Svizzera, Austria e la Bank of Austria (Unicredit) hanno deciso ufficialmente di ritirarsi dal progetto di costruzione della mega diga di Ilisu nella Turchia sud-orientale, imitando quanto fatto nelle settimane scorse dalla Germania e dalla banca d’affari Societé Generale. Le rispettive agenzie responsabili per la concessione delle garanzie contro i rischi delle esportazioni (GRE) ritengono che gli obblighi contrattuali in fatto di protezione dell'ambiente, dei beni culturali e dei diritti fondamentali della popolazione locale non siano stati rispettati. A fine dicembre i tre Paesi avevano dato alla Turchia sei mesi di tempo - fino al 6 luglio 2009 - per apportare tutte le modifiche necessarie al progetto, una megacentrale idroelettrica che dovrebbe produrre 1200 megawatt per un costo preventivato di 1,5 miliardi di franchi. Alto 135 metri e lungo 1820 m, lo sbarramento idrico da realizzare sul fiume Tigri dovrebbe disporre di una capacità di 400 miliardi di metri cubi d'acqua.
Sin dall'inizio, le agenzie di credito all’esportazione avevano sottoposto la concessione della GRE a severe condizioni e il principale obiettivo consisteva nel limitare l'impatto del progetto di centrale elettrica sugli abitanti della regione, l'ambiente e i beni culturali in base alle norme fissate dalla Banca mondiale. Nonostante la propaganda di buone intenzioni delle autorità turche secondo cui la diga avrebbe dovuto portare acqua , posti di lavoro e sviluppo in una zona depressa del Paese, il vero volto dell’opera avrebbe intenzionalmente portato all’evacuazione di circa 78.000 persone da 4.000 villaggi allagando una superficie di 300 km quadrati a causa della costruzione di un lago artificiale che avrebbe sommerso anche la cittadina di Hasankeyf, che ha 12.000 anni di storia e circa 200 siti archeologici.
Il governo di Ankara ha già annunciato che non rinuncerà a costruire la diga. La stampa turca ha riferito di recente che i responsabili del progetto intendono posare la prima pietra il 30 luglio prossimo, giudicando che le condizioni imposte dai paesi europei siano state in gran parte soddisfatte. La decisione di procedere anche in assenza di finanziamenti dall'estero sarebbe stata presa il 10 giugno scorso in una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan. (Crbm)
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