso assicurativo Aig si sono concessi a spese dei contribuenti nei giorni caldi della crisi. Mentre il Tesoro Usa sborsava 123 miliardi di dollari, infatti, il board dell'azienda e i loro clienti più importanti si concedevano un lungo ponte di caccia al fagiano nelle campagne del Dorset in Gran Bretagna soggiornando a Plumber Manor, un castello del Seicento a cinque stelle: costo per partecipante, oltre 17 mila dollari di pensione completa. Ai quali vanno aggiunti 17.500 dollari per il jet privato e 8 mila per le limousine. Cuomo, la scorsa settimana, ha intimato e ottenuto di bloccare la liquidazione da dieci milioni di dollari per l'ex direttore finanziario di Aig Steven Bensinger. Con le stesse maniere forti - minacciando l'incriminazione - il procuratore è riuscito a ottenere una marcia indietro su 160 «conferenze» e altri appuntamenti analoghi nel Dorset che sarebbero costati al contribuenti americani altri 8 milioni di dollari. Ma anche sul lavoro di Cuomo pesano le scelte di Bush e le carenze di organico dell'FBI. Dopo il 2001 circa 1.800 agenti sono stati assegnati ad incarichi collegati all'anti-terrorismo o a compiti. «L'effetto del riallineamento si è fatto sentire - ha ammesso il vice-direttore John Miller -. Per i cosiddetti reati dei colletti bianchi abbiamo dovuto concentrare la nostra attenzione solo sui casi più eclatanti, in cui erano in gioco milioni di dollari». Oltre alle indagini sui giganti dei prestiti ipotecari Freddie Mac e Freddie Mae, l'Fbi ha aperto inchieste su Aig, su Lehman Brothers e su altri 1.500 casi legati alla crisi dei mutui. Tutto lavoro che ora rischia di andare sprecato. Osservatorio finanza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2366720853191890399?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2366720853191890399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2366720853191890399' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2366720853191890399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2366720853191890399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/lfbi-nel-2004-avvert-il-governo-usa-la.html' title='L’FBI nel 2004 avvertì il governo Usa: la bolla subprime esploderà'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7828234990522924010</id><published>2008-10-21T08:37:00.000-07:00</published><updated>2008-10-21T08:38:37.888-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>I “fenomeni” di Goldman Sachs diventano un caso politico -</title><content type='html'>Nel corso degli anni i top manager di Goldman Sachs hanno aiutato la loro compagnia a consolidarsi come una delle principali banche d'affari del mondo. Ma la capacità dimostrata recentemente da questi ultimi nel raggiungere importanti posizioni pubbliche sta iniziando a turbare qualcuno e a rianimare al tempo stesso un fantasma poco invidiabile: quello del conflitto di interesse. Se ne è accorto in questi giorni il prestigioso New York Times che, analizzando le scelte del numero uno del Tesoro statunitense Henry Paulson, ha iniziato a chiedersi se non ci sia qualcosa di strano nell'irresistibile ascesa pubblica dei talentuosi ragazzi di Goldman. Paulson, che di Goldman è stato amministratore delegato, sembra avere una sfiducia sconfinata nelle capacità degli “allievi” della neonata holding, già banca d'affari dal 1869. Non stupisce, in tal senso, che il segretario al Tesoro abbia deciso di affidare sempre più incarichi per la gestione della crisi agli esponenti di Goldman come Neel Kashkari che, dopo aver diretto il salvataggio di Bear Sterns con l'aiuto di JP Morgan, si è trasformato oggi nel regista del maxi piano di salvataggio della finanza Usa da 700 miliardi. A fargli da fido scudiero nei prossimi mesi sarà il collega Ruben Jeoffrey, anche lui dirigente Goldman. Quello dell'ascesa dei Goldman boys alle stanze del potere di Washington (così come in quelle dell'economia internazionale, vedi i casi Mario Draghi, Mark Carney e Robert Zoellick) non è un fenomeno nuovo. Già in passato sono stati diversi i dirigenti della compagnia ad essere chiamati “a servire il Paese” nel ruolo di regolatori. Tra i fortunati prescelti c'è Joshua Bolten, capo dello staff del Presidente Bush, Stephen Friedman, presidente della Federal Reserve di New York, Steve Shafran, uno dei responsabili del Tesoro nella gestione del mercato dei fondi e gli altri collaboratori di Paulson come Kendrick R. Wilson III, Edward Forst e Dan Jester. ‹‹Non c'è dubbio che l'asse del potere nel Dipartimento del Tesoro penda dalla parte di Goldman›› ha scritto il New York Times ricordando come le teorie complottiste sulla banca d'affari non manchino di certo. Ma è pur vero che quello di cui si sospetta oggi l'esistenza resta tecnicamente un conflitto d'interesse “potenziale”. Paulson, Kashkari, Shafran e gli altri, infatti, hanno già venduto le azioni di Goldman in loro possesso. RCA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7828234990522924010?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7828234990522924010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7828234990522924010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7828234990522924010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7828234990522924010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/i-fenomeni-di-goldman-sachs-diventano.html' title='I “fenomeni” di Goldman Sachs diventano un caso politico -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2429428041555032657</id><published>2008-10-17T04:46:00.000-07:00</published><updated>2008-10-17T04:47:22.939-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Fondo Libia al secondo posto nell'azionariato Unicredit, exploit del titolo in Borsa</title><content type='html'>Banca centrale e fondi sovrani di Tripoli sono saliti a sorpresa al 4,23% del capitale di Unicredit, posizionandosi al secondo posto tra i maggiori azionisti dell'istituto. L'ascesa nel capitale è stata realizzata con un investimento da un miliardo di euro, utilizzato per aumentare la precedente partecipazione pari allo 0,87%.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estremamente positiva la risposta del mercato, dove il titolo Unicredit, dopo non essere riuscito a fare prezzo per 15 minuti, ha aperto in rialzo di oltre 11 punti percentuali. Il mercato apprezza il carattere amichevole dell'operazione. Gli stessi vertici di Unicredit hanno espresso soddisfazione per l'operazione. Un deal chiuso proprio da quei fondi libici che hanno già deciso di partecipare all'aumento di capitale della banca attraverso il bond convertibile sul quale si sono impegnati per un investimento di 500 milioni. Con una nota diffusa a mercati chiusi, Central Bank of Lybia, Lybian Investment Authority e Lybian Foreign Bank, hanno inoltre chiarito di essere "azionisti di lungo termine" e di vedere "nella banca solide opportunità industriali". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fondi libici sono stati soci storici della Capitalia fusasi in Unicredit, con una quota del 5%, ma ancora prima, negli anni '70 (1977), il braccio finanziario libico era intervenuto a sostegno del gruppo Fiat fino a salire al 15% per uscirne nell'86. Oggi la Libia è presente nel capitale di altre società quotate come la Juventus (7,5%) ed Eni (quota minoritaria). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel capitale di Unicredit i fondi libici si posizionano alle spalle della sola Fondazione Cariverona (5,009) e davanti alla Fondazione Crt (3,8%). Appare tuttavia improbabile che i libici decidano di salire al di sopra del 5%, limite massimo per il voto in assemblea (il voto è espresso fino al 5% anche da parte di chi possiede quote superiori). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restano tuttavia dubbi sulle modalità degli acquisti che hanno portato all'incremento della quota, specie perchè avvenuti in una fase in cui la Consob già monitorava gli scambi sul titolo in scia a una serie di anomalie. Da capire infine se nel corso degli acquisti siano stati rispettati tutti gli obblighi informativi connessi con il superamento delle soglie rilevanti.  (Finanza.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2429428041555032657?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2429428041555032657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2429428041555032657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2429428041555032657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2429428041555032657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/fondo-libia-al-secondo-posto.html' title='Fondo Libia al secondo posto nell&apos;azionariato Unicredit, exploit del titolo in Borsa'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3353704080842445836</id><published>2008-10-17T03:41:00.000-07:00</published><updated>2008-10-17T03:43:02.431-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Benvenuti nel mondo della borsa!</title><content type='html'>Una singolare metafora cerca di spiegare i meccanismi della borsa. E ci riesce molto più facilmente di tanti  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanti, e sono centinaia di milioni se non miliardi, capiscono proprio poco o addirittura nulla dell’attuale crisi finanziaria e si chiedono quali rischi corrano ad avvicinarsi alla Borsa, un internauta fantasioso ha trovato un modo originale di spiegare questo mondo strano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autore, Nadim Kalif, si presenta come uomo d’affari, ma è anche un brillante economista che insegna la sua disciplina in una università del Togo. La sua storia è come un racconto che vale almeno quanto una lectio magistralis. Uno di quei corsi da cui si esce vispi , convinti d’aver capito tutto, e per sempre.&lt;br /&gt;Dunque. Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’unità. Subito, quei paesani partono all’assalto della foresta, per catturare scimmie a centinaia, a migliaia addirittura. Così, poco a poco la popolazione dei primati si assottiglia, e i paesani devono ridurre il ritmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sconosciuto annuncia che d’ora in poi pagherà 15 dollari la scimmia. Motivati dalla nuova offerta, i paesani raddoppiano lo zelo nel cacciare quel che resta di scimmie nella foresta. E lo fanno così tanto e così bene che ben presto non si trova più una sola scimmia! Il prezzo di acquisto è allora portato a 20 dollari, ma nella foresta è sparita ogni traccia di scimmia! Lo sconosciuto propone allora 50 dollari il pezzo, avvertendo però di doversi assentare. Sarà il suo aiuto a comperare le loro prede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena partito, il suo assistente riunisce i paesani e indica loro le gabbie con le migliaia di scimmie che il padrone aveva comperato loro. “Se le volete – dice – ve le cedo a 35 dollari l’unità. Così, quando il mio padrone sarà di ritorno, potrete rivendergliele a 50 dollari”. Accecati dalla prospettiva di questo arricchimento facile, i paesani tirano fuori tutte le loro economie, vendono i loro beni per riscattare le scimmie. Incassato il malloppo, l’assistente sparisce nella notte. Non si rivedrà più. Né lui, né il padrone. Nel villaggio, solo scimmie che corrono all’impazzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nadim Kalif conclude il suo racconto con un edificante : “Benvenuti nel mondo della Borsa!”.&lt;br /&gt;Eh sì! C’è qualcosa di azzardato a vendere una scimmia a dieci dollari e poi a ricomprarla a 35, sperando di rivenderla una seconda volta a 50 dollari.&lt;br /&gt;Domanda: chi sono dunque, nel mondo della Borsa, le scimmie che si vendono e poi si comperano gesticolando? Chi è l’abile sconosciuto, così capace di manipolazione? Chi è questo assistente, eccezionale imbroglione? E chi sono, infine, questi poveri paesani così rovinosamente creduloni?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;    (liberamente tratto da Bienvenue dans le monde de la Bourse,chronique di Jean baptiste Placca)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3353704080842445836?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3353704080842445836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3353704080842445836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3353704080842445836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3353704080842445836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/benvenuti-nel-mondo-della-borsa.html' title='Benvenuti nel mondo della borsa!'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2208785233697537024</id><published>2008-10-10T04:06:00.000-07:00</published><updated>2008-10-10T04:07:31.255-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La finanza morde ormai sull'economia</title><content type='html'>di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi (il sole 24 ore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un lungo periodo di crescita nulla si profila per i Paesi industriali. La crisi finanziaria ha sparso sale sulle ferite inferte dagli shock delle materie prime e dello scoppio della bolla immobiliare. Da soli questi due shock sono sufficienti a provocare la recessione che era attesa per la seconda metà del 2008, con code al principio del 2009. Tanto più che si sommano all'inevitabile aggiustamento americano: negli Usa il riequilibrio dei conti con l'estero e il ritorno delle famiglie a una maggiore parsimonia, dall'attuale risparmio zero, comportano l'esportazione di impulsi frenanti al resto del mondo. Ma gli shock sarebbero stati presto digeriti, tanto più con il ridimensionamento delle quotazioni delle materie prime e la riduzione dei tassi, e la ripresa avrebbe potuto far capolino nella seconda metà del 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, l'«era glaciale del credito», come l'ha battezzata Business Week, accentua la difficoltà delle famiglie e delle imprese da due fronti: quello della sfiducia nelle prospettive economiche e quello del costo e della disponibilità del denaro. Gli indicatori attuali di sentimento economico sono già molto bassi: per Eurolandia quello complessivo è ai minimi dal '94 e in Usa quello dei consumatori, pur risalito negli ultimi tre mesi, è al livello più basso dalla recessione del '91. Ma sono dati che, pur riferiti ad appena un mese fa, sono stati resi rapidamente vecchi dall'evoluzione dei mercati. La sfiducia non solo è contagiosa, ma si moltiplica rimbalzando da un Paese all'altro.&lt;br /&gt;La morsa del credito è ancor più dannosa. Famiglie e imprese pagano un costo reale del denaro reso più alto dal congelamento del mercato interbancario, nel quale i tassi hanno perso contatto con quelli ufficiali delle banche centrali, e sarebbe opportuno che i Governi intervenissero per legare più direttamente il servizio del debito dei consumatori e delle aziende all'orientamento della politica monetaria (come ha suggerito ieri su queste colonne Lorenzo Bini Smaghi). Il rischio più grande è che l'anomala sete di liquidità delle banche e l'avversione al rischio fisiologica in tempi recessivi spingano a razionare i prestiti, con avvitamento della crisi finanziaria con quella economica.&lt;br /&gt;Ormai tutti i Paesi del G-7 sono sull'orlo o dentro la recessione: ciò dovrebbe favorire la cooperazione e il coordinamento internazionali. Difficilmente nei prossimi indicatori congiunturali si noteranno segnali di miglioramento. Per fortuna il loro peso nell'economia mondiale si è ridotto a vantaggio dei Paesi emergenti, che continueranno a espandersi, pur un po' meno focosamente, tendendo una rete di sicurezza sotto il tasso di espansione globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inflazione &lt;br /&gt;L'altra mano viene dalle materie prime (e per Eurolandia dal cambio). Il ridimensionamento delle quotazioni delle commodity proseguirà per effetto della minor domanda sia reale sia finanziaria. Abbiamo davanti una duratura fase di inflazione molto bassa: i timori inflazionistici sono stati riaccantonati in fretta e altri più angoscianti emergono. Il raffreddamento dei prezzi sarà "forzato" dalla capacità produttiva inutilizzata e darà maggior potere d'acquisto agli aumenti di reddito delle famiglie. Anche da qui potrà venire la ripresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tassi d'interesse, valute, moneta &lt;br /&gt;Mercati finanziari in crisi profonda e mercati valutari stabili: questa insolita combinazione tradisce la natura globale della crisi di fiducia che ha spazzato il mondo. Dato che tutti i Paesi o quasi sono sulla stessa barca, e dato che i cambi, per definizione, sono relativi (il prezzo di una moneta rispetto a un'altra) non c'è molta ragione di preferire una valuta a un'altra. Così il dollaro, che si era ripreso fortemente dai minimi di qualche mese fa, è rimasto stabile nella fascia 1,35-1,40; ed è da prevedere che questa stabilità continui, man mano che la matassa aggrovigliata di questa crisi si dipana. Unica eccezione a questa (relativa) calma valutaria sono le valute che erano protagoniste del carry trade: gli operatori hanno oggi cure più pressanti che non siano quelle di lucrare le differenze fra valute ad alto e basso rendimento. Lo smontaggio dei carry trade ha così penalizzato il dollaro australiano e quello neozelandese, e avvantaggiato la moneta meno "costosa", cioè lo yen. In campo valutario l'altra novità da segnalare è quella relativa alla moneta cinese: lo yuan si è stabilizzato contro dollaro ormai da fine luglio, arrestando la lunga galoppata rivalutativa che era iniziata tre anni fa. Non solo: le quotazioni del non-deliverable forward a 12 mesi sono per la prima volta superiori al cambio a pronti, prospettando quindi una (improvvida) svalutazione della moneta cinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è nel campo finanziario che l'azione di tamponamento della crisi si è fatta allo stesso tempo affascinante e frenetica. Questo terremoto della finanza rimarrà nei libri di storia come un tempo di sommovimenti e di esperimenti. Ci si è resi conto della fragilità dei mercati, di quanto facilmente i prezzi possano discostarsi dai valori sottostanti, delle devastazioni sistemiche che questa dissociazione fra prezzi e valori può comportare, e allo stesso tempo di quanto vario e creativo sia il contrasto a questi fallimenti del mercato che può essere messo in campo dalle autorità monetarie. In queste gigantesche operazioni di pronto soccorso si è distinta soprattutto la Federal Reserve, che ha ampliato in modo impressionante i propri strumenti di intervento, nello sforzo di oliare le giunture di ogni nicchia di mercato, da quello classico interbancario per finire agli acquisti di obbligazioni Freddie-Fannie e, ultimamente, agli acquisti diretti di Commercial paper. Nel frattempo il Tesoro Usa si è ritrovato a controllare i due giganti dei mutui e a possedere uno dei più grossi assicuratori mondiali, la Aig. E non è finita: secondo una interpretazione estensiva del piano Paulson da 700 miliardi, quei soldi potranno essere usati non solo per acquistare titoli tossici ma anche per acquistare azioni di banche. La soluzione che si profila è quella di estese nazionalizzazioni (più o meno mascherate) del sistema bancario: una soluzione "alla svedese", che risponde alle due esigenze più impellenti. Da un lato restituire fiducia (nelle banche fra loro e nei rapporti fra banche e clienti), dall'altro ricapitalizzare gli istituti finanziari, i cui bilanci sono stati feriti dalle minusvalenze. Una utile misura potrebbe anche essere quella di una garanzia pubblica sui prestiti che le banche si fanno l'un l'altra sull'interbancario. Una misura che, come quella delle garanzie sui depositi, con ogni probabilità non costerebbe nulla, ma sbloccherebbe quel meccanismo di diffidenza che porta i tassi interbancari al di sopra dal livello desiderato dalle Banche centrali. Intanto queste si barcamenano come possono: la Bce, dopo la riduzione del tasso-guida (e senza aver chiesto scusa per l'aumento di tre mesi fa) gioca abilmente sul tasso repo, sulla marginal lending facility e sul tasso per i depositi in modo da cambiare i "costi opportunità" delle politiche di tesoreria delle banche e di convincerle a fidarsi l'una dell'altra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2208785233697537024?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2208785233697537024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2208785233697537024' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2208785233697537024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2208785233697537024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/la-finanza-morde-ormai-sulleconomia.html' title='La finanza morde ormai sull&apos;economia'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7150269692351722214</id><published>2008-10-10T03:24:00.000-07:00</published><updated>2008-10-10T03:25:58.236-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia e Politica'/><title type='text'>L’accordo per dimenticare</title><content type='html'>Cinque miliardi di dollari portati in dono a Gheddafi come risarcimento per i danni coloniali, alleanze commerciali su gas e petrolio e impegno sul controllo degli immigrati che salpano dalle coste libiche: questi i punti principali del patto stipulato da Berlusconi a Bengasi. In realtà, l’accordo ha già due vittime: la verità storica e i migranti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono voluti quasi 40 anni per annunciare un accordo “storico”: il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione”, come è stata chiamata l’intesa firmata il 29 agosto a Bengasi dal presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e dal leader libico, Muammar Gheddafi. Da quando il colonnello ha preso il potere in Libia con un colpo di stato, il 1° settembre 1969, la ferita della conquista coloniale italiana si era, infatti, riaperta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’Italia verserà un risarcimento di 5 miliardi di dollari, spalmati su 20 anni. C’è l’impegno per la costruzione dell’autostrada mediterranea, dal confine dell’Egitto a quello tunisino, e di 200 abitazioni, la concessione di borse di studio e pensioni per coloro che sono rimasti mutilati dallo scoppio delle mine posate dagli italiani. Come contropartita, l’Italia otterrà facilitazioni per gli investimenti e una maggiore cooperazione nella lotta all’immigrazione “clandestina” e nel settore militare.&lt;br /&gt;Vedremo i lati deboli ed oscuri dell’accordo. Ma, al momento della firma, contava soprattutto l’aspetto mediatico, ed entrambi i protagonisti hanno avuto il proprio tornaconto. Il gioco al rialzo è riuscito perfettamente a Gheddafi, che ha sbaragliato i tentativi italiani di cavarsela con poco. Si è potuto così presentare alla sua festa del 1° settembre con all’attivo i miliardi del risarcimento e le scuse ufficiali del governo italiano.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il colonnello, poi, ha svelato, a sorpresa, un aspetto del Trattato che non era stato reso pubblico: l’Italia s’impegnerebbe a non far usare militarmente il proprio territorio per eventuali aggressioni alla Libia. In Italia, e altrove, si è gridato allo scandalo. Tutti hanno pensato alla Nato, e a tutti è sfuggito il lapsus evidente: è come affermare che la Nato ha il compito istituzionale di “aggredire” e non di difendere. Per la verità, questo s’era capito da un pezzo.&lt;br /&gt;Dal canto suo, Berlusconi ha potuto inondare tutti i suoi canali Tv, pubblici e privati, con i sorrisi e le strette di mano. Ha riempito i Tg di promesse per gli investitori italiani, glissando sulle scuse alla Libia per aprire il suo album di famiglia davanti a un leader compiacente, mentre la bella Venere di Cirene, finalmente restituita al suo ambiente d’origine, è la metafora di come è bene che ognuno rimanga al suo posto. Ecco dunque, per concludere, l’annuncio che il trattato contiene l’ennesima promessa in materia di lotta all’immigrazione “clandestina”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Gheddafi ha solo anticipato con Berlusconi la festa della sua “rivoluzione”. L’annuncio più sorprendente è stato quello dello smantellamento dei ministeri che rubano e favoriscono la corruzione, per dare il denaro direttamente alla gente. È un segno che la manna petrolifera serve a tacitare un popolo a cui si continua a comprare la libertà. Del resto, Berlusconi si è prodigato in elogi del leader libico: anticipando il più consistente attestato, rilasciatogli dalla segretaria di Stato americana, Condoleezza Rice («Nessuno è nemico per sempre»), nel corso della sua visita, “storica” anche questa, a Tripoli, il 5 e il 6 settembre.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Due le principali vittime dell’accordo italo-libico. La prima è la verità storica. Berlusconi ha detto che bisogna guardare avanti: quindi, i conti con quella brutta pagina di storia coloniale italiana non bisogna farli. Del resto, come si potrebbero fare, quando il ministro italiano della difesa, l’aennino Ignazio La Russa, l’8 settembre fa l’elogio della Repubblica di Salò, e il premier magnifica quanto fatto dal gerarca fascista Italo Balbo in Libia? Sì, perché Berlusconi continua a coltivare la favola degli “italiani, brava gente”: in Libia, avrebbero servito i libici, non sfruttato una colonia. Chi si ricorda più dei morti, dei deportati e di quel vecchio (Omar Al-Mukhtar) fatto impiccare dal fascismo nel 1931? Ecco cosa avrebbe dovuto fare il nostro premier: far trasmettere in prima serata, nel giorno della firma del trattato, su uno dei suoi canali, pubblico o privato, Il Leone del deserto, il film di Mustapha Akkad, che racconta la resistenza dell’eroe nazionale libico Mukhtar.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La seconda vittima sono, naturalmente, i “clandestini”. Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, alla festa leghista di Venezia, ha gridato che Gheddafi non rispetta gli accordi. Però, conoscendo un po’ di storia, dovrebbe avere maggiore fiducia nel leader libico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’immigrazione e la Libia&lt;br /&gt;L’accordo firmato nel dicembre 2007 per il controllo congiunto delle acque territoriali libiche è rimasto sulla carta. Pochi sanno che la Libia è, prima di tutto, un paese d’immigrazione. Scarsamente abitato, ha fatto ricorso alla manodopera straniera per sfruttare le risorse petrolifere, alla maniera europea, con leggi che non tutelano i lavoratori stranieri. Inoltre, i migranti fanno parte della geopolitica di Gheddafi. Basti ricordare le decine di migliaia di egiziani e di tunisini espulsi a metà degli anni ’80 come ritorsione contro la politica dei rispettivi governi, i palestinesi espulsi dieci anni più tardi per contrastare l’accordo Israele-Olp, e gli immigrati africani rimpatriati per far fronte alle difficoltà economiche causate dall’embargo dell’Onu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contrariamente al luogo comune, il paese non è, dunque, una terra di transito, bensì un mercato che ha bisogno di manodopera, ma che non sa far fronte ai problemi conseguenti. Non sono mancate le tensioni: nell’autunno 2000 hanno portato all’uccisione di decine – secondo alcuni, di centinaia – di lavoratori stranieri e all’espulsione di migliaia di africani. Con una percentuale di disoccupati/sottoccupati del 30% e un aumento della delinquenza, pure a Tripoli si incolpano gli stranieri per i problemi economici e di sicurezza. Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole libico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cifre sono incerte. Su oltre 6 milioni di abitanti, gli stranieri sarebbero quasi 2 milioni, per la metà irregolari. Una piccola parte di questi aspirano a venire in Italia. Per tre ragioni: le condizioni di vita e di lavoro in Libia spingono gli stranieri a cercare nuove opportunità; il mercato italiano chiede manodopera a basso costo, quindi straniera e possibilmente irregolare; le difficoltà insorte lungo altre rotte hanno portato quella tra Libia e Sicilia a diventare la principale via di transito: 21.400 su un totale di 22.000 migranti verso l’Italia (2006). In questo contesto, è azzardato pensare che basti una politica di controllo delle coste. Se gli converrà, Gheddafi ce la metterà tutta. Vedremo a che prezzo, non tanto per l’Italia, quanto per i migranti. NIGRIZIA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7150269692351722214?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7150269692351722214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7150269692351722214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7150269692351722214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7150269692351722214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/laccordo-per-dimenticare.html' title='L’accordo per dimenticare'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6081107907820464073</id><published>2008-10-08T07:07:00.000-07:00</published><updated>2008-10-08T07:08:05.982-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Venezuela: Chávez propone un asse finanziario anti-crisi all’Iran -</title><content type='html'>Il Venezuela e l'Iran sarebbero pronti a dar vita ad un fondo d'investimento bi-nazionale sul modello dell'omologo venezuelano-cinese. La conferma è giunta dallo stesso Chávez nel corso del programma televisivo “Aló Presidente”, l'appuntamento settimanale nel quale il capo di Stato si rivolge al pubblico del suo Paese. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, il progetto di fondo congiunto con Teheran, di cui hanno discusso in questi giorni il ministro degli Esteri venezuelano Nicolás Maduro e il suo omologo iraniano Manouchehr Mottaki, dovrebbe far parte di un più ampio programma di indipendenza finanziaria che mira a integrare Caracas con quei Paesi di tendenza più o meno antistatunitense come Bielorussia, Iran, Russia e Cina. Il fondo cino-venezuelano è già attivo, altri fondi analoghi dovrebbero nascere nel futuro prossimo. Dietro agli accordi con Teheran, però, non ci sono solo obiettivi politici. La creazione del fondo comune, infatti, dovrebbe servire a garantire liquidità e sostegno alla nazione sudamericana per la quale gli effetti della crisi potrebbero essere imminenti. Trascinato nella sua crescita dall'esplosione del prezzo del petrolio, il Venezuela deve fare i conti ora con un forte calo del valore del greggio che minaccia direttamente il suo fondo sovrano. Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6081107907820464073?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6081107907820464073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6081107907820464073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6081107907820464073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6081107907820464073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/venezuela-chvez-propone-un-asse.html' title='Venezuela: Chávez propone un asse finanziario anti-crisi all’Iran -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2668520000216504330</id><published>2008-10-08T07:06:00.000-07:00</published><updated>2008-10-08T07:07:22.960-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>La Confindustria francese blocca le superliquidazioni dei manager -</title><content type='html'>In teoria si tratta di una misura che, soprattutto in tempi di crisi, non dovrebbe fare scalpore. Anzi, non dovrebbe neppure essere una notizia. E invece la scelta del Medef, la Confindustria francese, di bloccare le liquidazioni record, i premi stratosferici e le buonuscite d'oro dei supermanager è coraggiosa. Ad annunciarlo - riferisce l'agenzia Adnkronos - è la stessa presidente del Medef, Laurence Parisot, che oggi ha presentato, insieme al presidente dell'Associazione francese delle imprese private (Afep), Jean-Martin Folz, un «codice di governance» che dovrà essere adottato dalle aziende quotate in Borsa. «L'atteggiamento “dopo di me il diluvio” è finito. Quello che rendiamo pubblico è un codice al quale tutte le imprese quotate dovranno aderire», ha spiegato Parisot in un'intervista al quotidiano Le Monde. Il documento messo a punto dalla Medef prevede inoltre il divieto, per i manager, di cumulare un contratto di lavoro dipendente con il mandato sociale di presidente o di direttore generale: un'operazione che assicurava delle pesanti indennità anche quando si rassegnavano le dimissioni. Novità anche per la distribuzione delle stock option, che d'ora in poi «dovranno corrispondere ad una politica di associazione al capitale e non ad un complemento di retribuzione istantanea». La distribuzione di azioni gratuite ai dirigenti, inoltre, «dovrà essere commisurata alle performance». Insomma, per i manager francesi occorrerà ottenere risultati prima di poter ottenere benefit eccezionali. Osservatorio Finanza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2668520000216504330?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2668520000216504330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2668520000216504330' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2668520000216504330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2668520000216504330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/10/la-confindustria-francese-blocca-le.html' title='La Confindustria francese blocca le superliquidazioni dei manager -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-6439552811419305455</id><published>2008-09-23T05:47:00.000-07:00</published><updated>2008-09-23T05:48:33.275-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Clandestini per colpa dello Stato</title><content type='html'>di Fabrizio Gatti&lt;br /&gt;Due anni per i permessi di soggiorno. E quando vengono rilasciati sono già scaduti. Così gli immigrati perdono lavoro e casa. E tornano nell'illegalità &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Clandestini per colpa dello Stato. Oltre un milione e 300 mila stranieri rischiano il posto di lavoro, l'affitto della casa e l'accesso dei loro figli a scuola per i ritardi nel rinnovo dei permessi di soggiorno. Altro che militari nelle piazze e sbarchi a Lampedusa. La tolleranza zero messa in campo da governo, prefetture e comuni del Nord sta nascondendo un'altra emergenza: il collasso del sistema Italia nel rilascio dei documenti indispensabili per non essere fuorilegge, quindi irregolari, quindi espulsi. Il Poligrafico dello Stato ha dovuto prendere una decisione che manderà nel panico chi è in attesa di una risposta: non stamperà più tessere scadute. Succedeva proprio questo. Dopo due anni e qualche mese di transito dei fascicoli nelle questure, dalla tipografia uscivano permessi già da rinnovare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Centinaia di migliaia di lavoratori si trovano così nel limbo: hanno diritto al rinnovo, ma non l'hanno ancora ottenuto. Nel frattempo, per evitare il rimpatrio in caso di controlli, devono mostrare le tre ricevute rilasciate dall'ufficio postale alla consegna della domanda: la cedola d'invio della busta assicurata, il tagliando di versamento al ministero del Tesoro e la ricevuta fiscale. Tagliandi che, come ha potuto verificare 'L'espresso', vengono rilasciati a chiunque spedisca il kit del ministero al Centro servizi Csa, viale Trastevere 191, Roma. Agenzie e finti avvocati stanno sfruttando l'affare chiedendo fino a mille euro. Così, con quei tagliandi, anche un irregolare è a posto per almeno due anni. E nessuno sa più distinguere le ricevute autentiche da quelle fasulle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un disastro che colpisce l'immigrazione in regola. Con conseguenze drammatiche per le famiglie coinvolte e per tutta l'economia. È il tracollo della Bossi-Fini. Le sue norme ultra restrittive si stanno rivelando inadeguate non solo davanti alla domanda di personale da parte delle imprese, ma perfino di fronte ai fondamentali princìpi di uguaglianza tra cittadini. L'allarme è confermato da Pietro Soldini, direttore del dipartimento Immigrazione della Cgil. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove ogni settimana arrivano segnalazioni di immigrati rimasti senza permesso di soggiorno perché quello che stanno rinnovando è già scaduto prima del rilascio. Ecco la lettera che il dirigente dell'Ufficio stranieri della Questura di Firenze ha inviato al Comune di Scandicci per informarlo sulla situazione di una concittadina: "Si comunica che il permesso di soggiorno è stato validato ed è in fase di produzione da parte del Poligrafico dello Stato. Tale permesso è scaduto il 12 febbraio 2008 e poiché il Poligrafico non può produrre titoli scaduti, quest'ufficio è in attesa di determinazioni ministeriali anche per tutti i casi analoghi". Quattro righe formato A4, protocollate e firmate da un incolpevole funzionario su ordine del questore, che coprono di ridicolo anni di politica sull'immigrazione. Quanti sono i 'casi analoghi' in Italia? Centinaia di migliaia, secondo la Cgil. Ma il ministero dell'Interno non li ha mai rivelati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettera della Questura di Firenze è del 27 giugno e il ministero è al corrente del disastro già dalla scorsa primavera. Nonostante questo, il 21 maggio il Consiglio dei ministri approva il pacchetto sicurezza. Con una norma che, unita al collasso nel rinnovo dei permessi, rischia di lasciare senza tetto centinaia di migliaia di stranieri. È l'articolo che punisce chi affitta una casa a un immigrato irregolare con la confisca dell'immobile e la reclusione da sei mesi e tre anni. Già se ne vedono le conseguenze: quanti nel periodo senza permesso di soggiorno devono rinnovare il contratto d'affitto, perdono la casa oppure si vedono applicare aumenti sproporzionati e in nero. Una sorta di indennità di rischio che i proprietari applicano con la scusa del decreto sicurezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mancanza di rinnovo è un problema anche per il lavoro. L'imprenditore che assume un immigrato senza permesso di soggiorno rischia la denuncia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Così aumentano i lavoratori sospesi o licenziati. Finora gli immigrati riprendono il posto, e lo stipendio, grazie all'intervento del sindacato. Ma nei casi di contratti a termine o di ricerca di un nuovo lavoro, la mancanza del documento rinnovato impedisce l'assunzione. E spinge migliaia di dipendenti al nero e a stipendi più bassi. Gli ostacoli non finiscono qui. Per quanti comprano casa o avviano un mutuo, fare un rogito senza permesso di soggiorno valido è impossibile. E nei comuni a tolleranza zero diventa difficile perfino iscrivere o mantenere i figli a scuola. Le norme stabiliscono i tempi di rilascio: 20 giorni dalla consegna dei moduli all'ufficio postale per la convocazione in questura e 20 giorni per il ritiro del documento in prefettura. Quaranta giorni in tutto. Ormai gran parte delle attese supera i due anni già per la convocazione in questura. Come a Treviso, il Comune del leghista Giancarlo Gentilini che domenica 14 settembre, dal meeting di Venezia ha salutato così un decimo dei suoi concittadini che lavora e paga le tasse: "Gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel deserto". A Treviso gli stranieri che presentano domanda di rinnovo oggi, saranno convocati nel 2010. In molte città vengono compilate liste d'attesa provvisorie, perché i computer sono stati programmati fino al 2009. Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Alfredo Mantovano, gli esponenti di Lega e An che hanno dato il nome alla legge, hanno voluto ridurre la durata dei permessi da quattro anni a un anno, al massimo due. Così è probabile che le domande presentate nel 2008, concludano il loro iter già scadute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tutta questa inefficienza gli stranieri la pagano pure. Sono 14,62 euro di marca da bollo, 27,50 di versamento al ministero del Tesoro e 30 euro alle Poste per l'invio della busta assicurata. Totale: 72,12 euro. Dal milione e 600 mila domande presentate da dicembre 2006, lo Stato e le Poste hanno incassato 115 milioni 392 mila euro. E il ministero dell'Interno ha restituito un servizio che varrebbe la condanna per truffa. Infatti, sul milione e 600 mila domande, soltanto 300 mila stranieri hanno finora ricevuto il nuovo permesso. Nel frattempo altri permessi di soggiorno scadono. La Cgil stima non meno di 22 mila a settimana. Prima o poi tutti i 3 milioni 400 mila stranieri regolari dovranno affrontare la roulette russa del rinnovo. Curioso che il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, abbia dichiarato lo stato di emergenza nazionale per 'appena' 13.916 irregolari sbarcati a Lampedusa in otto mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per sapere quanto valgono le tre ricevute rilasciate dalle Poste, basta andare a Milano in via Leoncavallo 28. Lì, secondo la sua carta d'identità, abita un presunto avvocato che non risulta negli elenchi dell'Ordine. Si fa aiutare da una giovane praticante che, nei documenti, sostiene di essere iscritta al Foro di Lodi. I due chiedono 500 euro alla compilazione dei moduli e altri 500 alla consegna dei tagliandi. Al kit vengono allegate fotocopie di contratti di lavoro inesistenti. E all'ufficio postale in via Capellini, zona stazione Centrale vicino al loro studio, non si sono mai accorti di nulla. Soltanto nel 2008 il finto avvocato ha 'regolarizzato' 150 stranieri. E incassato 150 mila euro, in contanti. Alcuni clienti erano consapevoli del raggiro. Altri credevano si trattasse di un servizio regolare al punto da volersi presentare alla convocazione in questura. Nessuno, da clandestino, se l'è mai sentita di denunciare il truffatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'imbuto", spiega Pietro Soldini, "sta negli accertamenti delle questure. E nell'assoluta, totale inefficienza e insufficienza degli sportelli unici delle prefetture che lavorano con il personale del 1990, quando gli immigrati erano 500 mila. Abbiamo chiesto un incontro a Maroni da tre mesi e non ci ha neanche risposto. Gli stranieri iscritti ai sindacati confederali sono 700 mila. Stiamo studiando un'azione legale collettiva per ottenere il risarcimento dei danni subiti". Vincere un'azione legale non garantisce però la consegna del permesso. Alessandra Ballerini, avvocato a Genova, mostra un fascicolo di ricorsi vinti davanti al Tar. E ogni volta lo Stato deve pagare le spese: "Ma quando vai in questura per ritirare il permesso di soggiorno", racconta, "ti chiedono di ritornare perché non sanno cosa fare". A Milano il collega Domenico Tambasco è ancora alle prese con la sanatoria 2002: "Vinci le cause, ma alla fine le questure non rispondono". Forse a Milano i militari sarebbero stati più utili agli sportelli.   di Fabrizio Gatti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-6439552811419305455?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/6439552811419305455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=6439552811419305455' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6439552811419305455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/6439552811419305455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/clandestini-per-colpa-dello-stato.html' title='Clandestini per colpa dello Stato'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5767600470619036531</id><published>2008-09-23T05:29:00.000-07:00</published><updated>2008-09-23T05:30:10.195-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Obama: il mercato Usa è senza controllo. Il piano Paulson un prezzo enorme</title><content type='html'>«Anche se il dipartimento del Tesoro recuperasse in futuro una parte, anche grande, degli investimenti fatti - ha dichiarato - , un progetto da 700 miliardi di dollari è un prezzo sbalorditivo, non un piano»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama, ha puntato l'indice contro il piano proposto dal Governo per fare emergere il Paese dalla crisi economica. Accusando l'amministrazione Bush di fare pagare un prezzo «strabiliante» ai contribuenti americani.&lt;br /&gt;Come riporta l'agenzia di stampa Dow Jones, citata dall'Apcom, parlando del piano da 700 miliardi di dollari che darebbe al Governo il potere di comprare asset rischiosi di qualsiasi istituzione finanziaria per i prossimi due anni, Obama non ha perso occasione per accusare il rivale nella corsa alla Casa Bianca, il senatore dell'Arizona John McCain, di avere contribuito ad affondare l'economia americana. «Anche se il dipartimento del Tesoro recuperasse in futuro una parte, anche grande, degli investimenti fatti, un progetto da 700 miliardi di dollari è un prezzo sbalorditivo, non un piano», ha detto Obama, sottolineando che servirebbero invece «trasparenza, equità e riforme».&lt;br /&gt;Obama ha poi aggiunto che «l'era dell'ingordigia e dell'irresponsabilità a Wall Street e a Washington ci ha condotti a un momento pericoloso. Volevano che il mercato fosse libero, ma l'hanno reso senza controllo». Secondo Obama servirebbe piuttosto «un piano di incentivi economici per le famiglie, che salvi posti di lavoro ed eviti dolorose riduzioni del budget».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5767600470619036531?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5767600470619036531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5767600470619036531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5767600470619036531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5767600470619036531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/obama-il-mercato-usa-senza-controllo-il.html' title='Obama: il mercato Usa è senza controllo. Il piano Paulson un prezzo enorme'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5386416061653362181</id><published>2008-09-23T05:28:00.000-07:00</published><updated>2008-09-23T05:29:24.013-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>I petroldollari dei fondi sovrani in fuga dagli USA</title><content type='html'>Il disastrato mercato finanziario statunitense ha urgente bisogno di grandi iniezioni di liquidità ma a fornirgliele non saranno i fondi sovrani mediorientali, fino a poco tempo fa i candidati numero uno per l’operazione di salvataggio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disastrato mercato finanziario statunitense ha urgente bisogno di grandi iniezioni di liquidità ma a fornirgliele non saranno i fondi sovrani mediorientali, fino a poco tempo fa i candidati numero uno per l'operazione di salvataggio. Lo sottolinea oggi l'International Herald Tribune (IHT) nel corso di un'analisi dell'attuale comportamento dei fondi. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo aver operato a Wall Street e aver sperimentato una contrazione delle entrate dovute al clamoroso ribasso del barile, i sovereign wealth sembrano ora orientati a far rotta vero i porti più sicuri della finanza europea (Russia compresa!) o del mercato regionale del Golfo. E così mentre la Kuwait Investment Authority si prende un pezzo della compagnia di telecomunicazioni dell'emirato, ecco che il fondo della famiglia reale di Abu Dabi acquista il club calcistico inglese del Manchester City e i fondi sauditi lanciano lo sguardo niente meno che sul Pakistan, un territorio caratterizzato da un rischio-Paese tutt'altro che trascurabile.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A dare un po' d'ossigeno a Wall Street potrebbero essere ora i fondi asiatici per i quali gli Stati Uniti continuano a rappresentare una piazza piuttosto attraente. Sempre secondo l'IHT, il Korea Asset Management (KAMCO) avrebbe scelto di puntare miliardi di dollari addirittura sui cosiddetti “nonperforming loans”, ovvero i prestiti prossimi allo stato di default. ‹‹I ruoli si sono invertiti›› ha sottolineato ironicamente il dirigente di KAMCO Lee Chol Hwi a Bloomberg News. Al contrario di quanto accadeva dieci anni fa sono oggi gli operatori asiatici a tirare fuori dai guai le banche americane.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5386416061653362181?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5386416061653362181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5386416061653362181' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5386416061653362181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5386416061653362181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/i-petroldollari-dei-fondi-sovrani-in.html' title='I petroldollari dei fondi sovrani in fuga dagli USA'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5415936497863289503</id><published>2008-09-16T08:19:00.000-07:00</published><updated>2008-09-16T08:21:44.404-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Cina-Costarica: la diplomazia dei bond</title><content type='html'>Attraverso la China Investment Corporation Pechino sta tentando con successo di isolare Taiwan garantendosi l’appoggio dei suoi ex sostenitori in Africa e in America Latina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cina ha utilizzato 300 milioni di dollari delle sue riserve di valuta (che ammontano a 1,81 trilioni di dollari…) per convincere il governo del Costarica a riconoscere Pechino e a togliere il suo sostegno incondizionato a Taiwan. L'operazione (rimasta riservata fino alla pubblicazione dei dettagli da parte del quotidiano locale La Nación e alla conferma delle autorità di San José) non costituisce certo un atto di corruzione configurandosi in un regolare acquisto di obbligazioni della repubblica centroamericana ma rappresenta comunque un efficace esempio della nuova diplomazia finanziaria della Cina. &lt;br /&gt;Dopo la Seconda Guerra Mondiale Taiwan, che per molti anni ha occupato il seggio di membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu oggi riservato alla Cina, si è garantito il consenso internazionale dei Paesi più poveri attraverso i suoi programmi di sostegno economico e commerciale. L'ascesa finanziaria della Cina ha oggi mutato radicalmente gli equilibri. Attraverso la China Investment Corporation, la società statale che gestisce il fondo sovrano, Pechino sta infatti tentando con successo di isolare Taiwan garantendosi l'appoggio dei suoi ex sostenitori in Africa e in America Latina. Recentemente anche il neo-presidente del Paraguay Fernando Lugo ha annunciato di non voler reiterare il tradizionale appoggio del suo Paese alla Cina Nazionalista in sede Onu.&lt;br /&gt;L'utilizzo “politico” delle risorse finanziarie, nota il Wall Street Journal, potrebbe tuttavia risultare sgradito ai vertici dell'economia globale per i quali il sovereign wealth cinese resta comunque un interlocutore e un partner irrinunciabile.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5415936497863289503?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5415936497863289503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5415936497863289503' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5415936497863289503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5415936497863289503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/cina-costarica-la-diplomazia-dei-bond.html' title='Cina-Costarica: la diplomazia dei bond'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7073501780553578266</id><published>2008-09-16T08:18:00.000-07:00</published><updated>2008-09-16T08:19:10.021-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Welcome to Amerika</title><content type='html'>Nouriel Roubini, New York University: La nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac rappresenta “il più radicale cambiamento nell’economia globale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac rappresenta “il più radicale cambiamento nell'economia globale e nella finanza da decenni”. E' l'opinione dell'economista Nouriel Roubini, docente della New York University e direttore del sito RgeMonitor.com. A conferma di questa valutazione, sembra affermare implicitamente Roubini, una spaventosa serie di dati di fatto. Dalla caduta del Muro di Berlino in avanti il mondo si è mosso verso la progressiva deregolamentazione del mercato anche e soprattutto attraverso l'erosione della sfera statale a beneficio di quella privata. Gli Stati Uniti, alfieri di questa ideologia liberista, sono oggi i promotori del più clamoroso cambio di rotta nella gestione del mercato. Quella delle due agenzie federali rappresenta infatti la più costosa nazionalizzazione del mondo con una crescita del debito pari all'esorbitante cifra di 6 mila miliardi di dollari da caricare sulle spalle dei contribuenti. E' così, sottolinea ironicamente Roubini, che gli Stati Uniti d'America si sono trasformati nell'Unione delle Repubbliche Socialiste d'America, un ibrido senza pari in cui i profitti sono affidati ai privati e le perdite sono socializzate. &lt;br /&gt;La spaventosa anomalia che caratterizza il “socialismo di Wall Street”, a ben vedere, è figlia dello stesso fanatismo liberista che per molti, troppi anni, ha predicato lo sviluppo di un capitalismo finanziario privo di regole. La corsa alla deregolamentazione (che ha portato ad esempio a trasformare il mercato dei derivati energetici in un conclamato Far West, vero Enron?) ha favorito in modo determinante la formazione di bolle speculative di diametro crescente che, al momento dello scoppio, hanno generato traumi difficilmente assorbibili. L'ultimo e più inquietante aspetto della vicenda è rappresentato ora dal terrificante messaggio che gli amministratori di Washington hanno saputo lanciare agli investitori stranieri. L'intervento statale a sostegno del sistema sembra infatti invitare a nozze gli speculatori di tutto il mondo per i quali gli Stati Uniti hanno ormai assunto le caratteristiche del paradiso finanziario: un luogo in cui è possibile inseguire i profitti scaricando i rischi sui contribuenti locali. Un nuovo, orribile, sogno americano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7073501780553578266?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7073501780553578266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7073501780553578266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7073501780553578266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7073501780553578266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/welcome-to-amerika.html' title='Welcome to Amerika'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-2278281045636231476</id><published>2008-09-02T08:07:00.000-07:00</published><updated>2008-09-02T08:08:38.809-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='informazione'/><title type='text'>Presentata a Torino Pandora Tv, l'apriscatole -</title><content type='html'>Sta giusto cominciando a muovere i primi passi Pandora-tv, ma a giudicare dal successo che ottiene ogni volta che la si presenta la ‘creatura' dimostra caratterino di gran bella stoffa ed è con questo spirito che ha intenzione di crescere. Torino per la seconda volta lo conferma. La prima, il 17 luglio, nella ‘fabbrica delle E' messa a disposizione dal Gruppo Abele: sala colma, posti in piedi compresi. Ancora di più ne abbiamo contati l'ultimo giorno d'agosto al circolo culturale ‘Anatra zoppa' organizzatrice di serata da revival di ‘festa dell'unità' sempre piacevole perché si mangia bene spendendo il giusto nel senso che non si ricorre a specchi da allodole per attirare, piuttosto al ‘così è se vi pare'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno suscitato notevole interesse gli interventi di Giulietto Chiesa e Diego Novelli che nell'occasione hanno parlato d'informazione di regime in Italia e della doverosa possibilità di opporsi. Da qui nasce Pandora, il suo logo è un apriscatole -alla bisogna potrebbe pure romperle- Il promo che parla di lei proiettato nella serata ha fornito esaurienti elementi a dimostrazione che il nostro Paese non possiede informazione, ma induzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha palesato che i nostri giornalisti non formulano ai proprietari della stanza dei bottoni la seconda domanda ché impossibilitati a farlo -a meno di essere espulsi dal circuito mediatico- accontentandosi della prima, quella per tutte le occasioni come l'abito della festa e solo su questa elaborano traendo le conseguenti ovvie banalità che ci vengono propinate, esattamente come la funzione dell'abito buono per tutte le cerimonie. L'informazione non può avere padroni in uno Stato con libertà d'espressione, sarebbe ossimoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La libertà di stampa è il dunque, consequenziale al nostro diritto acquisito. E' tempo di stabilire da che parte si vuole stare, sostengono Chiesa e Novelli, illustrando, portando esempi, ricordando la sacralità di quel diritto e si/ci chiedono fino a quando saremo disponibili a ignorare, considerato il troppo tempo trascorso da che ci è stato sottratto, la drammatica carenza dell'oggi, data l'indifferenza con cui affrontiamo l'inquietante scenario planetario e di casa nostra. Hanno portato ad esempio le guerre in oriente, quelle che dovevano durare poche settimane, hanno ricordato il conflitto recente Ossezia-Russia, rilevato le severissime problematiche ambientali, culturali, sociali e quelle semplicemente umane legate alle ingiustizie quotidiane e, dal tourbillon del tutto, le avvisaglie portate dai messaggi cinesi. Pandora vuole esserci ‘solo' per dare la possibilità d'informarci sugli eventi e sui fatti del giorno, non potrà proprio far nulla perché questi non accadano ché ciò è compito di coloro che, messi in condizione di elaborare e riflettere, decideranno il da farsi. Ora funziona al contrario: l'induzione mediatica porge il caso già risolto avendo in proprio stabilito il chi, come, dove quando e perché il tutto s'è' compiuto, che ciascuno dunque prosegua sereno ad occuparsi del proprio orticello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gran numero di donne, uomini e ragazzi che invece d'approfittare delle ultime passeggiate agostane accorrono all'invito di Pandora-tv ci sorprende. Se poi Pandora, anziché promettere ricchi premi e cotillons, isole e castelli favolosi, magie da desideri esauditi, chiede loro di contribuire con 100 euro a cranio, ottenendo migliaia di adesioni -il solo modo per lavorare senza padroni e yes men, con libertà di fare seconde e più domande- ebbene, a questo punto è innegabile che l'informazione che possediamo -peraltro subdolamente a pagamento quella di stato pur identica a quella commerciale- non opera in nome di tutto il popolo italiano perché a quanto pare molti si stanno ribellando.  Nadia Redoglia - Megachip&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-2278281045636231476?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/2278281045636231476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=2278281045636231476' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2278281045636231476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/2278281045636231476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/presentata-torino-pandora-tv.html' title='Presentata a Torino Pandora Tv, l&apos;apriscatole -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-3317024192088503398</id><published>2008-09-02T08:05:00.000-07:00</published><updated>2008-09-02T08:06:49.639-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Silvio riscrive la storia</title><content type='html'>Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea pezzi. sullo sfondo un discusso guru &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Marroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone. Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un'opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Responsabile del progetto, molto apprezzato dall'ideatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l'ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un'altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni '70 ha fondato l'ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la "formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel febbraio del 1998 l'Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell'Interno su "sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia". Ma all'ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale "verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore", proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d'immagine di alcune decine di milioni di lire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Setta o non setta, resta il fatto che Meneghetti, considerato da Pezzi "un uomo straordinario e quasi magico", propaganda teorie storico-politiche sconcertanti (vedi articolo a pag. 48). Dichiaratamente filo russo e anti americano, nei suoi scritti e nelle sue conferenze l'ex frate sostiene la necessità di "relativizzare l'olocausto ebraico", perché "bisogna ricordare che gli ebrei non sono l'unico popolo che ha sofferto e pagato". "Io ho visto", spiega, "alcuni ebrei, ma anche molti italiani, molti tedeschi, molti russi e molti austriaci, morire. Ognuno ha perso, la guerra è bestiale. Tutti abbiamo perso, tutti siamo stati cattivi, tutti siamo stati partigiani". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così Adolf Hitler, ma pure Josif Stalin, secondo Meneghetti, vanno studiati dal punto di vista del loro essere interiore, senza mai dimenticare che "la realtà è come una partita di scacchi, in cui il vicitore fa le leggi, scrive la storia e definisce la morale". "Se avessimo potuto indagare l'obiettiva motivazione interna di un leader", dice Meneghetti, "con sorpresa di molti si sarebbe notato che le fonti culturali di un Hitler sono nella dottrina dei Dalai Lama del Tibet. Lì sono i fondamenti ispirativi che giustificano il suo modo di fare, che sostanzialmente non era un voler occupare gli altri, ma voler purificare e salvare il mondo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Simili teorie hanno una ricaduta diretta sulla linea editoriale di Ovo. In via Marroncelli, infatti, non è il solo Pezzi a frequentare i corsi a pagamento (2.500 euro) di Meneghetti, ribattezzati 'residence lideristici' e indirizzati - in Italia, in Russia e in Brasile - a "professionisti, imprenditori e politici di qualsiasi estrazione". Con lui sono seguaci del 'professore' anche il direttore editoriale Simone Ciaruffoli, un ex autore di 'Camera Cafè', la sit-com in onda su Italia 1 e l'ex direttore di produzione Andrea Andreini, proveniente dalla tv satellitare de 'Il gambero rosso', mentre in redazione circolano in numero copioso vari manuali e libri di ontopsicologia. Il risultato è per molti versi inquietante. 'L'espresso' ha potuto visionare in anteprima alcune delle videoclip finora prodotte. In quella dedicata 'All'ascesa del nazismo', accanto a un montaggio incalzante tipico dei video musicali, accompagnato da una colonna sonora decisamente furba e coivolgente, la storia della presa del potere da parte delle croci uncinate è presentata senza indugiare in alcun tipo di giudizio storico, etico o morale. Hitler diventa così solo un leader dal fortissimo "carisma personale e dalle straordinarie virtù di oratore", mentre la questione del 'Mein Kampf', ovvero della Bibbia del nazismo, viene liquidata senza far cenno al razzismo e limitandosi a dire che nella sua opera il Führer "afferma che l'attuale declino della Germania dipende da un complotto dei comunisti e degli ebrei volto a seminare discordia e indebolire l'economia del paese". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un po' quello che sostiene Meneghetti riferendosi all'Italia. Già nel 1997, l'ex frate scriveva: "Gli Stati Uniti - con l'appoggio del denaro ebraico (la stampa, ndr) - attraverso la 'demonizzazione' del leader hanno determinato il frammentarismo del potere del leader naturale della nostra nazione". E poi continuava dicendo che, se papa Wojtyla "va a pregare nella Sinagoga, ciò succede perché gli ebrei hanno aiutato una situazione bancaria (i debiti dello Ior, ndr)".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, viste le posizioni del 'professore', non stupisce che Hitler, stando a quanto riferiscono una serie di fonti interne a Ovo, nella biografia a lui dedicata secondo i vertici della società dovesse essere definito "un personaggio controverso", ovvero con la stessa frase che chiude il video su Stalin. Anche in questo caso viene messa in evidenza "la forza d'animo" del dittatore comunista e dopo un passaggio sui milioni di morti da lui causati "per mantenere l'ordine", la clip si conclude con queste parole: "Figura controversa del '900, l'uomo d'acciaio lascia dietro di sé un impero".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso. Agli autori dei testi di Ovopedia, in gran parte giovani con pochissima o nessuna esperienza nel campo dell'informazione storica e scientifica, viene fornito un format preciso, che ha come comune denominatore: "La volontà". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Ovobio, la sezione dell'enciclopedia interattiva in videoclip dedicata agli uomini che nel loro campo hanno lasciato il segno, si ordina di "mettere in luce la volontà del personaggio di raggiungere i suoi obiettivi e l'intelligenza nel saper applicare questa volontà". Mentre nel piano dell'opera Meneghetti compare tra gli "intellettuali e i mistici" cui dedicare una videoclip, accanto a figure come Aristotele, Freud, Sartre e Sant'Agostino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché il premier ha deciso di finanziare personalmente Ovo attraverso la cassaforte di famiglia Fininvest e di inserire un suo uomo, Paolo Mazzoni, nel consiglio di amministrazione della società? Rispondere alla domanda non è semplice. Qualche dato di fatto però aiuta a capire. Già nel 2006 Meneghetti ha potuto presentare il suo libro più importante ('La psicologia del leader') alla quarta convention dei circoli giovani di Dell'Utri, mentre Pezzi nel 2005, grazie alla fortissima sponsorizzazione dell'ex assistente personale del Cavaliere e attuale parlamentare Deborah Bergamini, ha ottenuto un programma su RaiDue, 'Tornasole', in cui Meneghetti, suscitando lo sconcerto del critico televisivo del 'Corriere della Sera', Aldo Grasso, è stato tra gli ospiti d'onore. Tra gli obiettivi del 'Tornasole' c'era quello di rompere la presunta egemonia culturale della sinistra. Gli ascolti sono stati deludenti, ma quello è stato comunque un primo passo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, mentre Dell'Utri (in ottimi rapporti con Meneghetti) cercava d'intervenire sul mondo degli intellettuali con il settimanale 'il Domenicale', annunciando la scoperta dei falsi diari di Mussolini e spiegando, subito prima delle elezioni, che il Pdl "avrebbe revisionato i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza", la Fininvest si è data da fare per trovare il modo di raggiungere i giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tv interattiva di Pezzi è sembrata il sistema giusto per fare guerra a Internet(anche perché il progetto della web tv non è stato ancora scartato), ormai divenuto il primo media nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 26 anni. Ovo ha così cercato, finora inutilmente, di trovare spazio sulla piattaforma di Sky, ha concluso un accordo con Vodafone per fornire contenuti multimediali (Ovoday) e ha bussato al mercato delle televisioni via cavo americane. In programma c'è la produzione di 2 mila clip all'anno, al costo di circa 3 mila euro l'una, cui va aggiunto il denaro per acquisire le immagini dagli archivi. Un business insomma da 7 o 8 milioni di euro ogni 12 mesi, che nel 2007, con le produzioni effettive cominciate a settembre, ha portato la società a una perdita di quasi 2 milioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il progetto però è più complesso. È prevista una sezione chiamata Ovonews che si dovrebbe dedicare all'approfondimento delle notizie del giorno e una di satira politica chiamata Ovospirit. Nelle riunioni in cui Pezzi e gli altri accoliti del 'professore' discutevano con la redazione i nuovi traguardi, i vertici di Ovo hanno molto insistito sulla necessità di mettere nel mirino Antonio Di Pietro che, secondo Meneghetti, durante Mani Pulite sarebbe stato un burattino nelle mani degli americani, utilizzato per distruggere le imprese italiane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora fermo è invece il capitolo di Ovowise, dei mediometraggi dedicati al pensiero politico dei grandi leader contemporanei raccontato da loro stessi. Per il primo video, in calendario c'erano 30 minuti dedicati al premier, Silvio Berlusconi. Ma il budget era basso, poco più di 35 mila euro, e la casa di produzione straniera a cui Ovo si era rivolta ha detto no. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in fondo non è un problema. Pezzi è ormai ospite fisso di molte manifestazioni di Forza Italia. Con Berlusconi vanta un rapporto personale. A convincere il Cavaliere ad allargare i cordoni della borsa ci penserà lui. Perché, in fondo, anche ad Ovo o si fa la storia, o si muore. Peter Gomez&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-3317024192088503398?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/3317024192088503398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=3317024192088503398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3317024192088503398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/3317024192088503398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/silvio-riscrive-la-storia.html' title='Silvio riscrive la storia'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-7879953029213165851</id><published>2008-09-01T00:53:00.001-07:00</published><updated>2008-09-01T00:53:47.543-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>FEDERALISMO: CGIA MESTRE, SALIRA' DEL 37% SPESA REGIONI</title><content type='html'>"Con l'attuazione del federalismo fiscale ci sara' un passaggio di risorse dallo Stato centrale alle Regioni ordinarie pari a circa 43 miliardi di euro; in questo modo le spese attribuibili alle Regioni ordinarie aumenteranno in media del 37%". E' quanto emerge dall'ultima elaborazione dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Il risultato e' stato ottenuto partendo dalla media della spesa regionale procapite italiana pari a 2.349 euro per arrivare a quella che considera le spese che si avranno con l'attuazione del federalismo, ovvero con il trasferimento dallo Stato alle Regioni delle voci "istruzione" e "finanziamento degli enti locali", stimata in un totale di 3.219 euro procapite. Arrivera' dunque al 37% la crescita delle spese procapite regionali. Una variazione rilevante che, se vista con le cifre assolute nazionali, colpisce ancor piu'. Le regioni ordinarie, che ora gestiscono una spesa pari a 116 miliardi 246 milioni di euro, con il federalismo si troveranno ad amministrare uscite per 159 miliardi 309 milioni di euro. Praticamente 43 miliardi in piu'. "In tutta questa analisi - sottolinea la Cgia  - risulta essenziale ricordare come l'incidenza delle spese essenziali ovvero sanita', assistenza e istruzione arrivi in media al 68,9% del totale della spesa regionale procapite stimata in attuazione del federalismo". Una macro fotografia piuttosto significativa quella scattata dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre che, nella messa a fuoco dei dettagli, diventa ancor piu' interessante. Si scoprono cosi', nel dettaglio, gli effetti dellattuazione del federalismo per le Regioni. Dai vertici ai fanalini di coda degli incrementi di spesa procapite stimati. Si parte quindi dagli aumenti pari al 51,3% e al 51,7% che vengono attribuiti rispettivamente ad Abruzzo e Puglia, per passare al 39,7% del Lazio, al 39,2 % della Toscana, al 38,9 della Campania e al 38,8 della Lombardia. Sotto alla media nazionale del 37% sta, invece, l'incremento percentuale rilevato in tutte le altre Regioni ordinarie con il minore incremento rilevato in Basilicata (24,5%). AGI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-7879953029213165851?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/7879953029213165851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=7879953029213165851' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7879953029213165851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/7879953029213165851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/federalismo-cgia-mestre-salira-del-37.html' title='FEDERALISMO: CGIA MESTRE, SALIRA&apos; DEL 37% SPESA REGIONI'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-316851855710958849</id><published>2008-09-01T00:52:00.001-07:00</published><updated>2008-09-01T00:52:48.384-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/nascosta'/><title type='text'>IL 58% DEGLI YACHT E' DEI "NULLATENENTI"</title><content type='html'>"Il 58% degli Yacht di lusso,sofisticate barche a vela e automezzi di grossa cilindrata sono intestati a nullatenenti o a pensionati ottantenni, prestanomi di imprenditori e facoltosi, per non pagare le tasse". E' questa la stima, presentata a Ischia da Contribuenti.it, l'associazione contribuenti italiani che rivela costantemente il fenomeno dell'evasione fiscale in Italia. ".  RAI.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-316851855710958849?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/316851855710958849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=316851855710958849' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/316851855710958849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/316851855710958849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/il-58-degli-yacht-e-dei-nullatenenti.html' title='IL 58% DEGLI YACHT E&apos; DEI &quot;NULLATENENTI&quot;'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5983369501496069228</id><published>2008-09-01T00:51:00.000-07:00</published><updated>2008-09-01T00:52:12.559-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>CGIA: AL TOP PER FISCO MA POCHI SERVIZI</title><content type='html'>Sul versante peso fiscale, gli italiani nella zona euro sono al top, secondi solo ai francesi, a fronte però di un minor ritorno in spesa sociale. Lo rileva uno studio della Cgia di Mestre. Su ciascun italiano, secondo la Cgia, grava un peso tributario (tasse più imposte, ad eccezione dei contributi sociali effettivi e figurativi) annuo pari a 6.747 euro mentre, ad esempio, in Germania la quota pro capite raggiunge i 6.026 euro. In termini si spesa sociale i tedeschi ricevono 8.800 euro, gli italiani raggiungono 7.210 euro tra spese per la sanità, istruzione e protezione sociale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5983369501496069228?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5983369501496069228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5983369501496069228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5983369501496069228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5983369501496069228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/09/cgia-al-top-per-fisco-ma-pochi-servizi.html' title='CGIA: AL TOP PER FISCO MA POCHI SERVIZI'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-5923906085066936823</id><published>2008-08-04T00:52:00.000-07:00</published><updated>2008-08-04T00:54:31.275-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia/fame nel mondo'/><title type='text'>8x1000, più soldi al Molise che al Terzo Mondo</title><content type='html'>Del denaro lasciato dai contribuenti allo stato, in Asia e Africa sono arrivate briciole. E la Chiesa spende in carità solo il 20%&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La televisione, dove l’unico spot circolante è quello della Chiesa Cattolica, ci ha abituati a pensare all’8x1000 come a una magnifica occasione per aiutare i derelitti della Terra. Nelle pubblicità compaiono bambini di Paesi poveri, fame e miseria. Far tornare un sorriso su quei volti emaciati è facile: basta apporre una firma sulla dichiarazione dei redditi e si destina una quota dell’Irpef a quelle popolazioni in difficoltà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bella favola. Peccato che resti, appunto, una favola. La Chiesa Cattolica destina solo il 20% di quello che riceve con l’8x1000 per fare della carità (fonte Cei). Il resto lo incamera. Le istituzioni laiche non fanno meglio. Tra il 2001 e il 2006 lo Stato italiano, attraverso l’8x1000, ha destinato all’Africa 9 milioni di euro per combattere la piaga della fame: un quinto di quanto ha dato per la regione Lazio (43 milioni). E pensare che il Continente Nero, con i suoi oltre 800 milioni di abitanti, ha preso più degli altri. All’Asia, 4 miliardi di individui, è arrivato un milione e mezzo: il prezzo di una villa in Sardegna. O se si preferisce un quarto di quanto il governo ha stanziato - prelevandolo dallo stesso fondo - al solo Molise (7,2 milioni di euro). Seguono l’America Centrale con 610mila euro e quella Meridionale con 560mila, poco più e poco meno di 10mila euro all’anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sarebbe andata ancora peggio se nel 2006 tutta la quota statale, ovvero 4,7 milioni di euro, non fosse stata completamente destinata a progetti contro la fame nel mondo. Evidentemente la beneficenza va di moda solo negli spot. Secondo la sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti dal 2001 al 2006 lo Stato italiano ha elargito 272 milioni di euro grazie all’8x1000 degli italiani. Ma se si vanno a guardare le aree di intervento, le differenze sono enormi: 179 milioni (il 66%) sono serviti per finanziare progetti di conservazione di beni culturali; 59 milioni (il 22%) per affrontare calamità naturali; 22 milioni (l’8%) per l’assistenza ai rifugiati; solo il 4% è andato a progetti contro la fame nel mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scelta difficile da spiegare, a meno che non si entri nel dettaglio e s’intuiscano alcuni meccanismi che governano la classe politica italiana. Se si scorrono i progetti finanziati nei sei anni presi in esame, si scopre che il 40% circa ha riguardato il restauro di chiese, abbazie, conventi e parrocchie. Un aspetto che non è sfuggito alla Corte che, in adunanza pubblica, ha chiesto conto alla rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di tanti finanziamenti a enti religiosi. La risposta è stata che il patrimonio artistico, culturale, storico e architettonico degli enti religiosi in Italia è di grande eccellenza. Vero, ma la Corte non ha potuto che richiamare alle norme che regolano la distribuzione dell’8x1000 e che parlano di bilanciamento nella scelta dei progetti e di urgenza degli stessi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disparità di trattamento, invece, è evidente. Tanto più se si tiene conto di altri dati. I numeri parlano da soli: i 315 milioni di euro attribuiti allo Stato dal 2001 al 2007 impallidiscono di fronte ai 6.546 milioni ricevuti dalla Chiesa Cattolica. È il ritorno dello spot televisivo? I creativi sono bravi, ma non così tanto. A meno che non si voglia annoverare in questa categoria (e il personaggio di sicuro lo merita) anche l’attuale ministro delle Finanze Giulio Tremonti. È sua l’idea del meccanismo di redistribuzione che tanti mal di pancia fa venire ai laici che siedono in Parlamento ma non solo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti gli italiani dichiarano a chi deve andare il loro 8x1000. Solo il 40% lo fa scegliendo tra Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, Luterani, Comunità ebraica, Avventisti o Assembleari. E il restante 60%? In altri Paesi, dove la donazione deve rispecchiare una volontà esplicita del contribuente, questa quota rimane allo Stato e quindi a disposizione di tutti. In Italia viene invece ridistribuita secondo le proporzioni del 40%, dove i cattolici vanno forte. Alla fine circa il 90% dell’intero gettito va alla Chiesa. Si tratta di quasi un miliardo di euro all’anno, 991 milioni nel 2007. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E pensare che quando nacque l’8x1000, la sua funzione era quella di sostituire la congrua per il pagamento dello stipendio ai sacerdoti. Lo Stato era anche disposto a mettere di tasca propria il denaro necessario per arrivare alla cifra di 407 milioni di euro nel caso i fondi fossero risultati insufficienti. Oggi gli stipendi dei preti rappresentano un terzo dell’8x1000 che va alla Chiesa, ma nessuno ha mai osato mettere in discussione la cifra, nemmeno la commissione bilaterale italo-vaticana che aveva il compito di rivedere le quote nel caso il gettito fosse stato eccessivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del fiume di denaro che va alla Chiesa Cattolica, la Cei destina il 20% per opere caritatevoli, il 35% per pagare gli stipendi dei 38mila sacerdoti italiani e il resto, circa mezzo miliardo di euro, viene ufficialmente utilizzato per non meglio precisate «esigenze di culto», «catechesi» e «gestione del patrimonio immobiliare». Forse anche per questo lo slogan scelto dai Valdesi per un loro spot radiofonico di qualche tempo fa era: «Molte scuole, nessuna chiesa». La pubblicità in questione è stata vittima di una sorta di censura: per mesi non è stata mandata in onda. Non è l’unica disparità che lamentano le altre confessioni religiose. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversamente dai cattolici, infatti, Valdesi, Luterani, Comunità Ebraiche, Assembleari e Avventisti ottengono i fondi (volontariamente sottoscritti dagli italiani) solo dopo tre anni. Alla Cei, invece, lo Stato versa un anticipo del 90% sull’introito dell’anno successivo. Le vie del Signore, in alcuni casi, si fanno scorciatoie. Ma le disparità tra religioni diverse non sono le uniche che si possono riscontrare tra i finanziamenti statali dell’8x1000. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante i criteri di scelta dicano che, per finanziare i progetti, è necessario tener conto di vari fattori, tra cui anche quello della maggiore o minore popolazione presente sul territorio su cui insiste il progetto, ci sono regioni che paiono baciate dalla fortuna. In sei anni all’Abruzzo sono andati 13 milioni di euro, quanto la Sicilia e la Toscana, e quattro volte l’Umbria (3 milioni di euro). E che dire delle Marche (22 milioni di euro), che ha ricevuto più del doppio di una regione come il Piemonte? Capire perché questo accade è praticamente impossibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio, che si occupa della distribuzione dei fondi, dichiara di aver tenuto conto dei criteri scelti dalla Presidenza, ma anche «della commissione tecnica di valutazione», dei «pareri non vincolanti delle Camere», di imprecisate «indicazioni arrivate da autorità politiche» e dei suggerimenti delle «commissioni parlamentari». Come dire: di tutti. Il risultato è stata la solita guerra tra lobby, che però ha provocato un effetto perverso: l’enorme frammentazione dei finanziamenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ognuno vuole la sua fetta di torta, per quanto piccola, l’esito è scontato: l’8x1000 si perde in una serie infinita di rigagnoli. Il 78% dei finanziamenti erogati, ovvero tre su quattro, è inferiore a 500.000 euro. Quasi la metà (43,22%) è compreso tra i 100 e i 500 mila euro. Chi dovrebbe evitare tutto questo è la Presidenza del Consiglio. Per legge dovrebbe essere il filtro che dà unitarietà e razionalità agli interventi, ma non accade. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte rileva che i ministeri si rivolgono direttamente al dicastero delle Finanze per i progetti. Questo ha un ulteriore conseguenza: se si elimina la responsabilità della Presidenza del consiglio, chi controlla gli esiti dei lavori? Il regolamento stabilisce che, passati 21 mesi, se questi non sono iniziati, il finanziamento viene revocato. Sarebbe dovuto accadere per esempio per la Chiesa della Martorana di Palermo, per il Complesso di Santa Margherita Nuova in Procida o per la Chiesa di santa Prudenziana a Roma. Non è avvenuto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a questi risultati non stupisce la disaffezione dei cittadini. Nel 2004 il 10,28% dei contribuenti aveva affidato il suo 8x1000 allo Stato. La percentuale è scesa all’8,65% nel 2005, all’8,38% nel 2006 e al 7,74% nel 2007. Forse avranno contribuito le leggi che in questi anni hanno decurtato la quota statale senza tener minimamente conto delle finalità per cui era stato istituito l’8x1000. Nel 2001 sono stati prelevati 77 milioni di euro per finanziare la proroga della missione dei militari italiani in Albania e nel 2004 il governo Berlusconi ha deciso una decurtazione di 80 milioni di euro anche negli anni successivi per sostenere la missione italiana in Iraq. Le decurtazioni dal 2001 al 2007 sono ammontate a 353 milioni di euro, più dei 315 milioni rimasti nel fondo 8x1000. Siamo lontani anni luce dai bambini dello spot in tv. La Stampa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-5923906085066936823?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/5923906085066936823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=5923906085066936823' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5923906085066936823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/5923906085066936823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/08/8x1000-pi-soldi-al-molise-che-al-terzo.html' title='8x1000, più soldi al Molise che al Terzo Mondo'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2830617182685709853.post-1773977662596350568</id><published>2008-07-18T02:16:00.000-07:00</published><updated>2008-07-18T02:17:13.304-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>Crisi del credito: e se i SIV tornassero di moda? -</title><content type='html'>gli structured investment vehicle (SIV) hanno ancora un futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo hanno capito molti investitori che, tra le macerie del credit crunch, guardano con interesse alla ripresa di questi strumenti finanziari e alla ristrutturazione della Cheyne Finance, una società specializzata del settore. Mark Fennessy, funzionario della società di consulenza legale Orrick, ha risposto sul sito del Financial Times ai  lettori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I SIV sono fondi di investimento che operano acquisendo le cosiddette Assets Backed Securities - ABS (un particolare tipo di obbligazione emesse per finanziare un ammontare di crediti collocati sul mercato dall'azienda che li ha maturati). Prima della tempesta del credito, i SIV avevano raggiunto un valore complessivo sul mercato mondiale pari a 400 miliardi di dollari per poi andare incontro all'inevitabile crollo. Secondo Fennessy allo stato attuale del mercato molti trader potrebbero essere interessati a investire nuovamente in questi titoli anche perché, sottolinea ancora l'esperto legale, i prodotti di credito strutturato continueranno ad essere ritenuti necessari. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Fonte: Valori&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;ECONOMIA&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2830617182685709853-1773977662596350568?l=noembedded.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://noembedded.blogspot.com/feeds/1773977662596350568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2830617182685709853&amp;postID=1773977662596350568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1773977662596350568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2830617182685709853/posts/default/1773977662596350568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://noembedded.blogspot.com/2008/07/crisi-del-credito-e-se-i-siv-tornassero.html' title='Crisi del credito: e se i SIV tornassero di moda? -'/><author><name>il conte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06273902470400353239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='15' src='http://2.bp.blogspot.com/_aew-ArGF9Wg/SoxZfwsY-8I/AAAAAAAAABk/t220pKYkbZ8/S220/reporters_without_borders_2007_press_freedom_rankings_map%5B1%5D.png'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
